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Il crollo dei ponti blocca i trasporti pesanti

Il settore è al collasso: l'AIPE (Associazione delle imprese di caldareria) annuncia la mobilitazione e l'azione penale, e stima danni per oltre 600 milioni di euro


10/04/2017

Luca Tosto, presidente di AIPE

Il trasporto pesante su gomma rischia la paralisi. Da quando si sono verificati crolli di ponti e cavalcavia, che hanno riproposto il tema della manutenzione delle strade e della sicurezza, né le Province né l’Anas si sono assunte la responsabilità di firmare le autorizzazioni per i trasporti eccezionali eccedenti i limiti dell’art. 62 (circa 100 tonnellate), vietando di fatto a questi mezzi la percorrenza di gran parte della rete stradale della Penisola, lì dove sono presenti ponti e cavalcavia.
Questo sta mettendo in ginocchio quelle imprese che si servono del trasporto pesante per le loro merci. A essere particolarmente colpita è l'industria della caldareria, che produce ed esporta, per il 95%, prodotti di heavy industry. Due le cause dello stallo, secondo quanto denuncia l'Associazione Italiana Pressure Equipment (AIPE), che rappresenta le principali aziende della caldareria: il passaggio delle competenze tra le strade delle Province/Regioni all'Anas e l'immobilismo di funzionari e dirigenti pubblici, che non si vogliono assumere la responsabilità di concedere le autorizzazioni per poi doverne rispondere al verificarsi di problemi, come i crolli, durante i trasporti. La situazione è aggravata dal lungo iter burocratico cui sono sottoposte le imprese e dall'onere economico per ottenere le autorizzazioni al trasporto pesante. Per i carichi superiori alle 100 tonnellate, le aziende devono infatti effettuare verifiche sulla stabilità e sulle condizioni dei ponti a proprie spese. Un ulteriore e pesante aggravio di costi, dal momento che le imprese pagano già indennizzi per l’usura delle strade, quelle provinciali con ponti e per sovrappassi autostradali. L'azienda deve inoltre provare che il mezzo riesce a distribuire il carico su tutti gli assi in maniera uniforme. Infine, una volta comunicato il percorso ed effettuate le verifiche, queste vengono sottoposte al vaglio delle Province, che impiegano ulteriore tempo per effettuare i dovuti controlli (oltre 15 giorni). Ma al termine di questo lungo iter non è affatto detto che l'autorizzazione venga rilasciata. Questa assurda burocrazia sta rallentando le consegne, con danni ingenti per le imprese, costrette a pagare penali per i ritardi ai clienti, oltre al danno d’immagine e alla perdita di competitività nei confronti delle imprese estere.
L'AIPE sottolinea che la nuova normativa, che intende portare il limite di peso alle 150 tonnellate, precluderà alle aziende italiane una importante fetta di mercato. Alcuni ordini raggruppano infatti più apparecchi e il fatto di non poterne fornire anche uno solo non consentirà di ricevere l’ordine per gli altri, con una conseguente perdita di fatturato: la stima è di un - 15-20%, ma questa quota potrebbe aumentare nel momento in cui il mercato internazionale capirà che in Italia è meglio non effettuare ordini per apparecchiature di questo genere. Alla mancanza di infrastrutture adeguate si aggiunge poi la problematicità del trasporto, che rende l'Italia poco attraente per le aziende straniere. Per questo motivo si innescherà sicuramente la delocalizzazione della produzione, che metterà sul lastrico migliaia di famiglie. Soltanto il comparto caldareria stima oltre 600 milioni di euro di danni.
L’Associazione ha intenzione di far fronte comune con altre associazioni di categoria danneggiate per effettuare manifestazioni di protesta e avviare un’azione legale per richiedere il risarcimento dei danni. Tra le possibili soluzioni proposte da Luca Tosto, Presidente di AIPE, ci sono:

- deroga per 6 mesi e conseguente rilascio dei permessi per le apparecchiature già acquisite alla data del 28/02/2017. Inoltre, utilizzare questi 6 mesi per organizzare un tavolo di lavoro con i trasportatori per trovare un percorso “protetto” sul quale convogliare tutti i trasporti di questo tipo per le varie zone geografiche, in modo da evitare limitazioni per il futuro;

- effettuare perizie dei ponti interessati con valenza almeno biennale o triennale in modo da tamponare il problema e, al contempo, effettuare adeguata manutenzione da parte di Anas o Provincia.

«L'AIPE – spiega Luca Tosto – chiede di dichiarare immediatamente lo stato di emergenza per causa di forza maggiore in modo da neutralizzare le penali già maturate. Bloccare il trasporto stradale del Nord Italia significa isolare il Paese dal mondo intero. Abbiamo avuto un incontro presso la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il Direttore Generale per la Sicurezza Stradale, Sergio Dondolini, per parlare delle criticità legate al blocco delle autorizzazioni. Il Dirigente ha mostrato una grande comprensione e si è detto disponibile per cercare di risolvere il problema al più presto. Mi auguro che ciò avvenga effettivamente in breve tempo così da scongiurare le mobilitazioni».

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