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Il Governo dà i... numeri

Dopo i malumori percepiti da parte dell’Europa sulla manovra finanziaria, i ministri Tria e Savona intervengono in tackle per spiegare e difendere il Def


01/10/2018

di Damiano Pignalosa


2.4% invece del 2%, 1.6% che potrebbe diventare 3%, 5x5=25, 77 sulla ruota di Roma, 44 gatti in fila per 6 col resto di due. Ora che ci siamo divertiti a giocare anche noi con dei numeri che ormai sembrano buttati lì a caso, facciamo un po’ di chiarezza. Il caos regna sovrano quando si parla del rapporto deficit-Pil e soprattutto della sostenibilità della manovra finanziaria che dovrebbe in qualche modo spingere la crescita effettiva del Paese. In questo calderone di accuse, insulti e barricate non bisogna dimenticare i veri protagonisti della storia, cioè i cittadini. Se da una parte, PD e opposizioni accusano il governo di far pagare lo scotto del Def direttamente ai giovani, dall’altra c’è la risposta dello schieramento giallo-verde che, nonostante le voci poi rivelatesi infondate di spaccatura, rispondono all’unisono verso l’applicazione di tutti i provvedimenti. 
La reazione di Bruxelles arriva il giorno dopo la scelta del governo sul 2,4 per cento. Il commissario agli affari economici Pierre Moscovici mette in evidenza che l’Unione europea non ha interesse ad andare allo scontro con il governo M5s-Lega, ma allo stesso tempo aggiunge: «Delle sanzioni sono teoricamente possibili, è previsto dai trattati ma io non sono nello spirito da sanzioni, non lo sono mai stato. Se gli italiani continuano a indebitarsi, cosa succede? Il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa maggiore. Gli italiani non devono sbagliarsi: ogni euro in più per il debito è un euro in meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale». Moscovici mette in evidenza che l’Ue non ha interesse a uno scontro con il governo giallo verde, ma al contempo sottolinea che il paese ha un livello del debito esplosivo. «Il budget Italia sembra essere oltre limiti regole condivise», aggiunge. «Voglio continuare il dialogo con le autorità italiane, dicendo che rispettare le regole non è per noi, ma è per loro, perché quando un paese si indebita, si impoverisce».

Abbiamo visto a più mandate la difesa da parte di Salvini e Di Maio nei confronti della manovra di governo, ma finalmente si sono espressi in prima persona sia Tria che Savona cercando, con toni differenti, di calmare le acque. Il ministro all’economia, proprio sulla questione europea vuole precisare: «Non si tratta assolutamente di una sfida all'Europa. Può non esserci una coincidenza di valutazione su come operare in modo anticiclico in una fase di frenata dell'economia, ma è essenziale dare una prospettiva chiara a famiglie e investitori per evitare effetti prociclici. Se questo viene compreso, si può aprire una discussione e il giudizio sul 2,4% può cambiare». Cruciale sarà il ruolo del "piano straordinario di investimenti", al quale "il livello di deficit deciso dà spazio" e su questo aggiunge: «Senza questo piano, il deficit programmato sarebbe stato del 2,2% l'anno prossimo, e del 2% a fine triennio. Ma ho detto e ribadisco che il rilancio degli investimenti pubblici è fondamentale per recuperare il gap di crescita che ormai da dieci anni ci vede un punto sotto dalla media dell'Eurozona».
A sostegno del Def arrivano anche le parole del ministro agli affari europei Paolo Savona: « L’ideale sarebbe quello di attivare massicci investimenti, nell’ordine dei risparmi in eccesso degli italiani, pari a circa 50 miliardi di euro, presenti da alcuni anni nella nostra economia. L’attuazione di questi stimoli alla domanda aggregata, tenuto conto dei moltiplicatori della spesa, può portare a una crescita nel 2019 di circa il 2% e crescere ancora di mezzo punto percentuale all’anno, raggiungendo quella soglia minima del 3% necessario per guardare al futuro dell’occupazione e della stabilità finanziaria del Paese». Savona conclude precisando: «Poiché il governo è composto da persone che capiscono i rischi finanziari, ma anche avvertono i gravi pericoli dovuti a un peggioramento della crescita, l’attuazione del programma di governo sarà oggetto di un costante monitoraggio per verificare se gli andamenti dell’economia e della finanza restano coerenti con gli strumenti attivati; tutto ciò a cominciare dal 31 dicembre 2018, ancor prima dell’avvio del programma. Sono certo che il mercato valuterà in positivo le scelte fatte riconoscendo al governo il beneficio della razionalità che alimenta la speranza del mantenimento di una stabilità politica non meno preziosa della stabilità di bilancio».
La battaglia è appena incominciata, il governo cercherà in tutti i modi di portare avanti i suoi dettami politici-economici e solo il tempo ci dirà se tutto questo farà parte di una presa di posizione scellerata o potrà dare una vera mano alla ripresa riportando i cittadini al centro dell’interesse del Paese.

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