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Il flop del Bitcoin e il futuro della blockchain

La tecnologia che sta alla base delle criptovalute sta infatti mobilitando consistenti investimenti


06/02/2018

Bitcoin e blockchain. Due facce della stessa medaglia, ma due destini diversi. Se Nouriel Roubini, l’economista e docente americano, uno dei pochi che previde con precisione la Grande Crisi finanziaria del 2007-08, ha definito il Bitcoin la bolla speculativa più grande della storia, la blockchain, la tecnologia che ne sta alla base, sembra destinata ad avere un futuro roseo. Stando almeno agli investimenti che sta mobilitando in tutto il mondo e, in particolare, in Europa. 
Ma andiamo con ordine. Per chi è a digiuno di tecnologie informatiche, Bitcoin e blockchain sono due termini quasi sinonimi. In realtà il Bitcoin, o qualsiasi altra criptovaluta, possono essere definiti come una conseguenza della blockchain. Bitcoin e sorelle sono monete di pagamento virtuali per chi mette a disposizione la potenza del suo personal computer per verificare le transazioni del sistema. Il sistema è la blockchain e ne esistono tanti, così come esistono tante criptovalute. 
Al di là delle oscillazioni delle criptovalute e dello scoppio di eventuali bolle speculative, il futuro della blockchain non è in dubbio. Tanto che in Europa l’investimento in questa nuova tecnologia si stima ammonterà a 1,8 miliardi di euro nel 2021 con un tasso di crescita annuo del 66,6%. Le cifre sono contenute nel Worldwide semiannual blockchain spending guide elaborato da International data corporation (Idc). 
Secondo lo studio nel 2017 sono stati spesi 945 milioni di dollari in tecnologia blockchain, cifra che include i progetti sperimentali. Già quest’anno la cifra lieviterà a 2,1 miliardi di dollari di dollari, prima di raggiungere i 9,1 miliardi del 2021. “Nel corso del 2017 molte società di diversi settori industriali hanno iniziato a comprendere la fattibilità, la sostenibilità e il potenziale della blockchain - spiega nella ricerca Carla La Croce - tanto che il 2018 sarà l’anno della blockchain. Chi ricorda cosa disse qualche mese fa Jamie Dimon, amministratore delegato di J.P. Morgan Chase? Definì il Bitcoin “una frode…che farà una brutta fine”, spingendosi a minacciare il licenziamento se avesse sorpreso un trader della banca a fare trading con la criptovaluta. 
Sorvolando sul fatto che la stessa banca ha successivamente acquistato un Etn (Exchange traded note) che replica l’andamento del rapporto tra Bitcoin ed euro/dollaro, recentemente Dimon si è detto dispiaciuto del commento e ha definito la blockchain (non il Bitcoin) una realtà. In effetti il settore bancario è quello che sta spendendo di più secondo i dati della ricerca di Idc. Nel 2018 si stima che il 46,7% degli investimenti in blockchain arriverà dal settore finanziario con le banche che metteranno sul piatto un gettone da 260 milioni di dollari. Distribuzione e servizi seguono con una previsione di spesa 2018 a 12 milioni di dollari. Una spesa inferiore in valore assoluto ma con un incremento del 79% rispetto al 2017 arriverà dalle telecomunicazioni. 
L’Europa non vuole rimanere spettatore passivo della rivoluzione blockchain. Della sua importanza si è accorta anche Bruxelles. La Commissione europea ha annunciato la settimana scorsa l’avvio di un Osservatorio e di un forum sulla tecnologia. Verranno inoltre incrementati i fondi destinati allo sviluppo della blockchain portandoli nel 2020 a 340 milioni di euro. 
Intanto, Bitcoin continua a essere sotto pressione tanto da avere rotto gli argini al ribasso. La criptovaluta più scambiata al mondo, e quella con la capitalizzazione più alta su Coinbase, ha infatti ceduto l’8 e passa per cento a circa 7mila dollari. Su Bitstamp ha perso il 7% a 7.616 dollari, sui minimi del 18 novembre 2017. Da inizio anno Bitcoin è scivolata di oltre il 50% del suo valore e si trova al di sotto del record registrato sul finire dello scorso anno per 12.000 e passa dollari. 
A pesare sulle quotazioni sono voci dei media cinesi secondo cui Pechino intende bloccare tutti i siti legati al trading della criptovaluta e le Initial coin offerings (Ico), incluse le piattaforme straniere. Alle indiscrezioni legate alla Cina si aggiungono nuovi elementi che favoriscono le vendite. Anche la britannica Lloyds Banking Group ha annunciato che non permetterà più gli acquisti di criptovaluta con le carte di credito emesse dalla banca. (G.P)

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