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Il nemico di Matteo Salvini? Lo spread e, quindi, i mercati

E a dettare l'agenda e gli equilibri del nostro Governo saranno i conti pubblici


03/06/2019

di Artemisia


Nelle prossime settimane saranno i conti pubblici a dettare l’agenda e gli equilibri del Governo. Sarà soprattutto lo spread a dire a Salvini se può usare toni muscolari e sfidare Bruxelles o al di là delle parole pugnaci valide solo per soddisfare i consensi e dare pastura di soddisfazione a quel 34% che lo ha votato alle europee, assumere contenuti più concilianti. Una rottura con la Commissione Ue non giova al leader della Lega. Nel braccio di ferro si troverebbe da solo. E’ vero che Salvini ha avuto una massa di voti che forse nemmeno lui si aspettava ma questo lo fa, semmai, una sorta di presidente del Consiglio de facto, ma di certo non gli garantisce maggior peso in Europa. A Bruxelles sono i Popolari del Ppe e i socialisti a continuare a dare le carte nonostante la perdita vistosa di consensi. I sovranità dei Paesi di Visegrad non solo non hanno sfondato ma continuano a ribadire che non hanno alcuna intenzione di farsi carico del debito italiano. 
In una prova di forza con Bruxelles, Salvini rischia quindi di trovarsi da solo. E questo i mercati lo hanno già capito facendo salire lo spread a 282 punti. Una sorta di warning a Palazzo Chigi a non tirar troppo la corda. 
Il livello dei tassi sul debito pubblico suggeriscono anche a Salvini di evitare fughe in avanti, andando ad elezioni anticipate. Queste peraltro dovrebbero svolgersi in autunno giacché la finestra di luglio si è chiusa. Ma da ottobre si entra nella sessione di bilancio, in cui i conti vengono al pettine e bisognerà varare una manovra con poche mancette e tanti sacrifici. Il 5 giugno arriveranno le raccomandazioni sul Def, nell’ambito del semestre europeo, sull’andamento dei conti. La morsa tra deficit e debito potrebbe costarci 50 miliardi ogni anno. 
Salvini ha un tesoretto ma non può spenderlo in Europa. Può prendere terreno ai 5Stelle come sta già facendo, mettendoli nell’angolo e riducendoli alla stregua di passacarte. Ma non può introdurre una flat tax che riduce il gettito fiscale in modo importante né varare una legge sulle autonomie che penalizzi in qualche modo parte del Paese, presumibilmente il Mezzogiorno, già in affanno. 
Bruxelles teme una maggiore spesa per la flat tax e un Pil atrofico. 
L’Italia è il Paese che nella Ue cresce meno, lo 0,1% a fronte del 2,1% della Spagna, dell’1,3% della Francia e dello 0,5% della Germania. Si potrebbe obiettare che l’economia di Berlino ha subito una frenata ma il debito pubblico resta comunque molto sotto il livello di guardia. Il premier Conte può negoziare un accordo tecnico con i commissari Ue ma il pericolo è che nel frattempo la speculazione finanziaria si scateni facendo salire i tassi d’interesse sul debito. 
Vibra la competizione elettorale, ora Salvini ha un competitor ben più agguerrito e minaccioso, i mercati. E’ con loro che si dovrà confrontare nei prossimi mesi e la partita non sarà un gioco facile.

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