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Il PD esulta per un pareggio e Bonaccini merita la segreteria

Necrologio per i Cinque Stelle. Forza Italia agonizza


27/01/2020

di Sandro Vacchi


Se prendere il 32-33 per cento dei voti contro il 44,5 delle precedenti elezioni regionali significa vincere, allora il PD ha vinto. 
Se prendere il 32-33 per cento contro il 31,2 delle ultime consultazioni, le europee dell'anno passato, significa vincere e porta a parlare di aperta sconfitta di avversari che hanno preso gli stessi voti, allora il PD ha vinto. 
Se trovarsi alla pari con un partito che alle precedenti regionali aveva il 19,4 per cento significa vincere, allora il PD ha vinto. 
Se finire di un'incollatura scarsa davanti a un partito che pochi anni fa era al 4 per cento e oggi vale otto volte tanto significa vincere, allora il PD ha vinto. 
Se essere praticamente alla pari in una regione dove da decenni vigeva il comandamento “Non avrai altro partito all'infuori di me” significa vincere, allora il PD ha vinto. 
Se mantenere il governo di una regione da sempre sua perdendo nel contempo la Calabria significa vincere, allora il PD ha vinto. 
Se avere, come la Lega, nove consiglieri regionali fra Emilia-Romagna e Calabria e passare al doppio significa vittoria del PD, allora il PD ha vinto. 
Se la salvezza con la tremarella del PD significa un governo nazionale rafforzato, allora il PD ha vinto. 
La realtà è un'altra. 
Stefano Bonaccini, governatore uscente e rientrante, ha vinto grazie a due cose: il voto disgiunto e le Sardine. Il primo, consentito in Emilia-Romagna ma non, per esempio, in Calabria, è un pastrocchio che permette di votare un partito e nello stesso tempo il candidato di un partito opposto. Ebbene, le Cinque Stelle dal 13,2 delle precedenti regionali e dal 12,9 delle europee di qualche mese fa (per non dire dal 27,5 per cento delle politiche del 2018) sono precipitate in un abisso del 3,46 per cento: di fatto una sparizione. I loro voti sono migrati verso la coalizione di Bonaccini. 
La controprova? Alle elezioni precedenti queste regionali, cioè le europee del 2019, il PD aveva il 31,2 per cento, i grillini il 12,9. Il totale dà 44,1. Aggiungendo il 7 per cento della attuale lista personale di Bonaccini si arriva al 51,1 per cento. Guarda caso, la percentuale di oggi, raggiunta grazie allo sgretolamento dei grillini, confluiti proprio nel partito che dicevano di detestare, stragiurando che mai si sarebbero alleati: dopo averlo fatto a Roma per salvare il salvabile, lo hanno rifatto a Bologna. D'altronde c'era poco da aspettarsi da gente che, pochi mesi fa, brindava alla “sconfitta della povertà”: domandare agli “esodati” e ai pensionati con la minima. 
Il secondo elemento del successo piddino sono le Sardine di Mattia Santori. Al movimento nato con lo scopo dichiarato di fare opposizione a Matteo Salvini Pigliatutto è non a caso andato il primo caloroso ringraziamento del segretario nazionale del PD, Nicola Zingaretti. E poi qualcuno ha la faccia tosta di sostenere che i pesciolini non sono un partito: in realtà sono l'emanazione “sana” di un partito malato come il PD, sono il ricostituente che lo tiene in vita. 
Il Partito Democratico è talmente discusso e discutibile, alla ricerca di una rotta sempre più difficile fra le onde provocate da Salvini, che Bonaccini se lo è tenuto il più lontano possibile, cancellandone il simbolo dai suoi manifesti, guarda caso tutti verdi da sembrare leghisti. 
Il governatore dell'Emilia-Romagna ha dimostrato di essere più furbo e scafato di tutti i “suoi” dirigenti nazionali, per non dire dell'inconsistente Giuseppe Conte che oggi non si sa bene che cosa sia e a chi possa appoggiarsi, dopo l'evaporazione dei Cinque Stelle. 
Bonaccini è un comunista modenese, i più duri e puri d'Italia. Lo ha dimostrato come ha trattato il caso di Jolanda di Savoia, paese ferrarese che avrebbe minacciato di pesanti ritorsioni se la vicesindaca si fosse candidata in una lista di appoggio a Lucia Borgonzoni. I votanti indignati gli hanno risposto dando alla Lega il 60 per cento, ma è stato un caso unico. 
La realtà è che Bonaccini si è dimostrato un politico con le palle, un leader di statura nazionale in un partito esangue. Un comunista di quelli di una volta, Emanuele Macaluso, iscritto al partito fino dalla caduta del fascismo, il giorno prima delle elezioni ha dichiarato alla “Stampa”: «Bisogna fare un bagno di popolo e non allearsi con le Stelle cadenti. La Lega ha trasformato il voto in una sfida nazionale su sentimenti e valori. La sinistra non ha invece saputo opporre nulla, né valori alternativi né un nuovo modello di società. C'è un problema evidente di quella che un tempo avremmo chiamato egemonia». 
Il bagno di popolo lo ha fatto Bonaccini, imitando la tattica di Salvini: comizi su comizi, incontri, feste paesane, visite in posti improbabili. Ha ottenuto un risultato che il PD non si sarebbe mai aspettato, un quasi pareggio per cui va esultando nella regione dove un tempo raccoglieva percentuali bulgare. Se al Nazareno avessero un po' di testa saprebbero chi mettere alla svelta al posto di Zingaretti. 
Bonaccini non guarda in faccia nessuno, è il Salvini della sinistra. Ha abbastanza pelo sullo stomaco per attaccare sistematicamente gli avversari, ne sa qualcosa la Borgonzoni. Su di lei si sono scatenati vecchi leoni come Pierluigi Bersani: «Non si può votare una che non ha mai firmato una delibera». Quell' “una” è stata consigliere comunale, sottosegretario alla cultura ed è senatrice, aveva cioè un curriculum più ricco del suo avversario. E' una donna che dice cose inequivocabili: «I rom allevano i figli nella sporcizia e non li mandano a scuola. Se lo facessero gli italiani glieli toglierebbero. I veri razzisti sono quelli che trattano in modo peggiore gli italiani». 
Non le è bastato. L'Emilia-Romagna era, è e ancora sarà comunista, piddina o quello che volete, intrisa di ideologia come nessun altra regione italiana. Le macchie verdi della Lega sono sempre più estese, però, e il PD dà sempre più l'impressione di un arroccamento come quello dei bizantini a Costantinopoli, assediati per anni dai turchi. Nel 1453 cadde anche la capitale imprendibile. 
Adesso la partita si sposta a Roma, ma anche a Milano. Nella Lega qualcuno domanderà al Capitano la ragione di certe scelte, come la candidatura della Borgonzoni e l'uscita dal governo con la crisi di agosto. Il governo, appunto: aveva due gambe, adesso una è stata amputata. I grillini sono alla disperata ricerca di posti di lavoro, di qualche incarico, di seggiole e strapuntini, pronti a vendersi al miglior offerente. Sarà scandaloso, ma è così, il trasformismo non lascia mai l'Italia. Non è affatto una questione di secondo piano, dato che in Parlamento i grillini sono il primo partito: sembra impossibile a dirlo oggi, ma alle politiche del 2018 avevano il 34 per cento, Si sono sgretolati in Emilia-Romagna e in Calabria, una sparizione annunciata da tempo in tutt'Italia, la fuga di Gigi Di Maio è stata solo l'ultimo atto di un processo mortale. 
Adesso cominceranno le analisi del sangue dei diversi partiti e i medici consiglieranno le cure, appropriate o meno lo vedremo, in questo nuovo bipolarismo e in presenza di un morto per consunzione, i Cinque Stelle. 
Le analisi confermeranno che c'è un altro malato terminale nella politica italiana, vale a dire Forza Italia. In Calabria ha fatto la sua parte, la nuova governatrice è dei suoi, ma in Emilia-Romagna è tracollata. Annamaria Bernini non vivrà giornate felici prossimamente, presa a tenaglia dai vari colonnelli e proconsoli di un partito che è Silvio Berlusconi, un uomo che viaggia per gli 84 anni. 
Si arriverà a un “redde rationem” per salvare il salvabile, ma a questo punto il centro-destra sarà costretto a fare un passo indietro. La leadership di Salvini si indebolisce, Giorgia Meloni non ha ancora voti sufficienti e più di tanto non sembra poter fare. 
Qualcuno sosterrà che c'è anche un neonato, il movimento delle Sardine, ma la figura barbina di Mattia Santori in tivù con due direttori di giornali che gli facevano domande elementari evidenzia la nullità di un movimento di “fancazzisti”, sessantottini con mezzo secolo di ritardo. 
Per riassumere. Giuseppe Conte tira un sospiro di sollievo, ma fino a quando? Il PD fa salti di gioia perché non ha perso, ma fino a quando? La Lega deve ripensare strategie e alleanze. Forza Italia deve scegliere di che morte morire. I Cinque Stelle non devono scegliere un bel niente, gli elettori hanno già scelto per loro con un pollice verso. 
Il più soddisfatto sarà il presidente Sergio Mattarella: niente crisi di governo, niente elezioni anticipate, Salvini lontano dalle stanze del potere, governo pencolante come sempre, Conte alla ricerca di una collocazione, come quando deve mettersi in fila per la foto ricordo in Europa... 
Niente cambia, tiriamo a campare. E' l'Italia, bellezza, il Paese più indecifrabile del mondo.

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