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I soldi non ci sono, anzi ci sono: il "giochino" furbetto per far accettare il Mes

Nessun timore per le pensioni e gli stipendi pubblici, che saranno regolarmente pagati come nei momenti più critici attraversati dal nostro Paese


27/07/2020

di Artemisia


I soldi in cassa ci sono, state tranquilli. Nessun timore per pensioni e stipendi, saranno regolarmente pagati come è successo anche nei momenti più critici del Paese. Dopo le indiscrezioni raccolte da Il Sole24Ore dalla riunione dei capigruppo di maggioranza mercoledì scorso, è arrivata puntuale la smentita secca del ministro dell'Economia Gualtieri. Per un attimo gli italiani sono tornati indietro al Governo Monti, quando il Prof, messo da Bruxelles a Palazzo Chigi, brandendo la minaccia che in cassa non c’erano più soldi per pagare gli stipendi agli statali, fece ingoiare agli italiani una manovra da lacrime e sangue, dalla patrimoniale sulla prima casa alla riforma Fornero delle pensioni. L’eco di quei momenti è risuonato sinistro e questa volta sembra l’ennesimo meccanismo per indurre, anche i più riottosi, ad abbassare la guardia e ad accettare il fatidico Mes. I soldi del Recovery Fund arriveranno a metà del prossimo anno quindi l’Italia dovrà attraversare come le proprie gambe il periodo più duro della crisi post Covid-19 con l’incubo, incombente, dell’arrivo di una seconda ondata del Virus. 
Tutto lascia sospettare che sia una operazione orchestrata a tavolino. Prima le indiscrezioni de Il Sole 24 Ore, poi la smentita di Gualtieri in modo da preparare il terreno al passaggio del Mes in Parlamento. Il fondo salva stati va votato e non si prospetta una seduta facile. Così si è passati dal pressing dei partiti favorevoli, Pd e Forza Italia, all’intervento sistematico di accademici e economisti che spiegano quanto sia buono e giusto questo paracadute finanziario e che non ci sono pericoli di commissariamento del Paese, alle minacce del rischio di arrivare a fine anno senza i soldi per pagare gli stipendi. Il Mes porterebbe 36miliardi con tassi inferiori a quelli di mercato, che l’Italia paga per finanziare il debito pubblico. Ma potrebbe contenere delle condizionali e comunque è un segnale che il Paese è alle corde. Non a caso nessuno fino ad ora l’ha chiesto. Anche il commissario europeo Paolo Gentiloni ha spezzato una lancia a favore del Mes anche se ha precisato che “la decisione non si prende a Bruxelles”. Come dire che in Europa non si attende altro che l’Italia faccia il passo. Peraltro l’accordo sul Recovery Fund sembra fatto apposta per elargire i soldi tra mille paletti. Il piano di riforme deve ottenere il via libera della Commissione, poi dei ministri finanziari europei a maggioranza qualificata. Una procedura lunga è impervia che non garantisce quel flusso di denaro di cui l’Italia ha bisogno subito. Il debito del nostro Paese viaggia ormai oltre il 160% del Pil e quando l’emergenza Covid-19 sarà finita, potrebbero tornare in vigore i vincoli del patto di Stabilità. E allora saranno guai. 
Con pochi soldi in cassa, riforme da fare, un autunno caldo con la disoccupazione che aumenta e le aziende che chiudono, senza aiuti subito si rischia una Caporetto. Per il governo è anche una questione di sopravvivenza. Il premier Giuseppe Conte non riuscirà a vivere a lungo del successo, più mediatico che di sostanza, incassato con l’accordo del Recovery Fund. Quando dopo Ferragosto riapriranno le scuole e le fabbriche, allora i nodi verranno al pettine. Per quel momento Conte vuole aver avuto il via libera al Mes, ai 36 miliardi per ridare fiato al bilancio pubblico e riuscire a tirare avanti fino al prossimo anno. In questo sta arrivando anche l’assist di Forza Italia che smarcandosi dalla Lega e da Fratelli d’Italia, è favorevole al Mes ed ha presentato una proposta di legge per l’istituzione di una Bicamerale per definire il piano di investimenti finanziati dalla Ue.

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