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Il dilemma sulla sospensione feriale "gonfia" il contenzioso

Proseguono le sentenze contrastanti della Cassazione sul cumulo tra i due periodi di fermo a seguito di istanza di adesione e pausa estiva


01/07/2019

di Salvina Morina e Tonino Morina


La confusione fiscale ha raggiunto ormai livelli insostenibili e inaccettabili, che manda in tilt anche i supremi giudici della Cassazione. La conseguenza, gravissima, è che la certezza del diritto non esiste più. Lo dimostrano alcune sorprendenti sentenze dei giudici tributari. Sentenze a sorpresa che arrivano anche dalla Suprema Corte di Cassazione in materia di cumulo tra sospensione feriale e sospensione a seguito di istanza di accertamento con adesione. 
Cumulo sì, cumulo no, questo è il problema. Una volta sì, l’altra volta no. Si potrebbe così raffigurare il dilemma sul cumulo delle due sospensioni, con i giudici della Cassazione che in un caso hanno confermato il cumulo mentre in un altro lo hanno escluso. In questo modo, oltre ad alimentare le incertezze, la Cassazione tradisce sempre di più la sua funzione nomofilattica, cioè il compito di garantire “l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale”. 
Si assiste così, con sempre maggiore frequenza, a pronunce dei Supremi Giudici tra di loro palesemente contrastanti. Ne sono un esempio l’ordinanza della Cassazione n. 5039, depositata il 21 febbraio 2019, che ammette il cumulo delle due sospensioni, quella feriale e quella a seguito di istanza di accertamento con adesione, mentre la sentenza della Cassazione, n. 7386, depositata il 15 marzo 2019, a distanza di poco più di 20 giorni, esclude l’applicabilità del cumulo. A subirne le conseguenze sono i cittadini. Per spiegare il “problema”, occorre partire dalle regole generali. 
Sospensione feriale di agosto - Il periodo di sospensione feriale, prima previsto dal 1° agosto al 15 settembre, in totale 46 giorni, dal 2015 è stabilito dal 1° al 31 agosto (articolo 16, decreto - legge 12 settembre 2014, n. 132). La decorrenza del termine per il compimento di una determinata attività processuale si interrompe durante il periodo di sospensione e riprende a decorrere da questa; il tempo trascorso prima della sospensione si somma con quello che ricomincia a trascorrere dopo. La sospensione riguarda sia i termini in scadenza nel periodo di sospensione (dal primo al 31 agosto), sia i termini che scadono dopo; se il termine inizia a decorrere durante la sospensione feriale, l’inizio effettivo è differito al 1° settembre. I termini che scadono di sabato, domenica o in giorno festivo, slittano al primo giorno feriale successivo. 
Per i ricorsi, in presenza di istanza di accertamento con adesione (istanza da presentare entro 60 giorni), si devono conteggiare 150 giorni (60 ordinari, più i 90 giorni di sospensione spettanti a seguito dell’istanza), più altri 31 giorni, in totale 181 giorni, in caso di sospensione feriale dal 1° al 31 agosto. Fino al 2014, i giorni potevano essere 196, considerato che la sospensione feriale era dal 1° agosto al 15 settembre. 
Per uffici e contribuenti è pacifico il cumulo delle sospensioni - Si precisa che, per uffici e contribuenti era ed è pacifica l’applicabilità dei due periodi di sospensione. Ad esempio, in caso di accertamento notificato in data 11 maggio 2019, il contribuente, che presenta entro il 10 luglio 2019 l’istanza di adesione a norma dell’articolo 6 o 12, del decreto legislativo 218/1997, cioè entro il termine previsto per il ricorso, avrà, a partire dalla data di notifica dell’accertamento, 181 giorni di tempo per chiudere l’accertamento in adesione con l’ufficio, o presentare ricorso. Infatti, ai 60 giorni di tempo per il ricorso, si devono aggiungere sia i 90 giorni di sospensione dei termini per l’impugnazione in seguito alla presentazione dell’istanza di accertamento con adesione, sia i 31 giorni del mese di agosto, cioè del periodo di sospensione feriale dei termini processuali. 
In pratica, per l’accertamento notificato in data 11 maggio 2019, il termine per chiudere l’accertamento in adesione con l’ufficio, o presentare ricorso, scadrà il giorno 8 novembre 2019. La cumulabilità dei due periodi di sospensione è pacifica per uffici e contribuenti già dal 1999, cioè da 20 anni, da quando il ministero delle finanze ha emanato la risoluzione 159 dell’11 novembre 1999. In questa risoluzione, il Ministero delle Finanze, nell’affermare la cumulabilità, ha chiarito che le due sospensioni perseguono diverse finalità, precisando che “i due periodi di sospensione (feriale e quello dei 90 giorni) avendo diverse finalità, collegate al periodo in cui ricadono i termini processuali, quella feriale, connessa ad un proficuo esercizio del contraddittorio in sede di adesione, quella dei 90 giorni, non possono che applicarsi cumulativamente”. 
È certo che se diventano imprevedibili le sentenze della Cassazione, c’è da preoccuparsi. Così come fa preoccupare quanto affermato scherzosamente da un esperto di diritto tributario che “dopo la Cassazione, a giudicare resta solo Dio” (Il Sole 24 Ore del 3 ottobre 2010). 
Cumulo sì, cumulo no, è questo il problema - Per i giudici di legittimità, ordinanza n. 5039, depositata il 21 febbraio 2019, è ammesso il cumulo delle due sospensioni, quella feriale e quella a seguito di istanza di accertamento con adesione. Perciò “va confermata la consolidata giurisprudenza di questa Corte (da ultimo Cassazione n. 31683 del 2018), che ha ritenuto applicabile la sospensione feriale al termine per proporre istanza di adesione, in applicazione dell’articolo 7 quater, comma 18 decreto - legge 193/2016, convertito in legge n. 225/2016, ove è precisato che “i termini di sospensione relativi alla procedura di accertamento con adesione si intendono cumulabili con il periodo di sospensione feriale dell’attività giurisdizionale”. Ritenendosi che tale disposizione abbia natura processuale, e dunque sia applicabile anche per i procedimenti in corso, deve considerarsi pienamente ammissibile la sospensione per il periodo feriale del termine per l’adesione”. 
Quando per la Cassazione non si applica il cumulo - In contrasto con la predetta ordinanza n. 5039, depositata il 21 febbraio 2019, che considera “pienamente ammissibile la sospensione per il periodo feriale del termine per l’adesione” per la Cassazione, sentenza n. 7386, depositata il 15 marzo 2019, è esclusa la “cumulabilità tra la sospensione dei termini feriali e la sospensione prevista dall’articolo 6 del decreto legislativo 218/1997”. 
La Cassazione si è “dimenticata” delle modifiche normative e dell’evoluzione giurisprudenziale - Nella richiamata sentenza n. 7386, depositata il 15 marzo 2019, cioè a distanza di pochi giorni dall’ordinanza n. 5039, depositata il 21 febbraio 2019, i giudici di legittimità, nel negare il cumulo tra la sospensione dei termini feriali e la sospensione a seguito di istanza di accertamento con adesione, si sono colpevolmente “dimenticati” delle modifiche normative e dell’evoluzione giurisprudenziale favorevole al cumulo. Lo dimostra il fatto che nella sentenza n. 7386 richiamano pure l’ordinanza n. 11632/2015, depositata il 5 giugno 2015, che è stata considerata una delle cosiddette sentenze a sorpresa, perché il principio consolidato della Cassazione è invece quello di ritenere applicabile la sospensione dei termini feriali ai termini delle procedure di accertamento con adesione. 
Che l’ordinanza 11632 fosse una sentenza a sorpresa, è dimostrato dal fatto che ha provocato anche una interrogazione parlamentare, (n. 5-06008 del 9 luglio 2015), con la quale si chiede quale rilevanza si deve dare ad un’ordinanza che contrasta sia con le indicazioni fornite dallo stesso Fisco e considerate pacifiche, sia con altre sentenze della Cassazione. 
Il “guaio” è per i contribuenti che hanno avuto sentenze definitive della Cassazione che, come la recente sentenza n. 7386, depositata il 15 marzo 2019, hanno sorprendentemente negato il cumulo delle due sospensioni. La speranza è che qualcuno “avvisi” certi giudici della Cassazione che non seguono, come dovrebbero fare, l’evoluzione giurisprudenziale e nemmeno quella legislativa, emettendo sentenze “a sorpresa” e assurde, a danno del cittadino che ha fiducia nella giustizia, ma che, per la superficialità di alcuni, può diventare una colossale ingiustizia.

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