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Il Fisco ripete l'errore ed esige due rate in un giorno

Per i non titolari di partita Iva, che pagano a rate, la scadenza del 31 luglio prevede infatti un doppio versamento. In contrasto con legge e buon senso


04/03/2019

di Savina Morina e Tonino Morina


Il Fisco, in contrasto con la legge e il buon senso, vuole due rate nello stesso giorno. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. È questo il significato della locuzione latina “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”. Purtroppo, è quello che sta facendo il Fisco, chiedendo il pagamento di due rate nello stesso giorno, “inventandosi” la seconda rata contestuale alla prima che, per legge, non ha ragione di esistere. Il guaio è che è la terza volta che vengono chieste due rate in scadenza lo stesso giorno. Due anni fa, per i Redditi 2017 relativi al 2016, la doppia rata venne chiesta ai non titolari di partita Iva. Lo scorso anno, invece, con le istruzioni per la compilazione del modello Redditi 2018 per il 2017, avevano chiesto la doppia rata ai titolari di partita Iva. Quest’anno, per il modello Redditi 2019 per il 2018, la doppia rata viene chiesta ai non titolari di partita Iva. 
Il rimedio tardivo per i Redditi 2018 - Lo scorso anno, per i titolari di partita Iva, con una soluzione tampone dell’ultima ora, venne risolto il problema della doppia rata in scadenza il 20 agosto 2018. Ai contribuenti venne così lasciata la scelta tra vecchio piano di rateazione, con un numero massimo di cinque rate, e nuovo piano, con un numero massimo di quattro rate, ma con l’ultima scadenza al 16 novembre per entrambi i piani. I titolari di partita Iva potevano quindi evitare il pagamento di due rate in scadenza il 20 agosto, ricalcolando però gli interessi a partire dalla seconda rata. 
La doppia rata è un errore - La doppia rata nello stesso giorno è un errore, in quanto non tiene conto dei differimenti da calendario che, “spostando” il termine per il primo versamento, perché lo stesso cade di sabato o in giorno festivo, sposta in avanti anche il giorno da cui decorre il termine per il versamento con lo 0,40% in più. Questa regola vale anche per regolarizzare, tramite ravvedimento, gli omessi o carenti versamenti delle imposte. 
I termini per chi paga a rate - Le regole sui differimenti da calendario per versamenti e ravvedimento vanno applicate anche ai versamenti rateali del saldo annuale Iva o del saldo e primo acconto delle imposte annuali dei redditi e dell’Irap, che si devono eseguire entro il 30 giugno dell’anno di presentazione della dichiarazione stessa. Quest’anno, la scadenza del 30 giugno slitta al 1° luglio, e i 30 giorni successivi, con lo 0,40% in più, scadono il 31 luglio. Chi paga a rate, a partire dalla seconda, deve calcolare gli interessi del 4% annuo, che decorrono dal 1° giorno successivo alla scadenza della prima rata. Le rate successive alla prima devono essere pagate entro il 16 di ciascun mese di scadenza per i titolari di partita Iva, ed entro la fine di ciascun mese per gli altri contribuenti non titolari di partita Iva. Questo significa che: 
* per i non titolari di partita Iva, che pagano la prima rata entro i 30 giorni successivi al 1° luglio, cioè entro il 31 luglio, la seconda scade il 31 agosto, che slitta a lunedì 2 settembre; in questo caso, però, le istruzioni per la compilazione dei modelli Redditi 2019 richiedono la seconda rata lo stesso 31 luglio 2019, senza interessi; 
* per i titolari di partita Iva, che pagano la prima rata entro i 30 giorni successivi al 1° luglio, cioè entro il 31 luglio, la seconda rata scade il 20 agosto (gli interessi dovuti sono pari allo 0,18%). 
È sbagliato chiedere due rate nello stesso giorno - Come si è detto, nelle istruzioni per la compilazione del modello Redditi 2019 per il 2018, per i non titolari di partita Iva, è prevista la doppia rata con scadenza lo stesso 31 luglio. In verità, non esiste la rata contestuale alla prima ed è perciò sbagliato chiedere due rate nello stesso giorno, perché, in questo modo, non si rispetta la regola in base alla quale per la rata successiva alla prima, gli interessi decorrono dal 1° giorno successivo alla scadenza della prima rata. 
Considerato che per i versamenti c’è ancora tempo, si può sperare in un ravvedimento dell’agenzia delle Entrate, in tempi brevi, anche per evitare la confusione dello scorso anno e le proteste delle case software, con il rimedio tardivo e la strana facoltà concessa ai contribuenti titolari di partita Iva che potevano scegliere di pagare due rate lo stesso 20 agosto, o pagarne solo una e rifare un nuovo piano di rateazione. Insomma, più complicazioni che benefici.

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