Share |

I risparmi degli italiani corrono in aiuto delle Pmi

Ben 1.306 miliardi di euro finiscono per far girare il motore delle nostre imprese produttive


17/02/2020

di Damiano Pignalosa


Gli italiani: un popolo di poeti, santi, navigatori e risparmiatori incalliti. Nonostante la crisi più nera, il debito che aumenta vertiginosamente e gli attacchi ripetuti di un Europa centralizzata, il Belpaese resta una delle nazioni più virtuose quando si parla di ricchezza interna che si attesta all’incirca sui 9.000 miliardi di euro, 4.200 liquidi sui conti correnti e il resto in immobili.
Quello che in pochi sanno riguarda l’incredibile mano che tutto il popolo italiano riesce a dare alle proprie imprese sia in modo diretto attraverso l’acquisto di azioni e obbligazioni, ma soprattutto in quello indiretto potendo utilizzare un enorme somma dei risparmi per finanziare le Pmi tricolore.
Uno studio effettuato da Intermonte in collaborazione con la School of management del Politecnico di Milano e con il contributo dell’Aipb (associazione italiana private banking), evidenzia come su 4.200 miliardi di euro di patrimonio finanziario complessivo, 1.306 finiscono direttamente, indirettamente o anche involontariamente a far girare il motore delle imprese produttive del nostro Paese. Escludendo però gli 860 miliardi che gli italiani impiegano nelle proprie aziende di famiglia, restano 445,6 miliardi investiti attraverso fondi, intermediari e anche attraverso i depositi bancari.
A questo bisogna aggiungere tutto il segmento legato al private banking. In totale da questa fetta del risparmio degli italiani arrivano 125,7 miliardi all’economia reale (sui 445,6 totali delle famiglie), di cui 23 miliardi investiti direttamente in azioni o bond. Il segmento del private banking pesa dunque per il 68% delle scelte di investimento dirette e consapevoli a favore delle imprese produttive del Paese.
Da questi studi si riescono ad aggiungere allo scacchiere italiano dei pezzi davvero importanti. Premesso che ci sono alcune manovre che da tempo una parte pulsante della direzione europea cerca di far passare per mettere le mani sulla liquidità delle famiglie italiane, resta il fatto che la mentalità vincente dell’intera nazione che si basa sul risparmio, che evita l’indebitamento personale estremizzato, che crea lavoro, ha senza dubbio incentivato una ricchezza, seppur risicata negli ultimi 20 anni da quando è stata adottata la moneta unica, che ha permesso alle famiglie di affrontare l’enorme crisi iniziata nel 2008 e mai terminata, in più ha dato linfa vitale a l’intero comparto delle Pmi con i finanziamenti indiretti.
Ogni tanto e senza montarsi la testa bisogna anche pensare a quanto di buono il popolo italiano ha fatto e sa fare. Siamo riusciti a diversificare tutto il mondo del lavoro non centralizzandosi in pochi settori merceologici ma cercando l’eccellenza in una pluralità di comparti che a volte neanche vengono nominati. Se ai più salta subito all’occhio l’importanza nel mondo del nostro Paese nell’agroalimentare, nella moda o nel lusso, non bisogna dimenticare tutte quelle imprese che, posizionandosi tra le più attive e innovative, operano nel settore meccanico, in quello tecnologico, nella ricerca scientifica ecc…
L’Italia, oltre a vantare il più ampio e completo ventaglio di imprese, conta il più alto numero di partite iva attive rispetto a qualsiasi altra nazione al mondo. Segno che la difficoltà e la necessità di trovare un lavoro può sfociare o in attività indipendenti o addirittura in idee maturate da una creatività innata tipicamente Made in italy.
Tutto questo negli anni ha creato ricchezza e come abbiamo appena visto ha permesso di utilizzare un paracadute enorme per gran parte delle piccole e medie imprese italiane che grazie ai risparmi dei cittadini hanno ottenuto finanziamenti utili alla sopravvivenza e allo sviluppo. Se per anni siamo riusciti ad andare avanti in questo modo, ora c’è bisogno di riforme concrete che diano una mano diretta sia ai lavoratori dipendenti che alle aziende. È l’ora che anche a livello politico ci siano interventi strutturali coraggiosi rivolti al benessere di una nazione che tanto ha dato ma allo stesso tempo di tanto ha bisogno, perché con una vera unità di intenti possiamo tornare a sperare in un futuro migliore…  

(riproduzione riservata)