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Il lungo, avventuroso viaggio dell'uomo alla conquista del mondo

Il giornalista Stefano Ardito, nel suo ultimo libro, si addentra fra le pieghe delle esplorazioni che hanno fatto la storia: dalla scoperta dell’America allo sbarco sulla Luna, dal Machu Picchu all’Antartide, dalle sorgenti del Nilo all’Everest


26/11/2018

di Giambattista Pepi


Tra tutti i viaggi e le esplorazioni compiuti dall’antichità ai giorni nostri, quelle di Marco Polo e Cristoforo Colombo sono, a nostro parere, le più misteriose e affascinanti che siano mai state documentate e raccontate. Il primo, ambasciatore e scrittore veneziano - che viaggiò a lungo in Asia percorrendo la Via della Seta insieme con il padre Niccolò e lo zio Matteo - raggiunse nel 1271 il Catai, l’odierna Cina (dove avrebbe vissuto per ben 17 anni ricoprendo l’incarico di ambasciatore del potente Kublai Khan, il grande condottiero mongolo, nipote di Gengis Khan, fondatore del primo impero cinese della dinastia Yuan), che descrisse con dovizia di particolari nella celebre opera Il Milione; il secondo, genovese (che nei viaggi si ispirò al grande mercante veneziano), scoprì l’America nel 1492, sebbene egli - fino alla morte - ritenesse, sbagliando, che si trattasse delle Indie o del Catai. 
Sono queste due imprese storiche, vere e proprie sfide all’ignoto - considerate le epoche in cui furono realizzate, che non abbondavano certamente né di conoscenze scientifiche, né di risorse economiche - che meglio e più di qualsiasi altra sono in grado di riassumere la storia delle esplorazioni compiute dall’uomo sulla Terra. 
Pur essendo queste esplorazioni tra le più celebri che hanno alimentato libri, film, e perfino fumetti, non sono le sole che meritano di essere ricordate ai posteri. Molti altri viaggiatori ed esploratori nel corso dei secoli, infatti, animati dalle motivazioni più disparate (culturali, religiose, scientifiche, militari, economiche, sportive) si sono spinti alla scoperta di regioni, paesi e continenti: da Machu Picchu all’Antartide, dalle sorgenti del Nilo all’Everest, fino alla sbarco sulla Luna, il nostro satellite: primo passo di una futura conquista dello spazio già iniziata da un pezzo mediante l’invio da parte di numerosi Stati di sonde alla ricerca della vita e per studiare altri pianeti (Marte, Venere, Plutone con il satellite Caronte ed altri corpi celesti) del sistema solare.   
L’opera di Stefano Ardito - Le esplorazioni e le avventure che hanno cambiato la storia (Newton Compton, pagg. 352, euro 12,90) - è un invito a riscoprire l’esplorazione di terre sconosciute come elemento fondamentale della storia umana attraverso i viaggi di mercanti, guerrieri, scienziati, monaci e semplici sognatori che, a sprezzo del pericolo e con grande dispendio di energie e di risorse, hanno raggiunto le latitudini più estreme della Terra. 
Firma tra le più note e apprezzate del giornalismo di montagna e di viaggio con numerose pubblicazioni all’attivo oltre al Premio Cortina Montagna vinto nel 2015, Ardito nel raccontare in questo libro le esplorazioni si è posto due limiti. 
Il primo è oggettivo: egli parla solo dei viaggi storicamente documentati. “Se avessero potuto scrivere e tramandare le loro avventure ai posteri, i primi gruppi di Homo sapiens che hanno abbandonato l’Africa per dirigersi verso l’Asia e l’Europa tra vulcani in eruzione, bestie feroci e altre insidie ci avrebbero lasciato dei racconti avvincenti” scrive nell’introduzione dell’opera. E aggiunge con puntiglio: “Sappiamo qualcosa delle grandi esplorazioni compiute dai fenici, per conto proprio a scopi commerciali e poi su incarico degli egizi. È la regina egiziana Hatshepsut, intorno al 1500 avanti Cristo, ad inviarli verso la “Terra di Punt”, la costa orientale dell’Africa”. Il secondo limite è soggettivo: dal volume sono state volutamente escluse le campagne militari, pur riconoscendo che “se si guarda alla storia del mondo, il confine tra le imprese puramente militari e quelle che le hanno precedute (e quindi rese possibili) è spesso sfumato”. Un esempio sono proprio le navigazioni di Cristoforo Colombo attraverso il “Mare Oceano”, ed i viaggi di Vasco Núñez de Balboa nelle selve di Panama e di Francisco de Orellana sul Rio delle Amazzoni, senza delle quali “le sanguinose campagne dei conquistadores non sarebbero state possibili”. 
Non tutte le esplorazioni della storia, per fortuna, sono state spinte dalla voglia di espansione e conquista da parte delle potenze europee. A far mettere in viaggio Marco Polo da Venezia alla volta del Catai, è semplicemente la voglia di arricchirsi da parte della famiglia del giovane mercante veneziano. Mentre quelle di Ibn Battuta (instancabile precorritore dell’Africa e dell’Asia), del gesuita Ippolito Desideri (da Roma fino agli altopiani del Tibet) e di David Livingston (che spera attraverso i suoi viaggi tra il lago Tanganyika e il fiume Zambesi di combattere la terribile piaga della schiavitù) sono ispirate dalla fede. 
“Tra l’Otto e il Novecento - scrive l’autore nell’introduzione - iniziano a comparire delle motivazioni diverse. La voglia di conoscere la natura e le culture del mondo motiva lo straordinario viaggio di Alexander von Humboldt verso l’Amazzonia e le Ande, e l’incredibile itinerario di Charles Darwin attraverso gli oceani e i continenti del pianeta. Hanno motivazioni analoghe, nel cuore alto e selvaggio dell’Asia, i viaggi compiuti da Giuseppe Tucci, Sven Hedin, Alexandra David-Néel, Filippo De Filippi e Fosco Maraini”. 
Le motivazioni degli avventurieri e degli esploratori di oggi, in parte geografiche e in parte puramente sportive, iniziano a comparire dopo la metà dell’Ottocento, con la pericolosa discesa delle rapide del fiume Colorado da parte di John Wesley Powell e dei suoi compagni di avventura. 
Poi, man mano che ci si approssima ai giorni nostri, gli exploit puramente sportivi e “inutili” si alternano con quelli legati al progresso tecnico ed alla scienza. Nella seconda categoria rientrano le imprese aviatorie di Charles Lindbergh e Amelia Earhart, il volo spaziale di Jurij Gagarin intorno alla Terra ed il primo sbarco sulla Luna da parte degli astronauti dell’Apollo 11, ma anche le esplorazioni subacquee e non di Jacques-Yves Cousteau e della nave Calypso.

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