Share |

Il Governo delle barzellette manderà Salvini sul trono?

La brutta abitudine dei gialloverdi di non tenere gli occhi aperti e la bocca chiusa. Senza sentirsi in dovere di schiacciare il... pulsante rosso. Ma poco importa: "Il 2019 sarà - a detta del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte - un anno bellissimo"


04/02/2019

di Sandro Vacchi


Quello che segue non è un articolo, ma una raccolta di barzellette. 
Autori i nostri governanti, che nel corso dell'ultima settimana hanno oscurato il barzellettiere-principe della politica italiana, vale a dire Silvio Berlusconi, soppiantato dalle nuove leve anche in questo settore, oltre che nelle scelte degli elettori. Buon divertimento, allora. 
Dopo i governi tecnici tanto cari a tutti noi, in testa quello capitanato dall'austero professore in loden Mario Monti, abbiamo scoperto che nel nostro Paese esiste anche la recessione tecnica. 
Autore della brillante definizione il sedicente avvocato degli italiani, alias il primo ministro? Giuseppe Conte, che sembra un povero Cristo fra i due furboni che governano al posto suo. 
L'Istat rileva che l'economia tricolore fa più schifo del previsto e che il PIL andrà peggio di quanto il governo andava vantando? Poco male: non si tratta di recessione vera e propria, ma di una recessione tecnica. Come potevamo non accorgercene? Una specie di frenata per finta: ragazzi, abbiamo scherzato, va tutto per il meglio. Non ci credete? Conte ha commentato la brutta pagella dicendo che questo 2019 sarà invece bellissimo, meraviglioso, che la ripresa sarà incredibile e che l'entusiasmo è già alle stelle. 
Nullità politiche che lo hanno preceduto a Palazzo Chigi avrebbero tenuto gli occhi molto aperti ma la bocca chiusa e poi avrebbero schiacciato il pulsante dell'allarme rosso, ma parlo di De Gasperi, Andreotti, Spadolini, l'innominabile Craxi, Prodi, Berlusconi: nullità, appunto, mica fenomeni inarrivabili come il leguleio garganico che sa leggere ben al di là delle cifre impietose, vero commissario tecnico dell'Italia che fa salti di gioia, perché guidata da un veggente tecnico, mica da un quaquaraquà come quelli di prima, un tecnico impareggiabile della frittata rivoltata. 
Chi tecnico deve essere sul serio per definizione è il governatore della Banca d'Italia, istituto che qualcosa conta ancora, nonostante sia una dependance della Banca Centrale Europea. Ignazio Visco ha affermato che le debolezze e le incertezze sulla politica di bilancio italiana sono profonde. «Senza riforme e risultati consistenti sul piano strutturale, quelli che a livello mondiale sono rallentamenti di natura congiunturale, da noi si trasformano in ristagno o calo dell'attività produttiva», ha detto al Forex. 
Nelle stesse ore la Cgia di Mestre, forse il centro-studi più attento d'Italia, ha rilevato che nel 2018 hanno chiuso i battenti 16.300 aziende artigiane a causa della caduta dei consumi, dell'aumento delle tasse e degli affitti. E' bellissimo! E' la recessione tecnica, no? Molti ricorderanno il professor Tomaso Padoa Schioppa, ministro con Prodi, il quale teorizzava quanto fosse bello pagare le tasse: un predecessore coi fiocchi di Giuseppe Conte. 
Comica, no, la prima barzelletta? Allora sentite la seconda. Mentre Conte raccontava la sua storiella, il primo ministro A Matteo Salvini e il primo ministro B Luigi Di Maio si cimentavano nel loro numero preferito, l'imitazione di Ficarra e Picone. Ministro A: «La Tav Torino-Lione potrà anche essere rivista in parte, ma si farà. Oltre tutto, a questo punto non farla costerebbe come farla». Ministro B: «La Tav sarebbe un vantaggio solamente per le peggiori lobby. Non si farà proprio finché il Movimento Cinque Stelle sarà al governo. Chiuso». Ministro A: «Le persone di buon senso un accordo lo trovano sempre». Ministro B1, che ministro non è, ma è come se lo fosse in quanto è il badante del ministro B e si chiama Alessandro Di Battista: «Salvini non rompa le scatole e tornasse da Berlusconi se proprio vuole la Tav». Figuriamoci se si lasciava scappare un congiuntivo alla carlona, non sarebbe un grillino, ma ciò che conta è il senso. 
Vi è piaciuta anche la seconda storiella sulla coesione, l'unità, la determinazione nel governare? Allora ascoltate la terza. Ci hanno messo una decina di giorni i 47 ospiti dello yacht “Sea Watch” per essere sbarcati a Catania. No, nessuna ironia cattivista: la buona e caritatevole organizzazione non governativa olandese che ci ha portato un altro po' di benefattori destinati a mantenere i pensionati italiani, secondo la illuminante teoria di Tito Boeri, ha registrato la nave come yacht da diporto, anche se assomiglia molto a un peschereccio. Può uno yacht fare salvataggi in mare? E come no! Una Lamborghini sarebbe perfetta per la Parigi-Dakar, non vi pare? Così il procuratore Carmelo Zuccaro, uno dei rarissimi magistrati in grado di spedire una raccomandata o farsi il pieno di benzina, e soprattutto il primo che ha denunciato il ruolo discutibile delle ONG, ha rilevato come la nave abbia operato per soccorrere gli imbarcati dal gommone da quattro soldi su cui li avevano stipati gli scafisti, e come sia stata costretta a raggiungere l'Italia in quanto altri Paesi l'avevano respinta. Non può però continuare a fare soccorsi in mare, quindi non deve uscire dal porto dopo avere sbarcato i 47. 
Alti lai, capelli strappati. Si vogliono eliminare i testimoni dei naufragi, sostengono alla ONG. E una graziosa portavoce ha rincarato: la nave è olandese, a bordo non si applica la legislazione italiana. Ah no, signorina? Allora reimbarcasse i 47 e se ne andasse lontano dall'Italia. Noterà che uso il congiuntivo alla Di Battista, uno dei nostri massimi “influencer”, che non so bene cosa siano, ma devono essere persone importanti e piene di quattrini. 
Bella anche la terza storiella, vero? Allora adesso le analizziamo meglio. 
Recessione tecnica – Tutta colpa dei governi precedenti, ha commentato Luigi Di Maio, governi che hanno mentito agli italiani, perché non c'era invece nessuna ripresa. Non stentiamo a crederlo, visto che abbiano cinque milioni di poveri, pari a un decimo della popolazione, ma da quando è stato istituito il decreto dignità ci sono quasi novantamila lavoratori fissi in meno e un mucchio di fessi in più: coloro che credono al luminoso futuro dipinto dai grillini. Inoltre va dato atto al disastrato PD che i suoi ultimi governi hanno potuto vantare quattordici trimestri di leggera crescita. 
Noto, e non per la prima volta, che Di Maio ha l'antipatica tendenza, per lui anche nociva, a scaricare su altri le responsabilità e a farlo in modo nevrastenico. Dapprima minacciava la messa in stato d'accusa del presidente Sergio Mattarella: ne sapete più niente? Poi da Bruno Vespa, invasato come un'erinni rivelò che una manina furbastra avrebbe “corretto” il contratto di governo, annunciando che il mattino seguente avrebbe denunciato la cosa in Procura: sapete qualcosa anche di questo? Adesso si attacca ai precedenti governi menzogneri. 
TAV (Treno ad Alta Velocità) – Che parli di lobby l'esponente più importante di un partito espressione diretta e parente di primissimo grado della Casaleggio & C. è il colmo. Ammettiamo, anzi ne siamo certi, che le lobby dei costruttori e dei trasportatori abbiano tutto l'interesse a portare avanti i lavori. E allora? La decrescita felice vagheggiata dai grillini è passata di moda dai tempi di “Piccolo è bello”, libro che ebbe un certo successo, ma quarant'anni fa. Oggi pare che ci siano il globalismo, l'Unione Europea, l'euro, la concorrenza spietata di cinesi e americani, il predominio della finanza... Tutta brutta roba, lo so, ma è così o no? 
Vorrei ricordare, e tutt'altro che sommessamente, che la peggior cialtronata col timbro grillino è notoriamente il reddito di cittadinanza. Questo provvedimento, con tutti i sospetti che sia una trovata alla Achille Lauro per nullafacenti e perfino delinquenti, prevede che i beneficiati accettino prima o poi un posto di lavoro. 
Dove, prego, se le industrie non lavorano e se c'è la “recessione tecnica” ma non ancora il meraviglioso boom del 2019? 
Immigrazione – La vicenda della nave “Diciotti” rischia seriamente di far saltare il governo, come ha già diviso in due i Cinque Stelle. I duri e puri strepitano che non cederanno di un centimetro e annunciano che voteranno perché l'amico-nemico Salvini sia processato. I meno impulsivi, e anche se pare incredibile Di Maio è fra questi, sanno che è molto meglio andarci piano. Infatti se voteranno per processare il Gran Cattivo ne faranno un martire e, soprattutto, un collettore di voti più di quanto già non sia; se invece decideranno di risparmiarlo, la frangia giustizialista e manettara del movimento mollerà baracca e burattini. E si tratta di un blocco consistente. 
Accecati dall'ideologia e dall'ignoranza come sono, i grillini trascurano l'arte della politica e camminano spediti verso il suicidio. La TAV, forse non lo sanno, è un progetto europeo. Salvini a favore del proseguimento dei lavori si accredita a Bruxelles come non antieuropeista a prescindere, come amico degli imprenditori e degli operai, come politico con una visuale allargata. Al punto che sta tentando di allacciare intese internazionali nientemeno che con Donald Trump, e conta di incontrarlo a fine mese nel Maryland a una convention di conservatori. Già intrattiene buoni rapporti con la Russia di Putin e con un drappello di leader sovranisti ormai punto di riferimento in mezza Europa. 
Si possono forse fare le stesse valutazioni per i Cinque Stelle? 
Nemmeno per sogno: sono fuori dalla storia e dalla realtà come lo erano i comunisti, e parecchi di loro sono tali: detestano le aziende private, predicano la decrescita, amano le tasse tambureggianti, il reddito di cittadinanza, i controlli occhiuti sui cittadini. 
Considerano ricchi i pensionati che prendono più di duemila euro, non concepiscono retribuzioni elevate per prestazioni altrettanto elevate, sono oltranzisti, giustizialisti e giacobini. Amano perfino Maduro. 
E non capiscono un'ostia. Soprattutto la cosa principale: che per Salvini il governo con loro è soltanto un passaggio verso il SUO governo, un boccone disgustoso da ingoiare nella corsa al potere. Lo ripeto: Salvini lo si può fermare (forse) solo fisicamente, come si augurano i graffitari sui muri di mezz'Italia. Fatto sta che l'altra mezza Italia lo adora come non accadeva nemmeno a Berlusconi, perché fa una cosa semplice e inusitata: mantiene. 
Il risultato? “L'Espresso”, l'organo di stampa più antisalviniano del pianeta insieme con la sorella “Repubblica”, è in edicola con una lunga storia di copertina titolata “Come esplodono le stelle” che semina il terrore fra i grillini. «Per inseguire la propaganda di Matteo Salvini se la stanno facendo sotto», ha confidato un dirigente della Casaleggio & C., la ditta cui fanno capo i parlamentari Cinque Stelle e che dunque, di fatto, governa l'Italia. E ha mostrato la sentenza, una risma di fogli con alcuni sondaggi riservati fatti dal vertice pentastellato. Ne emerge che Salvini “arriva prima e meglio su tutto, azzecca ogni dichiarazione, ogni post sui social”. La conseguenza è che il 60 per cento di chi in marzo ha votato per i grillini non esclude, in futuro, di passare alla Lega. 
Il 60 per cento, avete letto bene, e lo dice “L'Espresso”, non il bollettino dei Lumbard. Alcuni sondaggisti danno Di Maio e soci sotto il 24 per cento alle Europee, a una decina di punti di distacco dagli alleati-nemici che meno di un anno fa avevano la metà dei loro voti. 
Ha quindi voglia, il premier gagà Giuseppe Conte di arruffianarsi Angela Merkel vantandosi di quanto è bravo a tenere insieme i fratelli-coltelli. S'è per caso accorto che la sora Angela non conta ormai un tubo in Germania e in Europa? E' proprio un grillino.

(riproduzione riservata)