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Il maltempo distrugge la produzione agricola

Le criticità climatiche si sommano alle difficoltà già presenti in tutto il settore


05/11/2018

di Damiano Pignalosa


Il settore alimentare, uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, è stato letteralmente preso a picconate dagli improvvisi cambiamenti climatici che hanno devastato l’intero Paese. Dai vigneti veneti, agli ulivi secolari pugliesi, dai prodotti caseari e di alimentazione degli animali lombardi, agli aranceti siciliani, l’Italia si è risvegliata con un’emergenza senza precedenti. Bisogna intervenire nel minor tempo possibile, altrimenti una gran fetta di imprenditori agricoli dovranno pagare sulla propria pelle i disastri che si sono appena abbattuti sul Belpaese.
La conta dei danni è appena partita e Coldiretti parla già di cifre che superano i 150 milioni di euro. L’andamento anomalo di quest’anno conferma i cambiamenti climatici in atto, che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo. La tendenza alla tropicalizzazione si abbatte su un territorio reso più fragile dall’abbandono forzato dell’attività agricola in molte aree interne, con la presenza in Italia di 7.275 comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, il 91,3% del totale, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ispra.
Un’ennesima catastrofe che si somma ai problemi già presenti sull’intero comparto. Non bisogna dimenticare che tutto il settore agroalimentare sta attraversando innumerevoli difficoltà legate soprattutto alla contraffazione e all’importazione incontrollata di merci provenienti da altri Paesi che poi vengono spacciati per vero Made in Italy. Un esempio su tutti può essere l’olio evo italiano. Se da una parte è vero che il Paese non riesce a produrre tutto il fabbisogno annuo nella produzione di olio quindi è costretto ad importarne quasi la metà, dall’altra non ci sono veri incentivi per la produzione contro la concorrenza sleale, soprattutto di paesi come la Tunisia e la Spagna che hanno prodotti qualitativamente inferiori. Tutto questo ha fatto crollare il prezzo delle olive sulla pianta e anche del prodotto finito. Se si vuole davvero puntare sull’eccellenza italiana bisogna supportare e sovvenzionare la nostra produzione dando agli agricoltori quello che gli spetta. In questo modo si possono incentivare sempre di più gli investimento in nuove piantagioni utilizzando anche le migliori tecniche che preservino la qualità del prodotto finale.
Questo è solo uno degli esempi che però rappresentano un’enorme difficoltà di tutto il settore agroalimentare italiano. Made in Italy è sinonimo di qualità, ma se non vogliamo che questa filastrocca perda completamente di ogni significato, dobbiamo difendere i nostri agricoltori dando anche quegli incentivi utili a posizionarsi tra i primi produttori a livello internazionale, limitando in questo modo le importazioni di materie prime che col tempo stanno scalfendo la nostra tradizione e il nostro prestigio.  

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