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Il Governo punta il dito sulle palestre e il settore ora trema

Più di 120 mila addetti ostaggio della decisione, legata al rispetto delle regole, che verrà presa dal Comitato tecnico scientifico nel giro di pochi giorni


19/10/2020

di Damiano Pignalosa


Italiani: popolo di poeti, santi, navigatori e sportivi di ogni genere. Il mondo del fitness ha tremato durante la trepidante attesa del nuovo DPCM arrivato nella serata di domenica 18 ottobre. Le indiscrezioni parlavano di una possibile chiusura di palestre, centri sportivi e piscine utili ad arginare il costante e inesorabile aumento dei casi di positività al Covid-19. Evento al momento scongiurato ma con la promessa da parte del premier Giuseppe Conte di poter chiudere tutto, entro una settimana, se non verranno rispettate le regole del distanziamento sociale e di organizzazione degli spazi comuni in tutte le strutture dedicate. Ovviamente il tutto corredato da una valutazione in merito da parte dell’ormai famoso Comitato Tecnico Scientifico. 
Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quanto vale davvero questo settore. Sono circa 18 milioni gli italiani che usufruiscono di palestre, centri sportivi e piscine per un giro d’affari di circa 10 miliardi di euro all’anno, il che rende il nostro Paese secondo solo alla Germania nelle classifiche Europee. Le Regioni con più sportivi sono Lombardia (19% degli abitanti), Veneto (11%), Emilia-Romagna, Lazio (entrambe al 10%), Toscana (8%), Campania (6%), Puglia e Sicilia (entrambe al 4%). L'ultimo censimento per quanto riguarda le strutture del fitness in Italia, tra palestre specifiche e spazi dedicati al fitness in più ampi complessi sportivi, risale alla fine del 2017 e vede presenti sul nostro territorio 8.114 centri. Se a queste uniamo il settore del wellness che accoglie anche una grossa parte di turismo italiano e straniero con spa e centri termali, arriviamo a 22 miliardi di euro all’anno generati da questi due settori.
Come se non bastasse bisogna calcolare tutti i posti di lavoro che si generano proprio attraverso lo sviluppo di attività sportive, si stima infatti che in Europa lavorino circa 7 milioni di addetti. Nello specifico, per quanto riguarda l’Italia, le figure professionali in questo settore sono oltre 120 mila e la loro richiesta è in netto aumento, soprattutto per specifiche professionalità tecniche come i laureati in scienze motorie. Il loro tasso medio di occupazione si aggira al 75% e raggiunge ben il 94,1% entro un anno dalla laurea. Nella maggior parte dei casi si tratta di forme di lavoro autonome o parasubordinate (Fonti: ISTAT, CONI).
Quando si parla di imprese e di rinascita del settore produttivo italiano non può essere escluso da questo discorso tutto il mondo del fitness che, dati alla mano, porta un importante contributo al livello fiscale e come appena accennato riesce a dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. A questo bisogna aggiungere gli effetti positivi creati da queste attività che riducono e combattono senza dubbio malattie legate alla sedentarietà e contribuiscono in maniera diretta ad un benessere psicologico dell’utente diventando fonte primaria di equilibrio per milioni di persone.
Bisogna infine far notare che quasi la totalità delle palestre e dei centri sportivi ha già adottato misure consone allo svolgimento di attività motorie in piena sicurezza, riuscendo a garantire agli utenti i servizi necessari nel pieno rispetto del distanziamento e delle norme vigenti. È per questo motivo che la minaccia del premier Conte di chiudere tutto entro una settimana nel caso in cui il Comitato Tecnico Scientifico si esprimerà a favore del provvedimento, non trova nessuna giustificazione concreta tranne quella di voler puntare il dito su qualcosa senza aver analizzato le reali applicazioni delle norme da parte dei gestori, il numero di lavoratori coinvolti e il valore dell’intero settore che con tutta probabilità non riuscirebbe a reggere una nuova chiusura. Questo soprattutto perché stiamo parlando di piccoli imprenditori e professionisti che non hanno la possibilità di poter resistere ad una nuova chiusura forzata calcolando il danno enorme subito dall’interno settore durante il lockdown della scorsa primavera.
Più che cercare fantasmi in settori già messi in sicurezza da parte degli addetti ai lavori, ci aspetteremmo una maggiore regolamentazione e potenziamento dei mezzi pubblici che ogni giorno trasportano milioni di persone senza alcun rispetto delle normative volte alla salvaguardia della salute della collettività. Demonizzare non ha nessun senso quindi invitiamo il Governo ad una giusta e corretta valutazione in ogni ambito nella speranza comune di tornare presto alla normalità che per forza maggiore ci è stata strappata via per colpa del Covid-19…

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