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Il Vangelo di San Giovanni secondo Carlo Maria Martini

Il rimpianto presule ci invita a metterci all’ascolto della Parola e ad aprire il cuore all’amore di Gesù 


11/11/2019

di Tancredi Re


Il Vangelo secondo Giovanni è uno dei quattro vangeli canonici contenuti nel Nuovo Testamento della Bibbia cristiana. Si presenta come la trascrizione da parte di autori anonimi della testimonianza del “discepolo che Gesù amava”, che la tradizione identifica con l’apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo. Oggi gli studiosi fanno comunque spesso riferimento anche ad una scuola giovannea nella quale sarebbe maturata la redazione del vangelo, delle tre lettere e dell’Apocalisse (o Rivelazione o Libro della Rivelazione, che è l’ultimo libro del Nuovo Testamento) attribuite all’apostolo. 
Scritto in greco, è composto da 21 capitoli e, come gli altri vangeli, narra il ministero di Gesù. E’notevolmente diverso dagli altri tre, detti sinottici, anche se sembra presupporre la conoscenza almeno di quello secondo Marco, di cui riproduce talvolta espressioni peculiari. Mentre i sinottici si basano sulla predicazione del Regno di Dio da parte di Gesù, quello di San Giovanni approfondisce la questione dell’identità del Cristo, inserendo ampie digressioni teologiche. 
Qualunque sia stata la sua origine e la sua composizione (di cui vi sono molte ipotesi), esso svolge la funzione insostituibile di fornire la chiave di lettura di tutto il vangelo: tutto quello che Gesù dice e fa è parola di Colui che è la Parola eterna, è rivelazione del Padre, è segno che rimanda all’Incarnazione della Parola in Cristo. 
In particolare Gesù viene identificato con il Logos divino (cioè la parola, il verbo) preesistente alla formazione del mondo. Compare all’inizio del Vangelo di Giovanni dov’è coincidente con Dio creatore e poi storicamente incarnato in Cristo e quindi negli uomini venendo ad “abitare in mezzo a noi”. 
Nel suo Imparare a credere (Piemme, pagg. 254, euro 16,50) Carlo Maria Martini (arcivescovo e poi cardinale della diocesi di Milano dal 1980 al 2002, gesuita, biblista e rettore del Pontificio Istituto Biblico di Roma e della Pontificia Università Gregoriana, scomparso nel 2012) ci fa riscoprire il vangelo di Giovanni, attraverso la lectio divina, metodo adoperato con successo, unitamente alla “Cattedra dei non credenti”, sia per agevolare i giovani nell’accostarsi alla Sacra Scrittura, sia per favorire il dialogo e il confronto tra laici e uomini di fede sui temi più scottanti dell’attualità del suo tempo. 
Il religioso ci invita a prendere una posizione chiara di fronte al Verbo fatto carne: questo nella lettura del testo significa affrontare “il caso serio della fede” nella sua nudità e semplicità. 
Le domande alle quali come credenti dobbiamo rispondere - dice Martini - sono semplici ma dischiudono una prospettiva immensa: siamo capaci di credere andando oltre i segni tangibili, affidandoci a Gesù e alla sua parola? Siamo pronti ad accogliere un Dio umile, pieno di tenerezza che si esprime nella fragilità della carne, un Dio crocifisso? 
Quella del presule è una meditazione di grande attualità che invita a mettersi all’ascolto della Parola, ad aprire il cuore, a esercitare quell’affidarsi a Dio che è il bene più grande e liberante dell’uomo.

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