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Il blocco degli spostamenti fa perdere 10,3 milioni di turisti

A stimarlo "Confturismo Confcommercio" ricordando che si tratta di una componente economica importante e da non sottovalutare sia in termini di sostegni che di investimenti


07/12/2020

di Artemisia


Dario Franceschini

Un’altra stagione turistica persa. Con il blocco dei trasferimenti tra le regioni fino a gennaio e le feste da passare nei comuni di residenza, le strutture ricettive perderanno 10,3milioni di turisti, 3.9 milioni stranieri e 6,4 milioni italiani. La stima è di Confturismo Confcommercio. 
La situazione per il futuro è ancora più preoccupante. Il timore del contagio si è impadronito delle persone e da una rilevazione emerge che il 44% (era il 37% nel monitoraggio di ottobre) dice di voler attendere a partire anche quando l’emergenza sarà finita, mentre si riducono parallelamente di 6 punti percentuali – dal 45% al 39% - quelli che invece desiderano concedersi una vacanza non appena fuori dal rischio Covid. Il desiderio di viaggiare quindi si è ridotto al minimo storico e i progetti di vacanza sono stati rinviati praticamente all’estate 2021.
Il turismo è un motore importante dell’economia italiana con i suoi 190 miliardi di valore della produzione. La stagione della neve, anche se gli impianti saranno riaperti dopo l’Epifania, appare definitivamente compromessa. Quanto al campione si chiede di immaginare il luogo della prossima vacanza, il 44% risponde una località di mare, e solo il 30% menziona la montagna. Insomma, secondo Confturismo, ci si proietta direttamente all’estate saltando a piè pari l’inverno e addirittura immaginando già qualche viaggio all’estero, ma non nelle mete esotiche tipiche di questo periodo, come il Mar Rosso, i Caraibi o l’Oceano indiano, ma quelle dell’Europa estiva, prime fra tutte Spagna e Grecia. 
Di qui a qualche mese gli attori della promozione turistica si troveranno di fronte a due tendenze per la prossima estate, entrambe penalizzanti per l’Italia: gli italiani che tornano a viaggiare all’estero e gli stranieri che, attratti dalle offerte al ribasso che cominciano a rimbalzare su Internet, torneranno solo in parte in Italia che comunque resta una meta costosa. 
Bisognerà vedere se parte dei fondi del Recovery Plan saranno impiegati in un piano di rilancio del turismo nazionale. Al momento si sta perdendo tempo, non si vedono azioni concrete, non si è aperto nessun tavolo di lavoro al ministero dei Beni culturali e del Turismo. 
Soltanto il turismo della neve vale 10 miliardi tra biglietti degli impianti di risalita e indotto. Intere aree vivono quasi esclusivamente della stagione sciistica che quest’anno è severamente compromessa se non persa del tutto. Le Alpi sono il paradiso degli sciatori e da sole catturano il 43% degli amanti dello sci mondiali. In Italia sono circa 4 milioni i praticanti di sport invernali, la metà pratica la discesa, in 349 ski area, generando un giro d’affari che con oltre 10miliardi è circa l’11 per cento del sistema turistico della Penisola, con una spesa media pro capite di 1.080 euro per una settimana bianca e di 388 euro per un week end. 
Per essere pronti ad aprire gli impianti, le stazioni sciistiche hanno già avviato l’innevamento artificiale. Sono costi pari a 100milioni a stagione che difficilmente quest’anno saranno coperti dall’affluenza. Solo in Lombardia l’industria della neve ha avuto un fatturato della scorsa stagione invernale pari a 72,6milioni che ora, con la riapertura degli impianti dopo l’Epifania, non ripeterà. La regione ha 27 comprensori, una miriade di piccole stazioni, le prealpine e le bergamasche e alcune più grandi come Livigno, Ponte di Legno, Bormio, Tonale. 
La perdite del turismo rappresenta solo una parte del profondo rosso dell’economia. Confindustria stima un crollo di circa mezzo milione di posti di lavoro. Il presidente dell’associazione degli industriali, Bonomi, auspica che a partire da marzo il governo non rinnovi il blocco dei licenziamenti, perché “questo sarebbe un vero segnale di ripresa per la nostra economia”.

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