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Il neofascismo è di moda tra i giovani, ma non è un pericolo da cui l'Italia deve guardarsi

Christian Raimo, in un libro-inchiesta edito da Mondadori, svela come e perché i minorenni sono sempre più affascinati dal richiamo del Ventennio


03/04/2018

di Giambattista Pepi


Allarmi, allarmi, i fascisti son tornati! Fatelo sapere in giro, per carità, tutti devono saperlo. Una notizia che ci tramortisce in pieno, come se non ce ne fossero già abbastanza che, a seconda del caso, ci fanno vibrare di sdegno e indignazione, arrossire dalla vergogna, o impaurire: dalla corruzione dei “colletti bianchi”, ai furbetti del cartellino, dallo stalking alle donne, agli abusi di bambini e anziani negli asili nido come nelle residenze per la terza età, dall’aumento incessante di tasse e balzelli, agli sprechi che gridano vendetta. Ma questa, diciamo la verità, ancora ci mancava.  I fascisti sono tornati? Incredibile, ma vero. E chi sarebbero mai questi fascisti? Sono, forse, i reduci improbabili di un’epoca lontana, che ritroviamo nei libri di storia ingialliti? Sono, forse, i redivivi disseppelliti da loculi e tombe, piene di ossa consunte dal tempo e dalla putrefazione? 
A leggere Ho 16 anni e sono fascista (Piemme, pagg. 112, euro 13,00), scritto da Christian Raimo (insegnante, giornalista e scrittore romano) a conclusione di un’inchiesta svolta in Italia tra i giovani minorenni, dovremmo immaginare chissà quale sconvolgente scenario di un’Italia sull’orlo di una (nuova?) Restaurazione fascista, ad oltre settant’ anni dalla fine del Fascismo vero? E tutto questo dovrebbe forse avvenire per mano di un manipolo di giovani imberbi affascinati dalle icone dei movimenti neofascisti, ma che del Fascismo storico non sanno niente? 
Suvvia non scherziamo. “Sono fascista” dichiarano all’autore senza remore tredicenni e sedicenni fuori dalle scuole e nelle piazze di ritrovo a Roma, a Firenze, a Napoli, a Milano. Tutti fighetti vestiti di griffe, capelli lucidi di brillantina, che smanettano nei loro cellulari e parlano un linguaggio zeppo di neologismi. E gran parte abitano nei quartieri bene. 
Mentre l’antifascismo non è più percepito come valore condiviso, tanto che - lo abbiamo visto - alle manifestazioni nazionali antifasciste i rappresentanti dei partiti politici partecipano in ordine sparso, riuscendo a dividersi anche quando la commemorazione dell’evento richiederebbe il massimo di unità possibile, essere fascisti (o, meglio, neofascisti), diventa una moda e crea unità. 
E mentre la politica non sa più coinvolgere le nuove generazioni perché non si sforza di conoscerle, di comprenderne le ansia, i bisogni, i sogni, di parlare il loro linguaggio, CasaPound, Forza Nuova e i vari gruppi studenteschi sanno parlare ai ragazzi, li conquistano con marchi di abbigliamento, con slogan roboanti e retorici, sanno fare leva sui sentimenti degli adolescenti a cui mancano anticorpi fascisti. 
Questa forma di neofascismo che, secondo l’autore, starebbe prendendo corpo, si nutrirebbe dell’ambiguità dei partiti tradizionali su temi sensibili come l’immigrazione, dell’antifascismo non militante e dei populismi di destra. I gruppi neofascisti, invece, sfruttano le grandi paure della globalizzazione per offrire miti razzisti come “la grande sostituzione”, incitano alla violenza sui deboli e si insinuano negli spazi democratici di scuole e università. Ma il punto è proprio questo: questo neofascismo non ha alcun rapporto con il fascismo, né con il post fascismo, semplicemente perché è un’altra cosa. Come, peraltro, lo stesso autore, in un passaggio cruciale del libro, avvalora citando l’opera di Maddalena Gretel Cammelli, i Fascisti del terzo millennio, un’inchiesta su CasaPound: “L’eredità del fascismo non bastava più per costruire e stabilire un’identità che permeasse anche i giovani di un senso di appartenenza stimolante, capace di farli interagire col mondo che avevano attorno e dialogare con tematiche che emergevano nella crisi generazionale degli anni 70”. 
 Il neofascismo trova la sua legittimazione nel presente, non nel passato: nella crisi della democrazia rappresentativa, nella fine delle ideologie, nel declino dei partiti politici temprati al fuoco della Resistenza e ricostituitisi al termine della Seconda guerra mondiale. La sua forza è nella inconsistenza dei partiti politici scaturiti dopo Tangentopoli, nella fine prematura del bipartitismo, nella pochezza e mediocrità della classe dirigente, nella fine dell’antifascismo militante. 
Il blitz dei militanti di Forza Nuova sotto la sede di Repubblica a Roma, l’irruzione di quattro skinheads nel Centro culturale di Como, e, più recentemente, l’attentato di Macerata compiuto da Luca Traini contro un gruppo di neri immigrati che trova per strada in un tranquillo sabato di provincia sono sintomi di un malessere? Sono forse il prodromo di una violenza settaria? Noi pensiamo che vadano inquadrati come episodi gravi: da condannare (e lo sono stati da numerosi leader politici sia pure con qualche ambiguità) e, se concretizzassero reati penali, da perseguire ai sensi della legge, senza remore, né giustificazioni di sorta. Ma sono episodi di singoli individui, o di membri di gruppi che più che a movimenti politici di un risorgente e pericoloso neofascismo, fanno pensare piuttosto a sette. Sette bene organizzate, s’intende, dove si entra per cooptazione, all’interno delle quali vigono regole ferree, si parla un linguaggio duro, si respira un senso forte di appartenenza tra i suoi membri.
Questi gruppuscoli presenti qui e là, a macchia di leopardo, nel Paese, nemmeno collegati tra di loro, ci autorizzano a pensare che daranno vita ad un movimento politico radicale ed estremo che possa rappresentare un pericolo per il nostro Paese, la nostra democrazia, le nostre libertà? Noi non lo pensiamo affatto. Perché nessuno, nemmeno questi giovani che si dichiarano con tanta sicumera “fascisti”, che pure condividono l’appartenenza a questi gruppi e sette, soggiacciono alla loro disciplina, parlano e inneggiano al fascismo, sarebbero mai disposti a rinunciare alla loro libertà, alla loro indipendenza, al loro benessere, per tornare indietro nella regressione, nell’oscurantismo e nel terrore di un regime totalitario tra i più perversi e feroci che la storia dell’uomo abbia mai generato: il Fascismo.    

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