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Il PD in coma profondo mentre Grillo si candida alla segreteria giocando sulla... provocazione

Le dimissioni di Nicola Zingaretti - in un Paese dove sfortunatamente nessuno fa più il suo mestiere - hanno decretato la fine del Partito democratico


08/03/2021

di SANDRO VACCHI


Ben alzato, compagno Nicola Zingaretti! Gradisce un caffè, adesso che s'è svegliato e si è accorto che il suo non era, non è e non è mai stato il partito dei Migliori, ma al massimo del Migliore (Palmiro Togliatti), che poi la storia si è presa la briga di smascherare come uno dei peggiori, campione dei gattopardi ipocriti, traditore degli alpini italiani in Russia e tremebondo lacché di Stalin? 
Che fortuna che, negli stessi giorni in cui il vecchio PCI festeggiava il proprio centesimo compleanno e nel contempo la propria morte, il papa celebrasse riti e funzioni nella terra che fu dei tagliagole e che, soprattutto, il rito pagano di Sanremo occupasse per settimane tutti i canali e i fiumicelli televisivi, così che una vicenda epocale è passata un po' in secondo piano. Epocale, ho detto, ed epocale confermo, in quanto il Partito comunista italiano fondato nel gennaio 1921 a Livorno, e i suoli figlioletti e nipotini bastardi Pds, Ds eccetera, hanno segnato un'epoca fondamentale della storia italiana, che si stia o meno da quella parte della barricata. 
Epocale, poiché non s'era mai visto un segretario di partito – e che partito! - andarsene schifato – parole sue – dai suoi stessi compagni della parrocchietta, tesi quant'altri mai a spartirsi seggiole, poltrone e strapuntini, secondo la peggiore tradizione dorotea e laurista (dal comandante Achille Lauro). Sono le stesse menti elette – nel senso di sedicenti elevate, in quanto chi li elegge? - che ogni sera in televisione e ogni mattina sui giornali, soprattutto Repubblica e Corriere, insegnano a noi puzzoni come si sta al mondo, come si deve vivere secondo le regole del politicamente corretto e del cerebralmente defunto, come si deve fare la cacca nel vaso quando i fatti dimostrano invece che la si fa sistematicamente davanti alle scarpe dei cittadini, i quali la pestano e si imbrattano.
Complimenti a Zingaretti, ci mancherebbe, ma quanto a scoppio ritardato? E' lo stesso Zingaretti col faccione da panettiere che, come ultimo atto della sua tutt'altro che rimarchevole segreteria, ha dichiarato che le Sardine rappresentano “una energia positiva per il Paese”. Capito, gente di scarso spirito e materia grigia che pensate ancora alla sacralità del Partito, quello con falce, martello e stella rossa appaiati al Tricolore, ad autodenuncia su chi comandava veramente nel Partito Comunista “Italiano”. 
Così le Sardine si sono riprese il loro quarto d'ora di celebrità, che in Italia non si nega a nessuno. Il leader sardinesco ha, come al solito, aperto bocca per dare aria ai premolari: parole, parole, parole vacue senza far intendere niente a noi, poveri sotto-uomini incapaci di comprendere le loro raffinate capriole dialettiche. Energie positive le Sardine, sostiene Zingaretti il Morituro: l'avrà capito che le Sardine, non gli squali o i delfini, che per lo meno sarebbe un nobile morire, sono gli incaricati di tirare la catena per mandarli a fondo? 
Si rendono conto, i compagni che non hanno letto Marx, ma nemmeno Topolino, quale beffa suprema sia un Beppe Grillo, inventore dei Cinque Stelle, che si candida a diventare segretario del PD in coma profondo, non diversamente proprio dai Grillini? Il Grillo che dice e diceva “Vaffanculo” tutto, come raffinato programma politico, in primis proprio il PD? “Mai con il PD!” diceva. Appunto: ci hanno governato (meglio, “sgovernato”) nel dicastero giallorosso dell'estinto Giuseppe Conte (a proposito, qualcuno lo ricorda, nel trigesimo della caduta?) e continuano a sgovernarci con Supermario Draghi, l'uomo che salverà la Patria, farà vincere alla nazionale il mondiale di calcio, insegnerà il congiuntivo a Di Maio e infine sarà assunto in cielo, al colle più alto, il Quirinale. 
Il nostro è il Paese dei giullari, dei guitti, nel quale i comici invece di far ridere governano, che è quasi la stessa cosa, e i centravanti vanno a Sanremo, e nessuno fa più il proprio mestiere, in quanto i mestieri non esistono più, sfarinati nel globalismo conformista e politicamente corretto, nell'ipocrisia palpabile delle trasmissioni Rai, ma anche Mediaset, nella pappa molle che uniforma la lingua, proprio nel centenario dantesco, trasmutando l'italiano il global english, gli individui in tanti Zelig che assumono personalità e idee degli interlocutori. 
Nel calderone entra tutto e tutto muore, soprattutto chi non si uniforma al Grande Disegno. Questo non è più il mondo degli Alighieri – magari! - ma nemmeno dei Medici, dei Garibaldi, dei Cavour, dei De Gasperi... E' il mondo dei Rocco Casalino e dei cacciatori di poltrone denunciati dal buon cicciobello Zingaretti, i suoi compagni di partito passati senza alcuna vergogna dall'opposizione a un governo di centro-destra al governare sotto la guida del carneade Giuseppe Conte, partito sedicente di sinistra al posto di uno di destra, la Lega, come se niente fosse. E' l'Italia oppure il Guatemala? E' piuttosto il Guatemala, dove il bene, la competenza, la professionalità, l'impegno, sono sopraffatti dal sardinismo, il Sessantotto del nuovo millennio, quello dell'incapacità al potere. 
Un potere che viene prima di ogni altra cosa. Non dico dell'onore – figuriamoci, in Italia: passi per mafioso oppure per fascista - ma almeno del buonsenso, del senso del ridicolo, dell'amor proprio. Questi hanno la faccia come il sedere, senza offesa per il sedere, e fanno la moraletta a noi. Gli Speranza ci insegnano a stare al mondo rinchiudendoci in casa, le Azzolina ci insegnano a studiare sui banchi con le ruote, i governanti ci insegnano a spostarci con i monopattini, a mantenerci col reddito di cittadinanza, a fare sport al computer. E' il controllo a distanza e “in presenza”, come dicono oggi i turlupinatori, i piddini mutati in grillini, ed entrambi in zombi. 
Sanno blaterare soltanto di antifascismo, che va bene con tutto, come il blazer blu. Di femminismo, di quote rosa, di politicamente corretto e mentalmente idiota. Ignoranti più che furbi, Di Pietro, anzi Razzi, e Crimi, e Romano, e Morani, e Zampa, più che D'Alema, Prodi, Berlusconi. Sono gli Zingaretti del partito più conservatore del mondo che si spaccia come sinistra, mentre l'unica cosa che ha saputo cambiare negli ultimi trent'anni è stato il nome: quattro volte, per la vergogna di chiamarsi ancora comunisti mentre il comunismo si sgretolava, dopo aver sgretolato milioni di uomini e sfasciato intere economie. Globalismo anche quello, non scordiamolo, in nome di una eguaglianza fasulla che ha massacrato l'individuo e il valore supremo, la libertà. 
Zingaretti ha scoperchiato il marcio che cova da sempre in quello che era una volta il PCI? Meno male, ma con quanto ritardo? Quello comunista fu l'unico partito a salvarsi dal fuoco ad alzo zero di Mani Pulite, trent'anni fa. Come mai? Tre decenni senza risposte, i Primo Greganti finiti in carcere pur di non parlare, la tangente Enimont-Ferruzzi di Raul Gardini trasformata in semplice nome, in puro spirito, mentre Gardini veniva trasformato in cadavere non si è mai saputo da chi. 
Poi ti spunta fuori il guitto che tutto irride e spernacchia e si propone come segretario del partito che fino a mezzo giro d'orologio prima ricopriva di cacca e di sputi, e non c'è uno straccio non dico di D'Alema o di Veltroni, giganti della politica, ma nemmeno di Stefano Bonaccini che alzi un dito. Anzi, Amici comunisti di quelli che moriranno comunisti, mi hanno detto di non essere dispiaciuti della svolta, perché proprio il governatore dell'Emilia-Romagna “da tempo sta scaldando i motori”. 
Perché, li hanno ancora i motori? Come minimo battono in testa da anni, come sulle loro teste ha martellato per decenni la propaganda di cellula appresa alla scuola di partito delle Frattocchie, primo insegnamento della quale è sempre stato “Il partito ha sempre ragione”. Come se il partito non fosse composto da individui che spesso hanno commesso puttanate sesquipedali. Come se l'appartenenza ideologica non li avesse accecati dalla nascita. 
Gli fai presente che Giorgia Meloni ha detto, unica e sola, una cosa elementare. La chiusura di palestre e piscine manderà in rovina i gestori di questi impianti, ma rovinerà anche la salute di centinaia di migliaia di persone alle quali, per decenni, è stato inculcato il concetto che lo sport è salute. Oggi, in pieno Corona Virus, la più bella malattia globalista che il mondo ricordi dall'epoca della Spagnola, contrordine compagni! Impianti sportivi chiusi “sine die”, mentre proprio l'attività fisica, rafforzando l'individuo, ne rafforza le difese immunitarie. Sapete qual è stata la risposta? “Ma la Meloni è fascista!”. Come se allenarsi e tenersi in forma equivalesse ad andare al Sabato fascista o ai Littoriali. Come se Marco Rizzo, segretario del Partito comunista italiano, quel tipo corpulento e calvo, non fosse un pugile di discreto livello. Sarà fascista anche lui? 
Ragionare con la propria testa è un esercizio vietato dal Capitale di Marx, evidentemente, ma credete che i piddini lo abbiano mai letto, per vedere almeno se quanto dico per scherzo è una boiata? Questa repubblica delle banane guidata da Pulcinella non merita altro che quello che ha seminato: il culto delle cose morte (antifascismo all'italiana in primis) contro il culto delle persone, degli individui, dei cittadini, mandati sempre più di rado a votare. Ingoia e taci! I veri fascisti sono loro, gli spacciatori di falsità, peggio dei pusher che vendono eroina.

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