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Il Grande Fratello ci guarda

Il garante per la privacy ha multato la piattaforma Rousseau per trattamento illecito dei dati personali degli utenti, che sono poi gli iscritti al movimento Cinque Stelle. Insomma, c'è puzza di bruciato


08/04/2019

di Sandro Vacchi


Il voto è segreto, ci sentiamo ripetere da una vita. Sempre che chi vota non sia un grillino, possiamo aggiungere oggi. Lo diciamo da tempo che la Casaleggio & C. e la Piattaforma Rousseau che ne è emanazione assomigliano abbastanza, diciamo pure molto, anzi moltissimo, al Grande Fratello del romanzo “1984” di George Orwell. 
“Il Grande Fratello vi guarda” era lo slogan della dittatura dell'immaginario Stato di Oceania. Orwell difficilmente avrebbe immaginato che la sua visione fantapolitica sarebbe diventata politica reale nel Paese della pizza e dei mandolini. 
Il garante per la privacy ha multato di 50 mila euro, che si aggiungono ai 32 mila di un anno fa, la Rousseau per trattamento illecito dei dati personali degli utenti, che sono poi gli iscritti al movimento Cinque Stelle. Il garante, che dal 2012 è il piddino Antonello Soro, sostiene che non si possono escludere alterazioni dei risultati imputabili alla scarsa sicurezza della struttura. Visto che i grillini svolgono gran parte della loro attività politica ricorrendo ai computer e al voto elettronico gestito dalla Rousseau, c'è puzza di bruciato. 
Attraverso la piattaforma grillina si è votato per l'assoluzione del ministro leghista Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti, e in questi giorni i pentastellati selezionano i nomi dei candidati alle elezioni europee del 26 maggio. Anche i parlamentari del Movimento a Palazzo Madama e a Montecitorio, però, sono stati scelti con il sistema discusso e sospetto. Il 4 marzo del 2018 i Cinque Stelle sono risultati il primo partito d'Italia, con un terzo dei voti, e hanno formato con la Lega il governo attuale. 
Domanda. Se il maggior partito di governo sceglie in “quel” modo i propri rappresentanti, e fra questi vengono eletti ministri e sottosegretari, chi governa gli italiani? E' democratico, trasparente e corretto un sistema del genere? Il garante sottolinea come ancora nel novembre scorso esistesse nel data center Wind “una tabella con il numero di cellulare e il codice identificativo dell'utente, oltre che i dati relativi all'espressione di voto.” Insomma, un bell'archivio su come hanno votato gli iscritti. 
Ci si stupisce ancora che i Cinque Stelle posseggano dossier su tutti quelli che contano un po'? Ci si meraviglia che l'appartamento della deputata Giulia Sarti fosse un covo di “cimici” e che sia scoppiato il caso delle riprese a luci rosse? I Cinque Stelle e il loro “guru”, o meglio “figlio di guru” (di che cosa, poi, non si sa) hanno dell'individuo lo stesso rispetto che avevano gli sgherri della Stasi nella Germania Est. Questa gente ha della democrazia, quindi della libertà, una visione perlomeno surreale. Eppure un italiano su tre gli ha affidato il governo del Paese. Mah! 
E poi Giggino Di Maio si preoccupa dell'avanzata delle destre in Europa e delle strette di mano fra il suo collega-nemico Matteo Salvini e tutti i sovranisti detestati dai tre re magi: euro-fanatici, anime belle, sinistre benestanti. Già che c'è, e che la sinistra italiana non c'è più, fa sue le accuse più consolidate di piddini, finti partigiani, cervelli lucidi del tutto obnubilati, preti operai, ONG, divette televisive, intellettuali con la terza media, cantanti impegnati (a fare soldi), nani e ballerine: tutti rigorosamente “democratici”. Salvini è negazionista, Salvini è fascista, Salvini è xenofobo... E Salvini continua a correre, mentre a Di Maio non resta che tentare di raschiare voti al PD reduce dall'ultimo restyling. Già che c'era ha aggiunto che il ministro dell'Interno dovrebbe starsene di più al Viminale, invece di girare per l'Italia: un bravo maestrino, insomma, terrorizzato dalla Lega che si avvia a fare il pieno e a rimandarlo a Napoli. 
Là sul Golfo il sindaco Luigi De Magistris è fra i sostenitori della ONG Mediterranean Saving Humans, insieme con Leoluca Orlando di Palermo, Greenpeace, Cgil e Potere al Popolo. Hanno denunciato il governo, vale a dire il solito cattivo Salvini, che non ha lasciato attraccare l'ennesimo barcone di migranti veri o finti. Questo mentre perfino nella Chiesa di Francesco comincia a farsi strada l'idea che queste persone siano i nuovi schiavi e che le si debba invece aiutare a casa loro: lo dice il cardinale africano Robert Sarah, che era in odore di papato, un'idea che Salvini sostiene da alcuni anni. 
Chi non demorde, da almeno mezzo secolo, è Emma Bonino, numero uno di + Europa. Il deputato Riccardo Magi ha annunciato che sta per prendere il via l'iniziativa popolare “Ero straniero” per cambiare il sistema della cittadinanza agli stranieri: canali diversificati di ingresso per il lavoro, regolarizzazione degli stranieri già radicati, inclusione sociale. La Bonino insiste sullo Ius Soli: «La cittadinanza non è un regalo del Principe, ma un diritto», risponde a Salvini che ha concesso la cittadinanza ai due ragazzini che hanno consentito la cattura dell'autista piromane del pullman. 
Integrazione, Ius Soli... altroché nuovi schiavi da aiutare nelle loro terre, secondo l'eterna Emma. Non è un caso che suo affezionato finanziatore sia George Soros, l'oligarca ungaro-americano che foraggia una serie di ONG e relativi traghetti di carne nera. 
“Wallstreetitalia” scrive di due versamenti per complessivi duecentomila euro al partito Emma Bonino-Bruno Tabacci in vista delle elezioni europee. Ricordate la Bonino erinni radicale e abortista 50 anni fa? Dimenticatela: “pecunia non olet” (i soldi non puzzano) e oggi prende i soldini dal massimo esponente del turbocapitalismo e della finanza con due spanne di pelo sullo stomaco. D'altronde, si invecchia: l'ex disobbediente Luca Casarini oggi obbedisce a Soros. 
Le parti si rovesciano. La sinistra diventa destra, la destra sinistra, i preti anti-salviniani si convertono a Salvini, l'Europa comunitaria cerca nuove sponde. E Di Maio si offre come un casto verginello: in una intervista a “Die Welt” ha speso elogi sperticati a chi? Ad Angela Merkel! Un colpo da novanta, penserà Giggino Nostro: l'Angelona è stata scaricata dal suo stesso partito, è una politica in netta discesa come il suo cuginetto Cognachino Juncker e il credito dell'Unione Europea negli stessi Paesi dell'Unione è ai minimi termini. Insomma, Di Maio va a pescare nello stesso laghetto, oggi più o meno inquinato, in cui pescavano le menti eccelse del Partito Democratico. 
Le quali sono ormai escluse da ogni cura neurologica. I cittadini di Torre Maura, alla periferia di Roma, li hanno spernacchiati a raffica quando si sono presentati al corteo “democratico” che manifestava contro il trasferimento dei rom (vulgo: zingari) che occupavano una serie di appartamenti. Non si sono mai fatti vedere per anni, ma adesso che sentono odore di urne, i piddini eccoli qua. Il deputato Emanuele Fiano ha constatato che la gente che li votava non li vota più, quindi il partito, una volta Partitone, deve avere sbagliato qualcosa. Alla buonora, ma almeno se n'è accorto, deve averlo illuminato Federico Rampini, giornalista di “Repubblica” schierato ma niente affatto miope né saputello, il quale nel suo ultimo libro ha condannato senza appello la supponenza e l'albagia, la puzza sotto il naso della sinistra all'amatriciana che pretende i voti dei sobborghi, ma li snobba, li schifa, li evita. 
Ha eletto a nuovo paladino un ragazzetto de borgata, un pischello, che mentre gli intellettualini pensavano è andato a parlamentare con i fascistissimi di Casa Pound. S'è espresso in un italiano approssimativo, e le giornaliste con la puzza sotto il naso l'hanno subito rilevato, ma almeno lui si è mosso. Vi immaginate il contrario? 
Un nuovo Balilla che si mette a discutere con l'Anpi dei Non Partigiani o con Potere al Popolo? Sarebbe in traumatologia. 
Ius Soli, Ius Culturae, arrampicate sugli specchi, e Lui nel mirino: Salvini. Venticinque anni fa il PD, che allora aveva un altro nome, non ricordo quale, cominciò a disintegrarsi puntando tutto sulla distruzione di Silvio Berlusconi. Berlusca è ancora lì, il PD si è già scisso e sulle sue spoglie si aggirano i grillini, come avvoltoi, con tutta la loro zavorra, la loro incapacità, la loro ignoranza. 
La storia si sta ripetendo, ma il Salvini di oggi è più forte del Berlusconi di ieri, paradossalmente, pur non possedendo giornali e televisioni. Forse ha credibilità, oppure dice pane al pane e dà agli italiani quello che vogliono: sicurezza, blocco degli sbarchi, non fanfaluche come lo Ius Soli o i cortei arcobaleno. Si è adattato al reddito di cittadinanza per la ragione tattica di tirare avanti il governo fino al 26 maggio, non certo perché ci creda, e il provvedimento cadrà in fretta. 
Sa che con le fregnacce i voti non si conquistano, che bisogna puntare sui soldi: quelli da investire e quelli da lasciare nelle tasche degli italiani. Per questo insiste sulle grandi opere, Tav in primo luogo, al contrario dei finti alleati grillini. I suoi elettori tradizionali sono imprenditori piccoli e grandi, vogliono lavoro e investimenti. Il secondo punto forte è la flat tax, rilanciata proprio in vista delle Europee. «E' nel contratto di governo e noi abbiamo rispettato il reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle. Chiediamo rispetto per le nostre priorità». 
Ridurre le tasse? La risposta di Di Maio non si è fatta aspettare: «Va bene, ma la flat tax non deve aiutare i ricchi». Capito? Ricordate Rifondazione Comunista e il suo manifesto “Anche i ricchi devono piangere”? Siamo lì. La ricchezza, il denaro fatto lavorando, visti come un reato, un peccato da condannare. Tipico della sinistra giacobina, leninista e oggi grillina. E dove parlava Giggino? Da Fabio Fazio, intervistatore-zerbino di Macron e di Juncker, uno che con i due milioni e mezzo nostri che gli versa la Rai non è affatto ricco, vero? E sputerebbe sulla flat tax, vero? 
Ma fateci il piacere!

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