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Il governo Conte messo alla prova dalla legge di bilancio

Aliquote Irpef, reddito di cittadinanza, flat tax, partite Iva e pace fiscale sono i temi analizzati da Lega e 5 Stelle per cercare di far ripartire il Paese. Con il ministro dell'Economia Tria a mediare


17/09/2018

di Damiano Pignalosa


Il tempo delle parole è finito. Ora bisogna passare ai fatti per tastare il polso al governo più criticato e temuto della storia recente. La maggioranza è a lavoro per mettere a punto la legge di bilancio che punta quota 30 miliardi. Il reddito di cittadinanza peserà per almeno 9 miliardi, 12,5 servono a disinnescare l’aumento dell’Iva, passando dalle novità sul fronte delle aliquote Irpef a partire dal 2020, tra cui la riduzione da cinque a tre scaglioni. Massimo Bitonci, sottosegretario all’Economia, annuncia: «La rimodulazione Irpef, sarà accompagnata da un riordino delle tax expenditures perché ci sono 300 voci tra agevolazioni, deduzioni e detrazioni, e alcune ormai sono anti storiche».
L’idea del governo è quella di partire con un accenno di flat tax modificando l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Di conseguenza, le attuali cinque aliquote potrebbero essere accorpate e ridotte a tre, modificando anche le soglie di reddito necessarie per il calcolo dell’imposta dovuta da ciascun contribuente. Tra due anni l’Irpef dovrebbe avere questa struttura: un primo scaglione fino a 28 mila euro, a cui applicare un’aliquota del 15%, una fascia centrale di reddito tra i 28 e i 75 mila euro con aliquota fissa al 30% e un ultimo scaglione, dai 75 mila euro di reddito in su, che rimarrebbe al 43%, con possibili modifiche anche alla no tax area, che ad oggi è fissata a 8.140,00 euro.
Ma in vista non ci sono solo novità sulla riforma di aliquote e scaglioni Irpef. Con la legge di Bilancio, infatti, potrebbe essere attuato il piano di riduzione delle detrazioni fiscali e alcune agevolazioni potrebbero essere abolite. Tra le novità, inoltre, è possibile che il bonus di 80 euro, per il quale pare essere scongiurata l’abolizione, venga trasformato in uno sconto fiscale. L’obiettivo è reperire risorse necessarie per finanziare la flat tax. Per il bonus di 80 euro di Renzi, l’ipotesi che sta prendendo piede è quello di trasformarlo in una riduzione complessiva delle tasse. Quindi i 960 euro annui erogati ai contribuenti con reddito fino a 24.600 euro, proporzionalmente ridotto per i redditi fino a 26.600 euro, verranno trasformati in una riduzione dell’Irpef mensile.
Capitolo Partite Iva: quello che il nuovo esecutivo ha intenzione di fare è l’applicazione di un regime forfetario pari al 15% fino ad un volume di affari di 65 mila euro, con un 5% incrementale tra i 65 mila e i 100 mila euro. Costo totale della manovra pari a 1,5 miliardi che cercherà di agevolare circa 1,5 milioni di lavoratori autonomi.
Infine si parla di condono/pace fiscale. Si parte con gli accertamenti delle cartelle esattoriali, dalle multe e dai contenziosi tributari. Sempre il sottosegretario al Mef Bitonci, ha spiegato che nel decreto di accompagnamento alla manovra potrebbe essere inserito un tetto di un milione a contribuente e una nuova voluntary disclosure, per riportare in Italia soldi depositati all’estero. Inoltre, la sanatoria che è una misura una tantum, potrebbe essere affiancata da una operazione strutturale: una sorta di transazione fiscale che preveda la completa attuazione del concordato di adesione e che tenga conto della situazione patrimoniale e reddituale del contribuente.
Sicuramente ci saranno pareri discordanti sulla reale applicazione di queste nuove norme e sui benefici che ne possano derivare. Di sicuro è arrivata l’ora di mettere alla prova questo governo che fino ad ora ha speso parole per il rilancio del Paese e che ora è chiamato ad agire per non sprofondare nelle innumerevoli accuse che arrivano dall’Europa e dai mercati finanziari. La partita è appena iniziata e invece di chiudersi a catenaccio bisogna puntare dritti e senza paura alla porta avversaria…

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