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Il nuovo capitalismo dovrà misurarsi con i big data

Secondo Ramge e Mayer-Schoenberger i nuovi mercati saranno basati più sulle informazioni che sul prezzo. Imprese e provider si sfideranno per assicurarsene commesse e dividendi


11/06/2018

di Tancredi Re


Il mercato è un’innovazione sociale di straordinario successo. Fanno affidamento sulla facilità di flusso dei dati e sulla capacità delle persone di tradurre questi dati in decisioni. Nei mercati data – rich non dobbiamo più condensare in un prezzo le nostre preferenze e possiamo abbandonare l’eccessiva semplificazione dei mercati tradizionali, resa necessaria dai limiti comunicativi e cognitivi. Ecco la nuova, grande opportunità offerta al capitalismo nell’era dei big data. E’ questo il “messaggio” che Thomas Ramge e Viktor Mayer-Schoenberger autori di Reinventare il capitalismo nell’era dei big data (Egea, pagg. 210, euro 18,00) lanciano agli imprenditori e al nuovo capitalismo in una fase di profonde trasformazioni dell’economia sempre più globalizzata dove le scelte dei consumatori saranno sempre più fortemente orientate dalla sempre maggiore disponibilità di dati e non più soltanto dal prezzo com’è avvenuto tradizionalmente. 
“La tesi che intendiamo sostenere - spiegano gli autori nell’introduzione - è che un riavvio di un mercato alimentato dai dati porterà a una riconfigurazione fondamentale della nostra economia, riconfigurazione che risulterà probabilmente epocale quanto la Rivoluzione industriale, al punto da reinventare il capitalismo per come lo conosciamo”. 
Le transazioni di mercato sono anche interazioni sociali in perfetta sintonia con la natura umana. I mercati contano sulla facilità di flusso dei dati e delle informazioni e sulla loro condivisione nella popolazione, ma siccome questo è difficile e costoso, l’unica possibilità era di condensare le informazioni in un unico parametro: il prezzo.  “L’informazione veniva trasmessa attraverso il denaro. Prezzo e denaro servono per rintuzzare una sfida impossibile: comunicare al mercato informazioni di dettaglio sui singoli beni e servizi posti in vendita. Ma così non conosciamo bene l’offerta, perché non disponiamo di informazioni sufficienti per valutare bene la scelta che compiamo”. In realtà ciò che dicono gli autori non è del tutto vero. Nel senso che da tempo i produttori che offrono al mercato i loro beni, nel promuoverne la vendita comunicano ai consumatori (e potenziali acquirenti) le caratteristiche merceologiche dei beni e dei servizi, i benefici o i vantaggi che possono ottenerne acquistandoli, le materie prime adoperate per produrli, la loro provenienza, così come le garanzie e le certificazioni di cui godono. 
È anche vero che lo scenario dei mercati sta radicalmente mutando con la globalizzazione dell’economia e l’esplosione della rete attraverso la quale è oggi possibile accedere ad un universo straordinario di informazioni un tempo inesistenti o scarsamente accessibili alla stragrande maggioranza dei consumatori. “Per millenni – dicono gli autori - abbiamo adoperato una soluzione inadeguata. Allora non avevamo alternative. Ma oggi l’alternativa esiste: possiamo disporre a costi contenuti di informazioni sui beni e i servizi offerti sul mercato e orientarci in base ad esse decidendo se acquistarli o meno, certo anche sulla base del prezzo richiesto dal venditore”. Inoltre, ragionano Ramge e Mayer-Schoenberger “per scegliere, oltre ad avere accesso a informazioni di dettaglio, possiamo leggere le recensioni di chi ha acquistato e adoperato quel bene o quel servizio che ci interessa. 
A quel punto possiamo fare una ricerca sul mercato online e fare una comparazione tra i beni e i servizi offerti in modo da poter operare una scelta più responsabile e consapevole”. Questo è possibile perché il sistema a differenza di noi non si lascia influenzare da bias cognitivi, dal marketing e da altre variabili che altrimenti influenzano l’uomo. 
I mercati data-rich ci consentono, a differenza di quelli tradizionali, di poter effettuare delle transazioni commerciali ottimali. Ciò si verifica già nell’acquisto al dettaglio di determinati beni: abbigliamento, viaggi, ma anche nel settore del risparmio e degli investimenti finanziari. Si pensi al trading online finanziario effettuato attraverso piattaforme specializzate che mettono a disposizione dell’investitore una gran congerie di dati su questo o quel prodotto finanziario. I mercati convenzionali non sono in grado di competere con quelli data-driven. Con un vantaggio in più che consiste nel ridurre decisioni basate su pulsioni emotive o sentimentali. 
“I mercati data-rich porteranno a limitare processi decisionali irrazionali diminuendo per questa via bolle e disastri finanziari”. Qualche esempio? La bolla dei mutui sub prime che causò l’esplosione della crisi finanziaria negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2008 (che poi si sarebbe trasmessa con un effetto domino a tutto il mondo) o la bolla dei dot-com nel 2001 o le innumerevoli calamità che hanno colpito i mercati monetari in passato”. Insomma, tutti i mercati data-rich hanno lo stesso obiettivo: andare oltre l’abbastanza bene e puntare alla perfezione assicurandosi non solo il miglior rapporto costi-benefici ma scelte più soddisfacenti e un futuro più sostenibile per il pianeta. 
Gli autori, infine, inquadrano le recenti innovazioni in tre aree distinte: la condivisione di data-rich su beni e preferenze a basso costo; una migliore capacità di identificare le offerte che meglio rispondono, o che meglio combaciano anche solo in parte, con una richiesta effettuata da un soggetto (matching) su dimensioni multiple e un sistema sofisticato ma semplice per acquisire le proprie preferenze in modo esaustivo.

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