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Il caso di Maria Elena Boschi: non basta negarsi, ma bisogna essere sopra le parti

Se fosse accaduta una cosa del genere a Silvio Berlusconi, Palazzo Chigi sarebbe stato assediato come il Palazzo d'Inverno ai tempo dei Bolscevichi


18/12/2017

di Sandro Vacchi


Introduzione - Se fosse accaduta una cosa del genere a Silvio Berlusconi, Palazzo Chigi sarebbe assediato come il Palazzo d'Inverno cent'anni fa dai bolscevichi, Mediaset in fiamme, Villa Certosa trasformata in un bivacco di cosacchi sessantottini, le Olgettine all'opera nel peggiore bordello di Bagdad. 
Articolo - Se il presidente di un organismo di controllo, per quanto importantissimo, convoca nella propria abitazione privata alle 8 di mattina un ministro, non trovate che ci sia qualcosa di strano? Come minimo ritiene che l'esponente del governo sia debole, forse influenzabile, oppure bisognoso di favori. Se il suddetto ministro è una più che carina ministra poco più che trentenne appena insediatasi sulla prestigiosa poltrona da quella di avvocato di provincia che occupava in precedenza, le illazioni maligne si sprecano. Per sua fortuna la ministra rifiutò l'invito, come ha reso pubblico lei di persona, perciò ci siamo risparmiati un caso che avrebbe occupato per anni tutti i giornali, le tivù e gli sceneggiati. 
Questa è però l'unica mossa azzeccata di Maria Elena Boschi, detta Meb, sul caso Etruria. Una mossa confermata da chi l'aveva invitata a casa in modo e in orario così irrituali, vale a dire il presidente della Commissione di vigilanza sulla Borsa, nota come Consob, Giuseppe Vegas, un signore di collaudata esperienza e con il doppio degli anni della ministra toscana. Veghas, però, del contenuto di altri colloqui avuti con la Boschi ha parlato solamente in questi giorni di fine anno, quando il suo mandato è in scadenza e non potrà essere rinnovato. Che cosa ci sia dietro questa tempistica ognuno lo decida da sé. 
E veniamo alla Boschi, sottolineando con l'evidenziatore una cosa di cui lei si è evidentemente dimenticata, cioè la promessa di abbandonare la vita politica se le fosse andato male il referendum sulla riforma costituzionale proprio da lei elaborata. Il 4 dicembre dell'anno scorso la Boschi e il Partito Democratico hanno incassato una sconfitta paragonabile a quella di Napoleone a Waterloo, ma la signorina non si è esiliata a Sant'Elena, e nemmeno nella sua Laterina, anzi è diventata sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, incarico più elevato di quello di un “semplice” ministro. 
D'altronde, perché riprenderla? Ha fatto lo stesso il suo mentore, sodale, maestro e ispiratore, Matteo Renzi da Rignano: se perdo sparisco, ma eccolo dappertutto, ormai anche negli spot pubblicitari e a fare il raccattapalle alla partita. 
Io personalmente non provo simpatia per Marco Travaglio, che trovo supponente e saputello, ma quando sere fa Meb gli si è rivolta accorata: «Non mi tratterebbe così se non fossi una donna», all'improvviso è diventato un mio eroe. E no, signorina Boschi: lei non è una donna, ma un (articolo maschile, a sottolineare la asessualità della funzione) esponente (stavo per scrivere “membro”, ma sai la Boldrini! Semmai “membra”, no?) del governo di Paolo Gentiloni, peraltro mai eletto da nessun italiano: esattamente come lei. 
Se si trova su quella poltrona, in primo luogo deve ringraziare la Madonna di Fatima, in secondo luogo l'emerito presidente Giorgio Napolitano specialista in golpetti, e in terzo luogo dovrebbe, in virtù delle due predette ragioni, mettere il doppio, il triplo, il quadruplo dell'impegno a far sì che sulla sua figura e sul suo ruolo non incombano ombre né sospetti di conflitto di interessi. 
Il suo impegno l'ha messo tutto, invece, e meritatamente, ma anche doverosamente, nel sottolineare come lei non accettò l'invito di Vegas, suggerendo altre sedi più opportune e spegnendo ogni eventuale illazione pruriginosa che gira comunque nei bar della Penisola. E allora? Abbiamo scoperto che è una ragazza a modo, e le va dato atto. Ma sulla Banca dell'Etruria, di cui suo padre era vicepresidente, non ha chiarito un bel nulla. Tanto che il suo partito conta già quanti voti gli costerà alle elezioni di marzo questa vicenda. 
Matteo Renzi ha avuto guai simili con il padre Tiziano, ma qui la faccenda è decisamente più grave, in quanto una schiera di risparmiatori ci ha rimesso centinaia di migliaia di euro. Chi vigilava? La Consob? Vegas ha detto alla commissione presieduta da Pierferdinando Casini di aver incontrato due o tre volte dalla primavera del 2014 la ministra, preoccupata che la banca aretina con il papà vicepresidente potesse finire alla Popolare di Vicenza. Uno scontro fra i due dipartimenti dell'oreficeria italiana che non poteva vedere Arezzo perdere, avrebbe detto. Mah. La postilla fu che babbo Pierluigi, a dire della ministra e secondo quanto riferito da Vegas, sarebbe diventato presidente della banca. 
Ah sì? E la Boschi come mai già lo sapeva prima dell'assemblea? E perché lo va a dire a un signore che vigila anche sulle banche quotate? Forse per accreditarsi come l'importante ministra e figlia del presidente e avere così un supplemento di “attenzione”? Anche qui i lettori si diano la risposta da soli. 
La Banca d'Italia spingeva per una fusione dell'Etruria con un altro istituto di credito, conoscendo la precaria situazione finanziaria della banca toscana. Maria Elena Boschi, però, era tanto preoccupata già nel 2014 per le aziende del suo collegio elettorale. Come mai fino al febbraio dell'anno seguente non ha fatto l'impossibile, e con lei il sor Matteo Renzi che presiedeva il governo, per evitare che i soldi di tanti risparmiatori accalappiati con le obbligazioni subordinate della banca si trasformassero in carta igienica? 
Tante banche hanno venduto in modo anomalo prodotti molto rischiosi per i risparmiatori, ha dichiarato Federico Ghizzoni, già amministratore delegato dell'Unicredit, lo stesso al quale la fresca ministra delle riforme Boschi avrebbe telefonato per vedere se la sua grande banca fosse interessata ad acquistare l'Etruria di papà. Almeno così ha scritto Ferruccio De Bortoli, ex direttore del “Corriere della Sera”, in un libro intitolato “Poteri forti (o quasi)”. La Boschi lo ha querelato, e minaccia di fare altrettanto con tutti: un po' quello che fa la “presidenta” (è un termine bellissimo, non trovate?) Laura Boldrini quando si sente offesa sui social. 
La Boschi non troverà comunque in tribunale il pubblico ministero Roberto Rossi, il quale alla Commissione d'inchiesta sulle banche ha dimenticato di dire come papà Boschi fosse indagato in un filone di inchiesta sull'Etruria. Un'altra Procura, quella di Roma, ha da tempo aperto un dossier su una holding di Carlo De Benedetti che avrebbe acquistato titoli delle banche popolari poco prima che queste fossero trasformate in società per azioni. Così l'Ingegnere avrebbe guadagnato un bel po’ di soldi mentre i risparmiatori comuni perdevano spesso i risparmi di una vita. Per inciso, De Benedetti è l'editore di “Repubblica” e “L'Espresso”, organi più che ufficiosi del PD, il partito di Renzi e della Boschi. 
Meb si è rilassata sabato scorso celebrando a Firenze le nozze fra due signori gay e si è detta tanto emozionata per la nuova legge. Farebbe forse bene a stare più attenta, ma molto di più, senza minacciare istericamente querele a chicchessia, perché le prossime nozze potrebbero essere le sue. Ma con i fichi secchi.

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