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Il Fisco sbaglia ma a farne le spese è sempre il contribuente

L’agente della Riscossione Sicilia avverte che “a causa di un mero errore tecnico è stato indicato un importo totale da pagare inferiore rispetto a quanto effettivamente dovuto”. E se non si paga la differenza si rischia la decadenza dal saldo e stralcio


27/07/2020

di Salvina Morina e Tonino Morina


Si parla spesso di Fisco “amico”, ma la realtà è quella di un Fisco “nemico”, che non ascolta e, in alcuni casi, approfitta dell’errore inconsapevole e in buona fede fatto dai contribuenti. Ma c’è di più, perché capita pure che, anche se è l’ufficio a sbagliare, sia sempre il contribuente a subirne le conseguenze. Ed è questo il caso dei contribuenti che nel 2019 si sono avvalsi della definizione agevolata del saldo e stralcio, ai quali in questi giorni stanno arrivando delle comunicazioni dell’agente della Riscossione. Le comunicazioni sugli errori nel conto del saldo e stralcio stanno riguardando, al momento, solo i contribuenti siciliani. 
La comunicazione dell’ufficio che ha sbagliato i calcoli - Nelle comunicazioni dell’agente della Riscossione Sicilia si legge che “a causa di un mero errore tecnico è stato indicato un importo totale da pagare inferiore rispetto a quanto effettivamente dovuto”. Nelle stesse comunicazioni sono allegati nuovi bollettini in sostituzione di quelli in possesso dei contribuenti. Capita anche che, ai contribuenti più zelanti che hanno già pagato le rate in scadenza nel mese di marzo 2020, o nel mese di luglio 2020, l’agente della Riscossione chieda il pagamento delle rate già pagate, in base alla nuova rideterminazione fatta dalla stessa Riscossione. 
Ad esempio, un contribuente ha ricevuto la comunicazione della Riscossione sul saldo e stralcio con la modifica in aumento della rata in scadenza il 31 luglio 2020, che il contribuente aveva già pagato il 3 luglio 2020, per l’importo di 306,03 euro. Nella comunicazione è allegato un nuovo bollettino di pagamento di 328,83 euro, con una differenza di 22,80 euro (328,83 meno 306,03). A questo punto, il contribuente dovrà chiedere all’agente della Riscossione come dovrà pagare la differenza di 22,80 euro, per “salvare” la definizione agevolata. 
Come in questo caso, sono tanti i contribuenti che stanno ricevendo la comunicazione della Riscossione che, a causa del “mero errore tecnico”, dovranno pagare una differenza di qualche decina di euro o al massimo, per gli importi consistenti, a fronte di un saldo e stralcio di circa 100mila euro, di qualche centinaio di euro. 
L’avvertenza e il rischio di decadenza - La comunicazione dell’agente della Riscossione si chiude con l’avvertenza che “in caso di mancato, ritardato, ovvero di insufficiente versamento delle somme rideterminate... la definizione agevolata non produrrà effetti estintivi dei carichi iscritti a ruolo, e l’importo, eventualmente già corrisposto, sarà acquisito dalla Riscossione a titolo di parziale acconto rispetto al maggiore ammontare di quello complessivamente dovuto”. 
Per essere più chiari, un contribuente, che ha chiuso un saldo e stralcio, il cui debito originario era di 200mila euro, con un forfait di 22mila euro, che ha già pagato per intero, se non paga le differenze di poche decine o centinaia di euro chieste dalla Riscossione, a causa di un loro “errore tecnico”, rischia la decadenza della definizione agevolata del saldo e stralcio. In pratica, rischia di fare “resuscitare” la pretesa originaria di 200mila euro, in quanto l’agente della Riscossione considererà gli importi già corrisposti, di 22mila euro, “a titolo di parziale acconto rispetto al maggiore ammontare di quello complessivamente dovuto”. 
Insomma, l’agente della Riscossione sbaglia, ma è il contribuente che paga per gli errori dell’ufficio. E meno male che si parla spesso di “Fisco amico”, ma la realtà è sempre quella di un Fisco nemico che “scarica” sul contribuente anche gli errori che fanno gli uffici. 
Il “rimedio” per salvare saldo e stralcio e rottamazione - Tenuto conto anche degli errori commessi dall’agente della Riscossione, e al di là di future proroghe dei termini di pagamento, che sono da considerare inevitabili, è indispensabile che il Governo ponga rimedio alla norma che prevede la decadenza sia del saldo e stralcio, sia della rottamazione, se non si pagano interamente e tempestivamente le somme previste, anche se si tratta delle differenze chieste dalla Riscossione a causa di un loro “mero errore tecnico”. 
La norma va cambiata in modo da consentire il ravvedimento, in caso di pagamenti tardivi, con la riduzione della sanzione del 30 per cento sulle rate non pagate, con l’aggiunta degli interessi legali, così come avviene, ad esempio, nel caso di tardivi od omessi versamenti delle rate successive alla prima per la chiusura delle liti pendenti. E’ evidente che, se il Governo non trova dei rimedi, il prolungarsi degli effetti del coronavirus comporterà gravi danni, sia per i cittadini, che rischiano di fallire, sia per l’erario, che rischia di non incassare il gettito preventivato dalla rottamazione ter e dal saldo e stralcio. 
Il Fisco “amico” è solo una favola - La confusione fiscale, che anche prima dell’emergenza coronavirus era già al massimo storico, sta distruggendo tutti, cittadini e uffici compresi. Questi ultimi, peraltro, sono in notevole difficoltà a causa della carenza di dirigenti e di personale. Sicuramente, in campo fiscale è il periodo peggiore degli ultimi venti anni. E, come si è detto, alla “favola” del Fisco amico, alla quale non crede più nessuno, corrisponde l’amara realtà di un Fisco nemico.

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