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Il lato immorale dell'economia: è possibile cambiare le cose?


04/07/2016

di Maddalena Dalli


Business is business, Competition is competition. Sono espressioni che chi ha a che fare col mondo dell’economia e della finanza conosce bene. Modi di dire che lasciano intendere che il mercato è una cosiddetta morally free zone, ovvero una sfera della vita in cui non esiste un’etica a guidare le azioni di chi si muove al suo interno, ma in cui invece vige una sola regola: in affari tutto vale, anche condotte aggressive, spregiudicate o addirittura spietate.
Il sistema economico attuale, infatti, pone davanti ad ogni azione la domanda “Che cosa è più utile fare?” e non “Che cosa è più giusto fare?”. Vince così l’individualismo sulla solidarietà, si predilige la competizione più che la cooperazione, viene anteposto l’interesse personale al bene comune…
È altrettanto vero, però, che il sistema economico è una creazione dell’uomo e quindi, come tale, non è così per sua natura, ma per scelta. Ecco perché, almeno teoricamente, possiamo cambiarlo, addirittura invertirne il senso e il modo di agire, ponendo le basi per una fondazione morale dell’economia.
Sono questi i pensieri espressi in Wall Street e la legge morale (Lindau, pagg. 245, euro 19,00), il nuovo libro di Giovanni Piazza, docente di Storia e Filosofia e già autore di diversi saggi.
In questa opera vengono posti svariati interrogativi, che originano però da un unico punto di partenza e, al tempo stesso, di arrivo: far sì che gli attori economici inizino a domandarsi non solo che cosa sia più vantaggioso, ma anche che cosa sia più giusto fare. Così, a tal proposito, ogni capitolo affronta ad una ad una varie questioni specifiche: il primo, Ogni cosa ha il suo prezzo, contesta la graduale economicizzazione di ogni ambito della vita umana; il secondo, Anche voi avrete dei profitti, critica la riduzione del bene utile; e così via fino ad arrivare a delineare l’agire economico come un qualcosa con grandi responsabilità per quello che riguarda il bene dell’umanità ma anche la sorte dell’intero ecosistema.

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