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Il governo va avanti per l'aumento dell'età pensionabile ma non tocca i privilegi dei sindacalisti


06/11/2017

di Artemisia


Una soluzione di compromesso che, come tale, finirà per accontentare pochi e scontentare molti. In piena campagna elettorale, il Pd ha deciso una soluzione soft per l’innalzamento dell’età pensionabile. Alcuni lavoratori potranno essere esentati dalle rigide norme che prevedono l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, con l'innalzamento della soglia a partire da 67 anni nel 2019. In totale sarebbero oltre 15mila lavoratori che già possono usufruire del beneficio dell’Ape social. Sono gli stessi che avrebbero presentato nelle ultime settimane la richiesta di adesione all'uscita anticipata. 
Tra le categorie per cui varrà la deroga dal rigido sistema previdenziale ci sono i macchinisti dei treni, gli insegnanti di scuole materne e asili e i minatori. Poi gli operai edili addetti alle gru, scavatrici o manutentori di edifici, conciatori, camionisti, lavoratori impegnati in turni di facchinaggio, gli infermieri (non tutti), operatori ecologici, i badanti che assistono persone non autosufficienti. Costoro potrebbero anticipare il giorno della pensione anche di 5 anni rispetto ai 67 imposti dalle norme. 
Una soluzione di compromesso, come detto, perché la proposta di posticipare la decisione a giugno quando ci sarà un nuovo governo, è stata bocciata. A farlo è stato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto: «Ben difficilmente il primo atto del prossimo governo sarà un via libera all’adeguamento. In tal caso il potenziale costo complessivo secondo il presidente dell’Inps sarebbe di 140 miliardi. Il tutto mentre più di un terzo dei giovani è senza lavoro e rischia di non avere la pensione». 
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sbarrato la strada a qualsiasi alternativa. «L’adeguamento dell’età delle pensioni di vecchiaia alle aspettative di vita è una legge in vigore dal 2010, - ha detto - già attuata due volte dai governi precedenti e cancellarla sarebbe insostenibile e sbagliato». 
Nessun ha intenzione invece di modificare le pensioni dei sindacalisti che sono, a parità di regole per il calcolo della pensione, in media più vantaggiose di quelle dei lavoratori dipendenti. Secondo quanto spiega l’Inps, i sindacalisti possono cumulare la contribuzione figurativa del lavoro in aspettativa a quella dell'impegno nel sindacato. In questo modo il loro assegno pensionistico è più alto del 37% rispetto alle altre categorie di lavoratori. I sindacalisti in aspettativa non retribuita o in distacco sindacale (aspettativa retribuita utilizzata nel settore pubblico) hanno diritto nel periodo di assenza dal lavoro all'accreditamento dei contributi figurativi ma spesso hanno per lo stesso periodo versati anche contributi dal sindacato che, per i dipendenti del settore pubblico, vengono ancora valorizzati applicando le regole precedenti al 1993 che prevedono il calcolo della pensione sull'ultima retribuzione percepita.
Si era parlato di intervenire su questo privilegio ma poi, come prevedibile, di rinvio in rinvio, nulla è stato fatto

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