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Il caso Versace: fra le pieghe di un omicidio che ancora fa storia

La giornalista investigativa Maureen Orth ha ricostruito, con dovizia di particolari, uno dei fatti di cronaca nera più famosi degli ultimi vent’anni


19/02/2018

di Valentina Zirpoli


Quando successe, il 15 luglio 1997, l’omicidio dello stilista e imprenditore italiano Gianni Versace, senza ombra di dubbio uno dei numeri uno nel campo dell’alta moda, fece il giro del mondo. Vuoi per la notorietà della vittima, vuoi per come si consumò quella brutta quanto torbida storia, vuoi per una caccia all’assassino che avrebbe tenuto banco sulle prime pagine di tutti i più importanti quotidiani internazionali. E a farsi carico di questa sconvolgente vicenda è stata la giornalista investigativa americana Maureen Orth, arrivata sui nostri scaffali, per i tipi della Tre60 (marchio della Tea), con Il caso Versace. La storia, i protagonisti, il mistero (pagg. 486, euro 18,00, traduzione di Maddalena Togliani). 
Lavoro sul quale è basata - in virtù della riconosciuta qualità del materiale raccolto - la serie American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace, prodotta dal canale televisivo statunitense Fx e trasmessa in molti Paesi a partire dallo scorso mese di gennaio. Con Edgar Ramirez nei panni di Gianni Versace, di Penélope Cruz in quelli della sorella Donatella e di Ricky Martin in quelli di Antonio D’Amico, il fidanzato storico dello stlista. 
Maureen (Ann) Orth, si diceva: nata il 26 gennaio 1943, laureata a soli 21 anni all’Università californiana di Barkeley, sposata con lo scomparso giornalista Tim Russert (era stato responsabile della redazione di Washington della Nbc), dal quale aveva avuto Luke, a sua volta attivo nella carta stampata. Lei che strada facendo ha collaborato con importanti testate, come Newsweek, Vogue, The Washington Post, The New York Times, Rolling Ston ed Esquire; lei che dal 1988 lavora per Vanity Fair, dove si occupa tuttora di giornalismo investigativo (celebri i suoi pezzi sulle accuse di pedofilia a Michael Jackson e al prete Paul Shanley, nonché sulla vicenda Woody Allen-Mia Farrow; ma significative sono state anche le sue inchieste sul traffico di droga in Afghanistan e in Colombia, oltre che le sue interviste a numeri uno come Vladimir Putin, Margareth Thatcher, Carlos Menem, Madonna, Tina Turner, Karl Lagerfeld e  Carla Bruni). 
Insomma, un bel pedigree che si rapporta a un penna di intrigante leggibilità; che quando si mette a parlare di un argomento lo fa dopo aver approfondito l’argomento attraverso un imponente lavoro di ricerca. Come appunto nella ricostruzione dell’omicidio di Gianni Versace, che si rifà alle infinite sfaccettature di un mistero che si dipana, partendo dalle dorate stanze del lusso sino ad arrivare a quelle più oscure, e decisamente più pericolose, della mente umana. Risultato? Una storia che regala novità, che ricostruisce i fatti con una meticolosità da detective, che si addentra nei minimi particolari di una delle più vaste cacce all’uomo portate avanti dall’Fbi: in cerca di un assassino che sembrava sparito nel nulla, salvo poi essere ritrovato cadavere in una casa galleggiante di Miami Beach. 
Di quell’omicidio a colpi di pistola sugli scalini dell’abitazione di Versace al 1116 di Ocean Drive (ovvero Casa Casuarina, una struttura Art Decò del 1930 che ospita ora una Boutique hotel di 10 suite, allocate nelle stesse stanze che furono decorate dallo stilista in persona) venne incolpato Andrew Cunanan, un tossicodipendente dedito alla prostituzione omosessuale, sospettato di aver assassinato in precedenza, con sorprendente quanto squilibrata furbizia, altre persone. E per questo da tempo ricercato. Di fatto Andrew Cunanan non poté essere interrogato, né a suo carico fu istituito un processo, in quanto - come già ricordato - venne trovato morto alcuni giorni dopo. 
Si parlò di suicidio con la stessa pistola con la quale aveva ucciso Versace, uno stilista peraltro adorato da milioni di donne. Ma cosa si nasconde ancora dietro questa tragica morte? E quanto corrisponde a verità l’ipotesi che l’omicida fosse stato ucciso altrove e quindi trasportato nel luogo dove venne rinvenuto cadavere? Perché il suo corpo venne subito cremato, rendendo impossibile una eventuale autopsia? E per quale motivo e a chi eventualmente giovava? Un altro mistero nel mistero. 
Pubblicato per la prima volta due anni dopo il tragico omicidio dello stilista e imprenditore italiano, questo libro conserva tutta la sua attualità e la sua freschezza narrativa. E risulta frutto di una imponente “indagine” basata sull’analisi di migliaia di pagine di rapporti di polizia e oltre quattrocento interviste che l’autrice ha condotto con i protagonisti, i comprimari e i semplici spettatori della storia. Un lavoro caratterizzato da una rigorosa verifica delle fonti, tanto è vero che non è mai stato oggetto di azioni legali o di contestazioni volte a bloccarne la diffusione. E appunto per questo, strada facendo, avrebbe beneficiato di numerose ristampe.

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