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Il mistero di una ragazza uccisa in quello che doveva essere il giorno più bello della sua vita

Maurizio de Giovanni torna vincente sugli scaffali con i suoi Bastardi di Pizzofalcone. Da seguire anche la nuova eroina di Robert Bryndza e gli inquietanti bambini di Lorenzo Fusoni


13/01/2020

di Mauro Castelli


Una macchina da guerra, narrativamente parlando, quella di Maurizio de Giovanni: nemmeno il tempo di finire la lettura di un suo romanzo che già ne approda sugli scaffali un altro. In questo caso legato alla sua serie forse più riuscita (ci scusino quindi i fan del commissario Ricciardi, il geniale personaggio al lavoro nella Napoli degli anni Trenta), vale a dire quella legata alle indagini dei Bastardi di Pizzofalcone, peraltro approdata con successo sul piccolo schermo grazie all’interpretazione di Alessandro Gassmann nei panni dell’ispettore Giuseppe Lojacono, detto il Cinese. Serie peraltro imparentata, sia pure alla lontana, con quella dell’87º Distretto firmata nei tempi andati da quel geniaccio di Ed McBain, collana che aveva segnato “la transizione dal genere noir al police procedural”. 
Un personaggio, quello di Lojacono, che ritroviamo protagonista - per la decima volta - nel poliziesco Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi, pagg. 262, euro 18,50), un romanzo nel quale l’autore non manca di regalare curiosamente al lettore, in anteprima potremmo dire, la “posizione” di ogni componente della squadra relativa al matrimonio. 
Così scopriamo che il vicequestore Luigi Palma, detto Gigi, preferisce le nozze degli altri; che il sostituto commissario Giorgio Pisanelli, detto il Presidente, è un fan delle nozze senza fine; che la vicecommissaria Elsa Martini, detta la Rossa, risulta allergica all’altare; che l’assistente capo Francesco Romano, detto  Hulk, di matrimoni ne ha collezionati troppi; che il vice-sovrintendente Ottavia Calabrese, detta Mammina, alle nozze “ci sta con le sbarre”; che Alessandra Di Nardo, in arte Alex, di nozze sbagliate se ne intende; che l’agente scelto Marco Aragone, emulo inespresso di Serpico, di unioni manco morto ne vuol sentire parlare. E Lojacono? Beh, lui è in bilico, e un pensierino ce lo potrebbe anche fare. 
Una premessa, questa, che in abbinata al titolo lascia intendere che qualcosa di tragico in ambito matrimoniale sta per accadere. O meglio, è già accaduto. E che a occuparsene dovrà essere la squadra di poliziotti più scalcinata e infallibile della questura partenopea.  Cosa è successo è presto detto: in una grotta che si affaccia su una spiaggia appartata della città viene trovata una ragazza nuda, uccisa con una coltellata al cuore. Non bastasse, a rendere ancor più misterioso il fattaccio, c’è un abito da sposa che galleggia sull’acqua. 
“In un febbraio gelido che sembra ricacciare indietro nell’anima i sentimenti, impedendogli di uscire alla luce del sole, Lojacono e i Bastardi si trovano quindi a indagare su un omicidio che non ha alcuna spiegazione evidente. O forse ne ha troppe”. 
Sta di fatto che, “ognuno con il proprio segreto, ognuno con il proprio sogno nascosto, i poliziotti di Pizzofalcone ce la metteranno tutta per risolvere il caso. Anche perché la ragazza della grotta lo esige. Perché non solo qualcuno le ha tolto il futuro, ma lo ha fatto un attimo prima di un giorno speciale. Quello che doveva essere il più bello della sua vita…”. 
Che dire: ancora una volta la capacità narrativa di de Giovanni (tradotto in una ventina Paesi, autore di opere teatrali importanti, per non parlare dei sette libri legati al suo tifo viscerale per il Napoli) lascia il segno, mischiando come si conviene indizi veri e fasulli, giocando a rimpiattino con le variegate personalità dei suoi personaggi, regalando al lettore una scrittura a pronta presa. Peraltro condita di frasi brevi quanto efficaci, che mai lasciano spazio al banale; capace di catturare e intrigare, divertire e al tempo stesso far riflettere. E non è da tutti. 
Per la cronaca Maurizio de Giovanni - repetita iuvant - è nato a Napoli il 31 marzo 1958, città dove vive, lavora ed è cresciuto a braccetto con la narrativa popolare. Con il ricordo ancora vivo della lettura del suo primo libro, Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas (“Un romanzo impregnato di vendetta e sofferenza”), in abbinata alla passione per la fanta-archeologia di Peter Kolosimo, Philip Dick e Isaac Asimov. 
Lui che aveva iniziato a lavorare in banca, e più precisamente in Sicilia, per poi vincere un concorso riservato a giovani giallisti con un racconto ambientato nella Napoli degli anni Trenta e intitolato I vivi e i morti. Racconto che nel 2006 era stato alla base del romanzo Le lacrime del pagliaccio, riproposto l’anno dopo sotto il titolo Il senso del dolore. Il protagonista? L’azzeccato commissario Ricciardi, che sinora ha tenuto banco in dodici romanzi. 
Insomma, una strada narrativa, la sua, lastricata di successi e di riconoscimenti, come il Premio Viareggio, il Camaiore, il Fedeli e il Scerbanenco. Lui che non manca di respirare a pieni polmoni le luci della ribalta, ma anche di navigare sottotraccia nelle cose che contano. Tanto per citare fa parte del gruppo di scrittori che conducono il laboratorio di scrittura con i ragazzi reclusi nell’Istituto penale minorile di Nisida. Chapeau, quindi… 


Un altro prolifico autore, capace di sfornare tre romanzi all’anno, è l’inglese Robert Bryndza, che attualmente vive a Nitra, in Slovacchia, con suo marito Ján (sarà per questo - ci siamo già chiesti - che ha saputo amalgamare, con raffinata perizia, la creatività maschile alla sensibilità femminile?) e con due cani di nome Ricky e Lola. Allietato peraltro dalla presenza di sua suocera Vierka, che “compare sempre con un piatto di pollo fritto quando batto la fiacca con gli ultimi capitoli di un libro”. 
Un autore da oltre tre milioni di copie (capace di vedere, nonostante le sue storie da brivido, il lato divertente delle cose), laureato presso la prestigiosa Guilford School of Acting di Londra, autore di una commedia presentata all’International Theatre Festival di Edimburgo, portatore di alcune non proprio gratificanti esperienze come sceneggiatore a Los Angeles. Da qui la decisione di voltare pagina, arrivando a pubblicare cinque romantiche commedie (la prima delle quali uscita senza grandi riscontri nel 2012), tutte incentrate sulla figura di Coco Pinchard. “Un personaggio - ha avuto modo di ironizzare l’autore, come peraltro abbiamo già avuto modo di annotare - che avrebbe voluto strangolare sua suocera Ethel e farla franca. Ma purtroppo in questi libri non c’erano… morti ammazzati”. 
Da qui la decisione di puntare su romanzi forti. Assaporando le luci della ribalta con il thriller d’esordio, La donna di ghiaccio, tradotto in 28 Paesi, per poi regalarsi altri numeri vincenti (per il suo conto in banca, ovviamente) con nuovi lavori, come La donna di ghiaccio, La vittima perfetta e La ragazza nell’acqua, tutti interpretati da Erika Foster, una donna cocciuta quanto determinata, disposta a mettere a rischio il suo lavoro e la sua incolumità pur di arrivare alla verità. Una figura vincente protagonista di altri tre romanzi ancora inediti in Italia, ovvero Last Breath, Cold Blood e Deadly Secrets. 
Bryndza, si diceva, che ora torna nelle nostre librerie, sempre per i tipi della Newton Compton, con I cinque cadaveri (pagg. 376, euro 9,90, traduzione di Giulio Silvano), primo lavoro di una nuova serie poliziesca che vede in cattedra la tormentata detective Kate Marshall. Colei che, nel 1995, si era messa in luce per aver fermato, sotto il Big Bang, il famigerato Cannibale di Nine Elms. Un arresto che, purtroppo per lei, si era trasformato in un incubo. In buona sostanza, anziché potersi gongolare del colpaccio, la nostra investigatrice si era dovuta confrontare con un periodo da dimenticare: tradita da tutti, umiliata, presa d’assalto dai media per le scioccanti verità rivelate dall’assassino. 
Insomma, la sua promettente carriera in polizia era finita con uno scandalo. A quel punto aveva deciso di chiudere con il passato, anche se il passato non avrebbe chiuso con lei. In altre parole, nonostante il passare del tempo, non sarebbe mai riuscita a lasciarsi alle spalle i fantasmi legati a quella brutta esperienza, benché fosse andata via da Londra per trasferirsi in una piccola città costiera, dove aveva cercato con tutte le sue forze di dimenticare. 
Purtroppo nel settembre 2010 succede quel che non doveva succedere: un ammiratore del serial killer di Nine Elms decide di seguire le orme del suo idolo, e Kate sa che non può restare a far finta di niente. Oltre tutto, fermare l’assassino potrebbe essere la sua unica occasione di riscatto, tanto più che quindici anni prima aveva rischiato di diventare la quinta vittima del Cannibale. E adesso sembra che il nuovo mostro abbia intenzione di finire il lavoro del suo predecessore… 
In sintesi: un thriller che coinvolge tenendo il lettore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, a fronte di una fitta rete di bugie e di salta-fossi che trovano il loro habitat in una scrittura che graffia all’insegna della suspense. E poi c’è Erika Foster, una donna orgogliosa “ancora” capace di lasciarsi turbare dal Male, in ogni caso tenace quanto appassionata. Peraltro benedetta da Angela Marsons, stella emergente della narrativa britannica. 


L’ultima segnalazione la dedichiamo a una fantasiosa quanto eclettica penna, quella di Lorenzo Fusoni, che per i tipi della Golem ha dato alle stampe Secondo Josh (pagg. 140, euro 14,00), un lavoro fuori dalle righe dove rimette in scena il bambino che aveva debuttato sugli scaffali nel 2017 ne Il libro di Josh per poi tenere banco, l’anno successivo, nella pièce teatrale La Luna di Josh, presentata nell’ambito della settima edizione del festival letterario Writers. 
Per la cronaca Fusoni - autore anche dei romanzi L’Ombra del Lupo e Piccole Esistenze - è nato a La Spezia nel 1981, dove ha frequentato il liceo classico per poi laurearsi in Giurisprudenza presso La Sapienza di Pisa. Lui consulente legale presso una banca d’affari, che strada facendo si è proposto anche come autore, produttore e regista dei musical Rocky Horrort Live e Ghostbusters Live, spettacoli rappresentati nei maggiori teatri italiani. E per non farsi mancare nulla ha anche fondato, assieme ai musicisti Cesareo e Guido Block, una società di edizioni musicali e produzioni teatrali. 
Detto questo, spazio a pillole di trama di Secondo Josh, un lavoro giocato sul flusso delle parole e imbastito sulla guerra fra bene e male, che vede scontrarsi “due bambini dall’inquietante ingegno e senza limiti morali in una lotta psichedelica e ricca di accadimenti, incuranti di poter rovinare la vita a coloro che li circondano, ossia amichetti, genitori, criminali, poliziotti, personaggi stravaganti e irreparabilmente maniaci”. 
Risultato? “Un thriller paradossale, ma anche una farsa contemporanea sull’impossibilità di comunicazione fra diverse generazioni, che si dipana solo attraverso lo scorrere delle voci in un flusso ininterrotto di dialoghi”. 
Una storia che vede contrapporsi il piccolo Josh, genio della speculazione e della manipolazione innamorato dei libri di Charles Dickens, a Marius, un giovanissimo eroe che combatte i soprusi e le ingiustizie del mondo. E “intorno alla loro epica battaglia prende forma un susseguirsi di situazioni assurde, a tratti grottesche, a volte politicamente scorrette”. In altre parole una ragnatela di eventi certi o meno certi che non mancheranno di catturare il lettore più aperto alle novità.

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