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Il popolo francese intende rispolverare la... ghigliottina?

La rivoluzione dei gilet gialli ha evidenziato che con l’uccisione della media borghesia si entra nella dittatura


07/01/2019

di Damiano Pignalosa


L’avvento dell’ondata rivoluzionaria dei gilet gialli ha portato alla luce sofferenze che ormai non riuscivano più a rimaner nascoste. Questa volta è stata la famigerata classe media ad insorgere, quella sempre pronta a pagare le tasse, quella che non delocalizza, quella che non ha conti offshore, quella che crea famiglia e ricchezza. Un’insofferenza, quella portata alla luce dal popolo francese, che ritroviamo in tantissime altre culture europee tra cui l’Italia. Siamo chiari, nessun altro ha portato in piazza cotanta rabbia sfociata anche in violenza urbana, ma quello che si percepisce è che le maschere ormai stanno cadendo e che il popolo non ne può più delle continue restrizioni che stanno soffocando le famiglie.
Nell’ultimo decennio, l’impoverimento della classe media, le diseguaglianze crescenti all’interno dei diversi paesi, l’intensificarsi dei flussi migratori sono diventate tematiche centrali del dibattito socio-economico. La globalizzazione ha aumentato i redditi nei paesi in via di sviluppo, con significativi miglioramenti delle condizioni di vita. D’altra parte, disuguaglianze e impoverimento della classe media indeboliscono la democrazia nei paesi industrializzati. Quello che ormai è sotto gli occhi di tutti assomiglia ad un cambio radicale e, in parte, inaspettato delle condizioni, soprattutto lavorative, che obbligano ad una seria riflessione da parte di tutti i governanti, in particolare quelli europei. Gli investimenti sono finiti quasi tutti all’estero e insieme a loro le possibilità di sviluppo e di distribuzione della ricchezza. Dopo aver quasi congelato i consumi interni di buona parte dei Paesi dell’Ue si è pensato che la barchetta di carta potesse galleggiare ancora per molto nel mare della crisi e dell’immobilismo. Il procrastinare ad oltranza misure di avanzamento economico hanno fatto sì che l’austerity e l’aumento incontrollato della tassazione mangiassero anche le ultime speranze del popolo che, tramite una svolta politica e rivoluzionaria, ha deciso di far sentire la sua voce prima di affogare sotto il peso di una quotidianità malata che giorno dopo giorno presenta un conto sempre più salato.
In un momento in cui lo smarrimento è totale, l’avanzamento di politiche e ideologie nazionaliste stanno prendendo piede con sempre più forza. Quest’aria di terrore e spavento l’hanno creata proprio coloro che oggi cercano di combattere in ogni modo qualsiasi forma di così detto “populismo”, invocando la riflessione e il dialogo. Quello che bisognerebbe capire è che se l’altro interlocutore non è disposto più ad ascoltare e condividere (il popolo), il dialogo diventa un monologo che, per quanto affascinante o dettagliato che sia, sarà soltanto una grandissima perdita di tempo, quando tempo ormai non ce n'è più.
Bisogna immediatamente puntare all’aumento dei consumi interni con progressiva riduzione della tassazione per la popolazione e soprattutto per le imprese. I migliori marchi italiani e non, decidono di delocalizzare o vendere al migliore offerente perché non riescono più a fare impresa. Se non si hanno più margini per assumere nuovo personale, avviare una linea di prodotto differente o investire in ricerca e sviluppo un’azienda è già morta, e con lei il futuro di migliaia di dipendenti.
Invece che battibeccare come dei galletti in un pollaio, chi guida questa finta Unione Europea deve applicare delle serie manovre di investimento che non guardino al mezzo punto percentuale di deficit ma ad un’inversione di tendenza che sia il più veloce possibile e che aiuti davvero l’unico distributore di ricchezza, il ceto medio, a tornare a sognare riuscendo davvero a godersi i frutti del proprio lavoro senza se e senza ma. Fate qualcosa, altrimenti il popolo prima o poi farà la sua parte, i gilet gialli insegnano.

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