Share |

Il delitto non ha confini, ma non tutti sono tagliati per il crimine

A spasso con la sgangherata banda di mariuoli messa in scena da Christian Frascella. E poi La processione dei fantasmi di Gianluca Lioni e Il muro del silenzio di Nele Neuhaus


09/11/2020

di Mauro Castelli


Una penna fertile, accattivante quanto gradevole, svagata quanto divertente quella di Christian Frascella, un autore fuori dalle righe, “un po’ orso, un po’ introverso e un po’ timido”, nato a Torino il 21 settembre 1973 ma da tempo accasato a Roma. Sia pure con il cuore ancora rivolto alla sua città natale (“Sono venuto al mondo in periferia e quando riuscii a trasferirmi in centro non mancai di sentirmi un estraneo rispetto alle persone che frequentavo, in quanto parlavano un’altra lingua”). 
Un legame che si rifà, ad esempio, alla sua sfegatata passione per il Torino (squadra di calcio che in questi ultimi tempi non deve avergli però regalato grosse soddisfazioni), ma anche al ricordo ancora vivo di quando da ragazzo si dava un gran da fare per non studiare. Nel senso che, dopo aver frequentato la seconda magistrale (“Con la scuola non andavo infatti d’accordo, al contrario di mio fratello Davide che oggi insegna”), decise di mettersi a lavorare come operaio. Periodo nel quale iniziò a “coltivare la passione per la scrittura”. 
Finendo per esordire nel 2009 con il romanzo Mia sorella è una foca monaca, un lavoro edito da Fazi capace di guadagnarsi - per la sua freschezza e la sua originalità - l’apprezzamento sia dei lettori che della critica. Tanto è vero che sarebbe stato finalista del Premio Viareggio, oltre che vincitore del John Fante e del Zocca Giovani. 
A seguire Frascella avrebbe dato alle stampe, sempre per i tipi della Fazi, Sette piccoli sospetti. Quindi nel 2011 l’approdo alla Einaudi, con la quale si sarebbe imposto grazie a un azzeccato personaggio, Contrera, l’investigatore privato più sfacciato che ci sia in circolazione. “Un adorabile sbruffone, zeppo di difetti, che nasconde dietro la battuta pronta i guai di una vita buttata all’aria con metodo”. Di fatto un tipo ruvido e inopportuno, per certi versi fascinoso, che l’autore aveva fatto debuttare nel 2018 in Fa troppo freddo per morire con l’intenzione dichiarata di farlo diventare un protagonista seriale. E così sarebbe stato, tanto da riproporlo a tamburo battente ne Il delitto ha le gambe corte, Il colpevole se ne frega e L’assassino ci vede benissimo
Di fatto un autore, Frascella, capace di divagare a largo raggio, come dimostrato ne La sfuriata di Bet e Il panico quotidiano, una prova di maturità di impianto autobiografico. Sempre nel filone dei libri per ragazzi va annoverato anche La cosa più incredibile, seguito da Brucio, un thriller per giovani adulti edito da Mondadori e in procinto di diventare un film. E ora eccolo di nuovo sugli scaffali per i tipi della casa di Segrate, che l’ha consacrato, regalandogli un posto al sole nella collana “Il Giallo Mondadori”, con Cadaveri a sonagli (pagg. 382, euro 16,00). 
Un romanzo ancora una volta raccontato alla sua maniera, ovvero ironico e leggero, a fronte di una “storia corale fra crime e comedy crime, cinica e folgorante, in cui echeggiano i migliori Coen ed Elmore Leonard - riportiamo le interessate annotazioni editoriali - a fronte di un lavoro ambientato però nelle italianissime colline del Barolo. Perché il delitto non ha confini e il sangue scorre denso ovunque”. A fronte di una rapina finita male, l’occasione per un delitto perfetto, troppi soldi in ballo e troppe persone interessate a volerli. 
Detto questo, basta addentrarsi nella trama per rendersi conto dello stralunato contesto narrativo. Riassumendo: metti una coppia di ladruncoli sgangherati, sicuri di avere in tasca il Grande Colpo; metti un marito fedifrago che non vede l’ora di liberarsi della moglie, tanto odiata quanto ricca; metti un operaio fuori di testa sempre più insofferente ai capricci del suo cane, che convive con una certa Stefania in un condominio di quelli che non ce l’hanno fatta a fare i soldi con il vino; metti un sovrintendente di polizia che ha tanto da svelare; metti uno spregiudicato accertatore dell’assicurazione, che si ritrova nel posto giusto al momento giusto. 
Ovvero Lea, Nicola, Gianni e Rocco, convinti di essere alla vigilia della vita che da sempre credono di meritare. Sta di fatto che, usciti dalla villetta nelle Langhe in cui le loro storie si sono incrociate, tutto finirà a catafascio. E a mandare i buoni propositi a gambe all’aria saranno quisquiglie: lo squillo inopportuno di un telefono, un anello da rubare, un misterioso video, ma anche “pericolose fughe, incidenti quasi mortali, morti vere, affannose indagini e confessioni inevitabili”. 
In altre parole quel che sembra semplice e scontato innesca una valanga di imprevisti ed effetti collaterali che presto sommergerà tutti. Complici i nuovi, “scurissimi Soliti Ignoti che in due soli giorni scopriranno che il Destino ha molto più senso dell’umorismo e della perfidia di quello che crediamo”. 
Che dire: una storia spiazzante e imprevedibile che si legge che è un piacere, dove i protagonisti si muovono all’insegna dell’improvvisazione. Ma con una morale al seguito: non tutti sono tagliati per il crimine. 
Detto questo torniamo al privato di Christian Frascella, riproponendo e arricchendo il frutto di un paio di interviste. Lui che ama leggere e ancora leggere, perché “tutto insegna a scrivere”. Così eccolo inanellare le sue preferenze, che vanno da Scerbanenco a Colaprico, da De Cataldo a de Giovanni, da Simi a Manzini, da Chandler ad Hammet, da Agatha Christie a James Joyce, da Dostoevskij a Tolstoj sino ad arrivare alle poesie di Bukowski. Senza peraltro trascurare Dickens e Kafka, Pavese e Bernhard, Camus e Foster Wallace, Mishima e McEwan… 
Lui che quando scrive non tollera alcun rumore (“Per questo lavoro di notte”); lui che ama il nuoto e le passeggiate (“Mi aiutano a riflettere”); lui che si propone “introverso e timido”, tanto da ironizzare: “Alle presentazioni dei miei libri dopo un po’ la gente sbadiglia e se ne va”; lui che con la tenacia ha poco a che fare (“È il mio punto debole”); lui che ha un sogno nel cassetto: quello di cimentarsi nella scrittura di un lavoro teatrale. E vista la sua robusta facilità di scrittura (“Finisco un libro in tre mesi) potrebbe regalarci una sorpresa anche in questo filone… 


A seguire un’altra voce che si addentra - a fronte di una scrittura garbata, semplice e quindi di piacevole leggibilità - fra le non facili maglie del giallo storico: quella del giornalista professionista (aveva iniziato a darsi da fare a soli 16 anni in una radio privata)  Gianluca Lioni, nato a Sassari nel 1981 (anche se oggi vive fra Roma e La Maddalena), laureato in Scienze della comunicazione, dirigente del Pd e attuale portavoce del ministro dei Beni, delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini. 
Lioni che, oltre a proporsi come consulente di Rai Cultura e aver coordinato il Comitato nazionale per le celebrazioni del 40° anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini (presieduto da Dacia Maraini), ha pubblicato con il parlamentare Michele Fina I grandi discorsi che hanno segnato la storia. Da sempre impegnato nell’associazionismo, si è dato da fare anche come volontario per il Giubileo e, durante la giunta Soru, è stato il rappresentante della Regione Sardegna nel Comitato paritetico per le servitù militari. Inoltre ha anche diretto La Sveglia, l’inserto giovani del quotidiano Il Popolo
Venendo al dunque, Leoni è arrivato da poco sugli scaffali delle librerie con La processione dei fantasmi. La prima indagine del maresciallo Tanchis (Tre60, pagg. 190, euro 14,00), un lavoro ambientato nel 1864 nell’Isola della Maddalena (quella che lui definisce la sua isola), ricco di sorprese e interpretato da personaggi reali, anche se - tiene a precisare - “le vicende nelle quali li ho coinvolti, loro malgrado, sono in gran parte frutto della mia immaginazione”. 
Ferma restando un’ulteriore precisazione dell’autore: “L’arcipelago della Maddalena di fine Ottocento era un modello insolito, a parte, costituito da isole di confine in un tratto di mare che lambisce la Corsica. Era un crocevia di culture e lingue diverse, di un’umanità variegata costituita da pescatori campani, streghe corse, scalpellini genovesi. Questa comunità bizzarra e meticcia aveva un tratto di follia, propria di chi vive circondato e soggiogato dalla forza della natura e dalla sua bellezza. In tale ambito non mancheranno quindi misteri e omicidi. E a dipanarli saranno chiamati i miei due protagonisti, Bacchisio Tanchis e Daniel Roberts”, in scena con l’abitante più importante dell’isola, Giuseppe Garibaldi. 
Detto questo, spazio alla sinossi. Mentre l’anarchico Bakunin approda nel porto di Caprera, accolto dall’eroe dei Due Mondi in persona e dalla sua corte di fedelissimi, nell’unica osteria dell’isola il settantenne capitano inglese Daniel Roberts (che da vent’anni si è stabilmente istallato sull’isola, dove ha affittato una signorile palazzina a Punta Garitta) apprende dell’improvvisa morte di Loriga, proprietario dell’emporio del paese e, come si scoprirà, anche contrabbandiere, usuraio e pessimo marito. 
Solo pochi giorni prima, il commerciante aveva raccontato di aver assistito alla Réula, la macabra processione di fantasmi che, secondo una leggenda popolare, sarebbe presagio di sventure. Ma il maresciallo Bachisio Tanchis - a capo della Regia Sezione Carabinieri dell’isola, così militarizzata da vivere ormai in simbiosi con la Regia Marina - e il suo giovane brigadiere, Gabriele De Rosas, non credono nei fantasmi e, soprattutto, non possono dar retta alle superstizioni. Pertanto si danno da fare nella ricerca di un colpevole. A sua volta Daniel Roberts vuole vederci chiaro e si mette a indagare per conto proprio assistito dal parroco, l’energico e anticonformista don Michele Mamia Addis. 
Trattandosi di un’isola piccola, dove le chiacchiere circolano, non ci vorrà molto per far emergere i loschi e pericolosi maneggi elaborati da Loriga nel corso degli anni. Ma il mistero è più profondo, in quanto risulta legato ai rapporti tra il commerciante e la composita popolazione dell’isola. Sta di fatto che, fra pescatori napoletani, scalpellini liguri e militari piemontesi, tra interessi del giovane Regno d’Italia e antichi segreti locali, ci vorrà tutto l’acume degli investigatori - e l’intervento dello stesso Garibaldi - per sbrogliare l’intricata matassa. 


Mirino puntato, infine, su un’autrice tradotta in una trentina di Paesi a fronte di un venduto intorno ai dieci milioni di copie: stiamo parlando della tedesca Nele Neuhaus, sulla quale Piemme sembra puntare molto. In effetti, a pochi mesi di distanza dall’uscita de I morti di maggio, questa premiata autrice viene riproposta ne Il muro del silenzio (pagg. 558, euro 18,90, traduzione di Serena Tardioli), un thriller del 2016 ancora una volta contrassegnato dalla presenza del commissario capo Oliver von Bodenstein e della collega Pia Sander. 
Due personaggi che alcuni lettori italiani avevano imparato a conoscere anni fa quando Giano, editrice entrata a far parte del Gruppo Neri Pozza, aveva dato alle stampe La donna malvista, Ferite profonde, Biancaneve deve morire, Chi semina vento e Lupo cattivo
Di fatto una penna, quella della Neuhaus, capace di giocare a rimpiattino con il male, mai fermandosi alla sua superficie, semmai addentrandosi con raffinata abilità fra i suoi più oscuri meandri. Partendo, nel nostro caso, da una morte sospetta (ma ne seguiranno diverse altre) segnata dall’omertà che sembra avere contagiato l’intero villaggio. Il tutto minuziosamente raccontato, tanto è vero che il lettore avrà a che fare con una sessantina e passa di personaggi (uno dei quali esiste realmente: “È il proprietario del ristorante Merlin allo Zauberberg, locale dotato di una vista mozzafiato, che mi ha gentilmente permesso di integrarlo nella storia”). Ma niente paura di non potersi fare carico di questa affollata platea: tutti risultano infatti minuziosamente elencati in apertura di romanzo. 
Che dire: una storia che cattura e intriga, complice la garbata malizia con la quale viene descritta la vita di questo piccolo centro, “creando un avvincente puzzle in cui la verità, immersa in un nodo di vertiginose bugie, prende forma tassello dopo tassello. Fino ad assumere contorni impensabili”. 
Cosa succede è presto detto. Fermo restando un prologo che risale al 31 agosto 1972 (“Non voglio farlo. Ma devo. Non ho altra scelta”), nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 2014 una roulotte prende fuoco in un campeggio nella foresta vicino a Ruppertshain, paese natale del commissario capo Oliver von Bodenstein (“Un luogo che esiste davvero e che conosco bene, sulle pendici dei monti del Taunus, circondato da boschi”). 
Durante il sopraluogo viene rinvenuto un corpo carbonizzato: è quello di Clemens Herold, figlio della proprietaria della roulotte. Poco dopo, anche sua madre, Rosemarie, viene trovata strangolata nella casa di cura dove è ricoverata. E questo è solo l’inizio di un’inarrestabile scia di delitti. 
Gradualmente, le indagini di Bodenstein e della collega Sander condurranno all’estate del 1972, quando Artur Berjakov, il migliore amico di Bodenstein, era scomparso nella foresta senza lasciare traccia. Un trauma infantile per Bodenstein e un dramma che molti abitanti di Ruppertshain avrebbero preferito dimenticare. E ora, al nostro commissario, tocca individuare e seguire il filo che lega queste morti alla sparizione del suo amico, quarantadue anni prima. 
Per la cronaca, ne abbiano già parlato, Nele (Cornelia all’anagrafe) Neuhaus, attiva anche nel campo della narrativa per ragazzi, è nata - seconda di quattro figli - il 20 giugno 1967 a Münster, in Vestfalia, per poi crescere a Paderborn. Mentre oggi vive nella regione del Taunus, nella Germania centrale, che fa da sfondo ai fatti e fattacci che tengono banco nelle sue storie. Lei che dopo aver frequentato il liceo si sarebbe iscritta alla facoltà di Giurisprudenza e a quella di Storia e letteratura, salvo interrompere gli studi per mettersi a lavorare in una agenzia pubblicitaria di Francoforte; lei che per le sue qualità narrative (frutto di un robusto lavoro di documentazione) è stata nominata commissaria capo ad honorem dal presidente della polizia criminale dell’Assia occidentale.  
Ma quando era sbocciata questa sua passione per la scrittura? “In realtà - tiene a precisare - ho sempre amato scrivere, tanto è vero che avevo iniziato a dare voce alle mie prime storielle, quand’ero ancora bambina, sui quaderni di scuola”. Tuttavia sarebbe approdata relativamente tardi, quando aveva 38 anni, alla narrativa gialla pubblicando nel 2005 Unter Haien tramite un sistema di Print on demand. Le critiche positive e il supporto dei lettori l’avrebbero spinta a continuare su questa strada pubblicando, sempre tramite Pod, il romanzo Eine unbeliebte Frau (La donna malvista), primo episodio della serie legata a due detective che l’avrebbero resa famosa. 

(riproduzione riservata)