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Il furto di una tela del Giorgione nella Venezia del 1509, flagellata dalla peste, unisce l’Europa messa in ginocchio dal Coronavirus

A legare i due drammatici periodi un intrigante thriller firmato dalla magica penna dell’inglese Alex Connor. “Geniale e deliziosamente inquietante” anche l’ultimo lavoro di Caroline Mitchell, autrice da cinque milioni di copie


31/08/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


Legare l’attualità alla storia attraverso un filo conduttore comune non è da tutti. A riuscirci, con il garbo che le è congeniale, è l’inglese Alex Connor in Tempesta maledetta (Newton Compton, pagg. 318, euro 9,90), ovvero la sua ultima fatica, uscita sui nostri scaffali in parallelo con la pubblicazione nel Regno Unito (titolo originale Giorgione), a conferma dell’apprezzamento per i suoi lavori da parte dei lettori italiani. Lettori che l’hanno già saputa apprezzare in altri sette romanzi, e più precisamente - mettiamo il caso che a qualcuno venga il ghiribizzo di comprarli -  I Lupi di Venezia, Goya enigma, Eredità di Caravaggio, Maledizione di Caravaggio, Caravaggio enigma, Cospirazione Caravaggio e Il dipinto maledetto (vincitore del Premio Roma per la narrativa straniera). 
Di fatto, ne abbiamo già parlato, una penna (benedetta da due numeri uno delle rievocazioni storiche, Matteo Strukul e Marcello Simoni, che ne hanno sottolineato le doti seduttive in abbinata a una robusta forza descrittiva) capace di regalare, al tempo stesso, suspense e raffinata cultura; una voce nobile nel miscelare presente e passato, il mondo dell’arte con quello dell’azione, la fantasia con la realtà grazie a un accurato lavoro di ricerca, che travasa nelle pagine con studiata naturalezza e inaspettate variazioni narrative. Ma anche un’autrice che si porta al seguito un dono che non è da tutti: quello di saper riscrivere la storia all’insegna di inaspettati colpi di scena e realistiche ambientazioni. 
Per la cronaca Alex (Alexandra) Connor, nata e cresciuta in Inghilterra, attualmente vive a Brighton, nel Sussex. Lei che prima di arrivare al successo letterario - con thriller cospirativi ambientati, preferibilmente, nel mondo dell’arte - aveva intrapreso diverse carriere: così era stata modella e assistente personale di un chirurgo cardiaco, ma aveva anche lavorato in una galleria d’arte, per poi dedicarsi alla pittura e alla narrativa. 
Detto questo, spazio alle note relative a Tempesta maledetta, un lavoro capace di unire il furto di una tela del Giorgione nella Venezia del 1509, flagellata dalla peste, con l’Europa messa in ginocchio dal Coronavirus. Ovviamente la storia risulta imbastita su due diversi periodi temporali: il primo legato al 1510 e il secondo ai nostri giorni. Con i due flagelli - stiamo parlando di peste e di Covid-19 - a superare di gran lunga la finzione letteraria. 
Il prologo si rifà a un tuffo nel passato che brucia come un incendio in termini di immagini forti: con un artista che aspetta di venire ucciso per amore di una donna e per la vendetta di un uomo pensate, mentre un cane randagio si sta nutrendo della carne di un cadavere. Ma era una regola ai tempi della peste, con i padri che abbandonavano i figli ammalati, i morti che venivano lasciati nelle case vuote, i notai che si rifiutavano di far visita alle persone in fin di vita per redigere i loro testamenti, mentre i frati e le suore che si occupavano dei malati finivano a loro volta per soccombere alla malattia. 
D’altra parte Venezia è allo stremo, con le calli zeppe di cadaveri. E in questo contesto Giorgione, il grande pittore, sta trascorrendo nel suo studio il coprifuoco imposto a tutti i cittadini quando la sua nuo­va opera, la Tempesta maledetta, viene esposta per la prima volta. Ma l’iden­tità della figura femminile che vi è dipinta provoca un vero scandalo in città. E la situazione precipita quando il quadro svanisce nel nulla, come la modella: Giorgione è così costretto a la­sciare il suo studio per salvarsi la vita e a indagare nei vicoli sferzati dalla malattia. 
Un salto in avanti nel tempo e siamo nel presente. Mentre i morti da Coronavirus au­mentano, le gallerie d’arte di Lon­dra, New York e Venezia chiudono i battenti e le città si svuotano sotto l’effetto del coprifuoco. Purtroppo il rischio di contagio non ferma la criminalità: un famo­so dipinto, guarda caso la citata Tempesta maledetta di Giorgione, viene infatti nuovamente rubato. 
Ma succede anche dell’altro. Quando a Venezia e a Londra ven­gono uccisi due commercianti d’arte, Gil Eckhart (che incontriamo per la prima volta nella galleria del corpulento Thomas Middleshaw, sotto il big-bang, dove viene trovato il primo corpo) si mette sulle tracce dei responsabili, ben sapendo di avere a che fare con un mondo, quello dell’arte, claustrofobico, elitario, al di sopra di ogni sospetto, peraltro impregnato anche di avanzi di galera, trafficanti, falsari e leccapiedi disposti a tutto per denaro. 
Sta di fatto che Gil si troverà alle prese, ferme restando le restrizioni imposte dalla quarantena, con la spietatezza dei criminali, oltre che con un miste­rioso informatore che prende a tor­mentarlo. Suggerendogli che la chiave per scovare il colpevole potrebbe essere legata proprio alla figura di Giorgione… 

Sempre per i tipi della Newton Compton, e sempre all’invitante prezzo di 9.90 euro a fronte di una rilegatura cartonata con tanto di sopracoperta a colori, tipica della casa, suggeriamo l’acquisto, fresco di stampa anche nel Regno Unito e negli States, del thriller Una mamma silenziosa (pagg. 382, traduzione di Leonardo Leonardi), lavoro firmato dall’irlandese Caroline Mitchell, che attualmente vive in un grazioso villaggio sulla costa dell’Essex (una contea dell’Inghilterra orientale) con il marito e i tre figli. 
Un’autrice con le mani in pasta, verrebbe da dire, in quanto dopo aver lavorato a lungo come detective per la polizia, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura (ha già venduto cinque milioni di copie) trovando spunti vincenti dai casi seguiti. Casi che l’avevano vista operare a stretto contatto con vittime di crimini violenti. Diventando peraltro, in breve tempo, “un’autrice bestseller” per il New York Times, Usa Today e il Washington Post
Per la cronaca la scrittura della Mitchell l’avevamo imparata a conoscere, e ad apprezzare, nei primi giorni del 2019 leggendo La vittima silenziosa, un lavoro adrenalinico incentrato su una semplice considerazione: “A volte la verità può fare più male di qualunque bugia”. Un romanzo peraltro imbastito sulla figura di una moglie attenta, una madre amorevole, ma anche una… assassina, seppure involontaria. La quale “per anni aveva tenuto nascosto il corpo senza vita del suo insegnante che, quando era solo una ragazzina, l’aveva sedotta”. Una faccenda da mettere i brividi. 
Altrettanto geniale, quanto deliziosamente inquietante, anche Una mamma silenziosa, un canovaccio a sua volta incentrato sulle problematiche familiari, che spesso nascondono quello che non ti aspetti. In questo caso a tenere la scena è una giovane donna, Roz, che è rimasta incinta e per di più non ha il becco di un quattrino. Lei comunque vorrebbe essere “una buona madre, ma più ripensa alla propria infanzia, più si convince che la cosa migliore per la figlia sia quella di vivere lontano dall’Irlanda e, soprattutto, da lei”. 
Per questo, ritenendo di agire per il meglio, “si iscrive a un servizio di adozioni per persone ricche. Sta di fatto che dopo pochi giorni le viene chiesto di andare a New York per incontrare una facoltosa coppia interessata ad adottare la sua bambina. Sheridan e Daniel sono una coppia benestante e alla moda: tutto il contrario di Roz. La qual cosa lascia presagire per la piccola un futuro ricco di soddisfazioni. In altre parole non patirà mai la fame e avrà la possibilità di beneficiare di una vita piena di opportunità”. 
Ma dopo essersi trasferita nell’elegante appartamento che le è stato riservato, Roz comincia a sospettare che qualcosa di oscuro si nasconda dietro il scintillante benessere della coppia. Troppi misteri aleggiano infatti tra le stanze dello sfarzoso appartamento… E con la data del parto che si avvicina, la nostra futura mamma inizia a temere che, nonostante le sue migliori intenzioni, potrebbe avere trascinato se stessa e sua figlia in un contesto da incubo. Fermo restando un interrogativo rivolto ai lettori: troverà mai, Roz, la madre perfetta per la sua bambina?

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