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Il Salva-Stati? Si salvi chi può dai quei… due: il premier Conte e il ministro Gualtieri

E il Governo? Nella morsa di una tenaglia i cui bracci sono tenuti, oltre che da Salvini e Meloni, anche da Renzi e Fassina. Tutto questo mentre a turbare i nostri sonni resistono le vertenze Ilva e Alitalia


03/12/2019

di Sandro Vacchi


Irredimibile: escluso da qualsiasi possibilità di riscatto, non rimborsabile. Che non può essere riscattato o affrancato. Non liberabile da una colpa. Per quanto riguarda il debito pubblico, lo Stato non si assume l'obbligo di rimborsarlo, impegnandosi solo al pagamento di un interesse annuo. 
Sono le definizioni dell'aggettivo che comincia a togliere il sonno agli italiani, evocato dal ministro dell'Economia, il piddino Roberto Gualtieri, in relazione alla revisione del Meccanismo europeo di salvaguardia, il cosiddetto Salva-Stati o MES. Come a dire, con Dante: “Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate.” vale a dire i sottoscrittori del debito pubblico, cioè i risparmiatori, e gli italiani sono i più solerti risparmiatori al mondo. Siamo altrettanto solerti voltagabbana e amanti dei vincitori, che piantiamo in asso appena cadono in disgrazia, ma anche questo prova che non siamo fessi. Furbi, opportunisti, immorali? Prendiamo e portiamo a casa, ma fessi proprio no. 
Ce lo verrà dunque a raccontare il prode Gualtieri, oppure Giuseppi avvocato del popolo, che i nostri risparmi, i nostri soldarelli nominati in euro, che vent'anni fa valevano il doppio sotto forma di lire, si saranno ulteriormente deprezzati perché lo Stato che tanto pensa a noi li avrà prestati alle banche tedesche? E non alle nostre, per esempio, che peraltro non li meritano; oppure a chi dovrebbe mettere in sicurezza i viadotti che crollano, le paratie di Venezia che affonda, la famigerata Salerno-Reggio Calabria. 
Per non dire dell'Ilva e dell'Alitalia, di un sistema industriale in decomposizione. E per non aggiungere la scuola, la ricerca, il patrimonio artistico abbandonati a sé stessi, il mantenimento degli immigrati nei centri di accoglienza e di sperpero, il reddito di cittadinanza mangiatoia di fannulloni, il canone Rai per mantenere a Beluga e Veuve Cliquot il signor Fabio Fazio, che applaudiva commosso in piedi la piratessa che – ahi lui – per un pelo non era riuscita a far polpette di cinque finanzieri in barca. 
L'Italia ne ha, eccome, di spese, fra indispensabili, inderogabili, necessarie e puttanate. E cosa andrebbe a escogitare il governo (chiamiamolo così)? Di prendere il portafogli dello Stato e di metterlo nelle misericordiose mani delle iene dell'Unione Europea, alla quale il colabrodo Italia si impegna a versare per la modifica del Salva Stati. 
Se c'è uno Stato che dovrebbe essere salvato è proprio il nostro, il quale è pur sempre il terzo maggior contribuente dell'inverecondo carrozzone comunitario mascherato da autorevole e paludato club di altissime, autorevolissime, sapientissime e impegnatissime creature extra terrene il cui unico scopo sarebbe la nostra felicità di sudditi. Versiamo in cassa, come quando portiamo un po' di soldi in banca. Ma se ci serve qualcosa? Giù le mani, “macaronì de merde!”, esclamano a Bruxelles, perché se non abbiamo i conti in ordine, i soldi non arrivano. Ma se li abbiamo dati a voi, come facciamo ad averne ancora? Eppure li abbiamo, eccome se ne abbiamo, sotto forma di risparmi privati, che fanno tanto gola ai manettari sognatori di imposte patrimoniali e tasse progressive ai danni dei “ricchi”, e i super euro-burocrati sono i massimi esperti planetari di spolpamento dei vivi. Insomma, per sanare il debito pubblico quale miglior medicina del risparmio dei privati? 
Sono partito scrivendo che non ci fa fessi nessuno, per la semplice ragione che ci facciamo fessi da soli. Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, quella europea è una gabbia per polli (appunto i fessi) dalla quale è impossibile (o irredimibile) fuggire. Grazie ai campioni dell'estremismo europeista, agli adoratori dell'euro, dei vincoli di bilancio, delle politiche di austerity, dell'unità di un'Europa che favoleggiano da anni senza guerre, mentre la guerra si combatte da decenni e senza esclusione di colpi, di armi segrete finanziarie, di spionaggio, di tradimenti, di cambi di casacca, di ricatti, di governi fantasma, di falsità mostruose. 
E' una guerra che vede in campo a Banca Centrale Europea, Fondo Monetario, banche centrali dei diversi Stati, alta finanza, Stati dittatoriali in pieno boom economico (Cina), democrazie allo sbando, strangolate dai tassi d'interesse come dai vincoli imposti da organismi centralistici e sovrannazionali (Unione Europea), oppure messe in difficoltà al proprio interno (Stati Uniti), pseudo democrazie colpite da sanzioni (Russia), regimi teocratici medievaleggianti e super dittature rosse in possesso di armi atomiche (Iran e Corea del Nord), un micro Stato democratico accerchiato e detestato più o meno apertamente, come Israele. 
L'Italia quanto pensate che conti in questo quadro? Meno del gancetto che lo tiene appeso al chiodo. Se, però, non possiamo sviscerare i massimi sistemi, possiamo dare un'occhiata in casa nostra. Da un lato la destra, che con Giorgia Meloni dice: «Il Parlamento deve poter modificare un fondo nel quale l'Italia si impegna a versare 125 miliardi per salvare le banche tedesche ma non l'Italia!». Dall'altro lato la sinistra di Leu, che con Stefano Fassina dice: «La revisione del trattato determina un oggettivo peggioramento delle prospettive del debito italiano». E' sostanzialmente la stessa cosa, la medesima critica. 
In giugno il premier Conte spiegò in Parlamento che a Bruxelles si sarebbe parlato della riforma del MES. Lega e Cinque Stelle, allora ancora insieme nel governo, espressero una serie di dubbi. Il leghista Riccardo Molinari: «La riforma prospettata è pericolosa. Con i soldi di tutti si intendono salvare le banche francesi e tedesche che hanno speculato in Grecia sulla pelle della gente. Qualcuno vorrebbe che il Salva Stati entrasse nei trattati europei come qualcosa di vincolante da cui non si possa più uscire?». Il grillino Francesco D'Uva: «Otto Paesi dell'area euro, compresa l'Italia, non potrebbero richiedere assistenza al MES a meno di non farsi commissariare». 
Nella replica, Conte diede ragione a entrambi, parlando di buoni suggerimenti per una valutazione più approfondita e dando parere favorevole alla risoluzione dei due parlamentari, che impegnava il governo a non approvare modifiche penalizzanti per gli Stati più bisognosi di riforme strutturali e di investimenti. 
Nei giorni scorsi, caduto quel governo e sostituito da quello giallorosso di PD e grillini, è saltato fuori l'“irredimibile” del ministro Gualtieri, come se il fatto fosse già compiuto e senza via di ritorno, alla faccia del Parlamento e della “Costituzione più bella del mondo”. 
Matteo Salvini non ci ha visto più, o meglio: vede benissimo all'orizzonte le determinanti, fondamentali, elezioni in Emilia-Romagna. Ha così parlato di alto tradimento e minacciato di denunciare Conte; il premier lo ha invitato ad andare in Procura, che lui lo querelerà per diffamazione. Siamo in un pasticcio da avvocato Azzeccagarbugli, a cominciare dall'interpretazione del famigerato MES, che l'italiano medio considera ormai una specie di accordo con lo strozzino. 
Fatto sta che l'intesa europea, chiamiamola così, se fosse realmente stata raggiunta nel peggiore dei modi possibili per noi, e senza un preventivo passaggio in Parlamento, sta riuscendo nel miracolo di mettere d'accordo rodomonti e banchieri. Il viceministro dello Sviluppo, il grillino Stefano Buffagni, dice: «Ho molti dubbi e timori. E anche la Banca d'Italia nutre gli stessi dubbi e parla di criticità». Non solo Bankitalia. Il presidente dell'ABI, Antonio Patuelli, è andato giù di brutto, asserendo che le banche non sono state informate e che potrebbero quindi non sottoscrivere più i titoli del debito pubblico. 
Il governo giallorosso è preso in una tenaglia i cui manici non sono soltanto la Meloni e Fassina, comunista esiliatosi a sinistra. No, i pezzi grossi della contestazione, della fronda, si chiamano entrambi Matteo, Salvini da una parte e Renzi dall'altra, coinvolti per coincidenza del destino in vicende che hanno anch'esse lo stesso nome, Open: la “Open Arms” per il leghista, indagato per sequestro di persona e omissione di atti d'ufficio, e la fondazione Open dell'ex premier toscano, già segretario del PD e mallevadore del governo in carica, che ha peraltro scaricato subito facendosi un proprio partito. 
Il più cinico erede del Segretario fiorentino ser Niccolò Machiavelli ha avuto un triplice travaso di bile quando la magistratura ha osato indagare la sua Open per finanziamento illecito ai partiti. Magistratura? Indagare? In casa di un ex segretario del PD? Sacrilegio! Ma certi trattamenti non erano riservati un tempo a Silvio Berlusconi, e oggi a Salvini? Vuoi vedere che Mal comune mezzo gaudio, i Due Mattei, pur di governare... L'ho già detto che, se fossi Salvini, prima di stringere la mano a Renzi indosserei un'armatura in plutonio rinforzato e mi farei accompagnare dal battaglione San Marco. In tivù da Bruno Vespa se le sono date di santa ragione, però sempre sorridendo... Vuoi vedere che... 
A Salvini basterebbe starsene tranquillo ad aspettare i continui scivoloni di ex comunisti e neo luddisti, cioè piddini e grillini, per riuscire a portare probabilmente la Muta di Bologna, Lucia Borgonzoni, al governo della regione più rossa d'Italia. Non tascurerà niente, invece, per sparare ad alzo zero sul nemico e quello del MES potrebbe essere il colpo decisivo, insieme con il terrificante scandalo dei bambini venduti e comprati a Bibbiano dopo essere caduti in una rete “assistenziale” anch'essa di colore ben definito. Da un'altra rete il PD replica scaricando Sardine e idee che sanno tanto di grillismo, come quella di chiedere on-line agli iscritti proposte e segnalazioni da inserire nel programma. La malattia dei pentastellati ha contagiato anche i nipotini di Togliatti.

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