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Il fascino di Gaudì tra... l'Aspromonte e le Serre calabresi


08/03/2018

di Valentina Zirpoli

Antoni Gaudí y Cornet, meglio conosciuto come Gaudì, fu un architetto spagnolo, universalmente noto come il massimo esponente del modernismo catalano. Considerato dalla critica come un anticipatore dell'espressionismo e di altre avanguardie, compreso il surrealismo, egli ha reso celebre Barcellona con sette delle sue >opere, inserite nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. 
In Italia, precisamente sul versante ionico della Calabria, tra l'Aspromonte e le Serre calabresi, c’è un luogo che in molti paragonano alla Barcellona di Gaudì per il fascino delle sue opere; un fascino del tutto simile a quello che emanano gli edifici del grande artista catalano. 
Stiamo parlando di Mammola (RC), un paese di origini contadine che conta oggi poco più di 2mila abitanti, giacché nel dopoguerra si è assistita ad una massiccia emigrazione verso le città del Nord-Italia, ma anche all'estero, in particolare verso Canada, Stati Uniti d'America, Argentina, Australia, Francia, Belgio e Lussemburgo.


Storia

Le origini di Mammola risalgono ai tempi della Magna Grecia, tra il IV e il V Secolo a.C. 
Il nucleo abitativo nacque sulle rovine di Malea, colonia locrese ricordata da Tucidide che si sviluppò ulteriormente alla fine del X secolo, nel periodo tra il 950 e il 986 d.C. quando, per sfuggire alle incursioni Saracene sulle coste calabresi le popolazioni delle zone marine cercavano ripario nell’entroterra. 
Diverse sono le testimonianze dell'antica storia di Mammola: la necropoli indigena a Monte Scifo, quella greco-romana a Santa Barbara, quella ellenica a Buccafurri e le grotte del Brigante, del Palombaro e della Turri. 
Famosa è la battaglia avvenuta sul greto del fiume Sagra (oggi Torbido) nel VI secolo a.C., dove i Locresi alleati con i Reggini sconfissero i forti Crotoniati. 
Anticamente, quando non era ancora in uso la toponomastica, le vie ed i rioni del Paese erano indicati con denominazioni di origine ebrea, araba e greca: Certò, Begna, Hfamurra, Buveri, Fana, Mammuleju, Ponzo, Cuccianni, Cundutteiu, Gellario, Gruttu, che ancora persistono. 
Nel periodo feudale, Mammola è appartenuta a diverse famiglie: Giovanni Ruffo, Ruggero di Lauria, Anselmo Sabrasio, Raimondo del Prato, De Luna, Caracciolo di Gerace, Correale da Sorrento, Famiglia Carafa; nel 1540 il Paese divenne capoluogo di Baronia allargando il suo territorio con Agnana. Successivamente passò alle dipendenze dei Gagliego, dei Loffredo, dei Ruffo, dei Pazzi, dei d'Aragona d'Ayerbe, dei Joppolo, di nuovo agli Spina, ai Barreca, e infine alla famiglia dei De Gregorio, che la detennero fino al 1806, anno della soppressione del feudalesimo.
Dopo l'unità d'Italia, le difficili condizioni economiche e sociali incisero profondamente sul vivere della comunità dando luogo a fenomeni di rivolta popolare e di brigantaggio. Cominciò l'emigrazione durata sino alla fine del XX secolo, dimezzando la popolazione.


Santuario di San Nicodemo

Il santuario di San Nicodemo si trova sull'altopiano della Limina, territorio del Parco nazionale dell'Aspromonte, ed è il luogo dove san Nicodemo Abate Basiliano visse nel X secolo, insieme con altri monaci. Allora luogo completamente selvaggio ma nelle cui vicinanze si trovava la strada della Seja che collegava il Tirreno con lo Ionio, attirando nel tempo, grazie alla sua fama di santità, numerosi altri asceti e pellegrini, tutto ciò portò alla fondazione di un monastero, attorno al quale costituì una comunità di monaci basiliani, in cui morì nell'anno 990. 
L'insegnamento di san Nicodemo è avvicinabile a quello di san Francesco d'Assisi. Infatti i racconti pervenutici ce lo descrivono mentre difende un lupo dai contadini che lo vogliono uccidere dimostrandone la socievolezza; impedisce ad un confratello di colpire una vipera in quanto anch'essa "creata da Dio per stare sulla Terra" oppure in compagnia del cinghiale suo inseparabile compagno. San Fantino che era andato a visitarlo prima di recarsi in pellegrinaggio in Grecia, alla vista della dura vita ascetica da lui condotta gli pronosticò fama di santità. Morì, a 90 anni, un'età ragguardevole per l'epoca. 
Nella Chiesa Matrice di Mammola, nella Cappella di San Nicodemo, sono conservate le pregiate reliquie in un'urna bronzea; inoltre si trovano, nella Cappella, la statua in legno del Santo vestito in abito basiliano, che viene portata in processione il 12 marzo, e un prezioso busto bronzeo del sec. XVI, di scuola napoletana, dove all'interno è conservato il cranio del Santo, che viene portato con la statua lignea di angeli, in processione nei festeggiamenti della prima domenica di Settembre e il sabato antecedente alla Grancia Basiliana. Di pregio una tela del Santo del XVI secolo, restaurata alla fine del secolo scorso.


Il Parco Museo di Santa Barbara

Il Parco Museo Santa Barbara è un museo privato di arte moderna e contemporanea fondato dall'artista Nik Spatari su un antico monastero. 
Il monastero con il suo vasto parco, costituito da 7 ettari di terreno con alberi di ulivi, agrumi e "giardini mediterranei", ospita sculture ed opere d'arte. 
Menzionato anche come "Grancia di San Fantino de Proteriate", fu inizialmente basiliano, quindi, tra il 1193 e il 1514, prima certosino e poi cistercense: i certosini richiesero all'imperatore Carlo V la reintegrazione nel feudo e vi rimasero fino all'abolizione della feudalità nel 1808. La grangia di Santa Barbara possedeva numerosi terreni nei territori di Mammola, di Grotteria, di Gioiosa Ionica, di Siderno, di Canolo, di Gerace e di Caulonia e ospitava all'interno della cinta muraria i magazzini che ne custodivano i prodotti. 
La chiesa conserva volta e un'abside, con nicchie disposte sul lato orientale, proprie del rito greco-bizantino. Il chiostro venne costruito sui resti di una cisterna di epoca romana.


Nel 1969 l'artista Nik Spatari ha realizzato nel monastero il "Parco Museo Santa Barbara", un museo privato di arte contemporanea. 
MUSABA possiede un inestimabile patrimonio artistico e culturale. 
I colori e i mosaici qui custoditi ricordano il catalano Parc Güell, realizzato da Antoni Gaudì.




Fonti: 
http://www.comune.mammola.rc.it 
https://www.musaba.org/

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