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Il portafoglio “buono” che coniuga la finanza con l’etica

Andrea Turrini Vita, Paolo Ceccherini e Alessia D’Imperio spiegano come gestire le strategie degli investimenti sostenibili e contribuire alla salvezza del Pianeta


15/02/2021

di Giambattista Pepi


La Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha varato, subito dopo il suo insediamento, il Green Deal europeo, o Patto verde europeo: una serie di misure per rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei. È un progetto molto ambizioso, che interesserà direttamente centinaia di milioni di persone, cui lavoreranno per anni tutte le istituzioni europee (il Parlamento, il Consiglio e una task force coordinata da Franz Timmermans, vicepresidente della Commissione e uno dei politici più rispettati a Bruxelles, che ha ricevuto una delega ufficiale dalla von derLeyen). Un progetto che ha l’ulteriore ambizione di dare il buon esempio nella lotta per contrastare il cambiamento climatico. 
Il Green Deal sarà finanziato con un mix di risorse pubbliche e private: nei primi dieci anni l’obiettivo sarà mobilitare fino a mille miliardi di euro per finanziarlo, più o meno 100 miliardi all’anno. L’obiettivo principale è contribuire a limitare l’aumento del riscaldamento globale, che secondo le stime del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) dell’Onu deve rimanere entro gli 1,5° rispetto all’epoca pre-industriale, per non causare danni enormi al Pianeta e quindi alla specie umana. 
Per rispettare questo limite, stabilito dagli Accordi di Parigi del 2015, la cui attuazione accusa purtroppo gravi ritardi, l’Unione Europea si è impegnata ad azzerare le proprie emissioni inquinanti nette entro il 2050, e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040. A questa importante decisione di un’organizzazione politica sovranazionale come l’Ue e degli Stati membri che ne fanno parte, si è aggiunta la “voce” delle autorità morali, come ad esempio, la Chiesa Cattolica. 
Si pensi alla Laudato Sì (il nome deriva dal Cantico delle creature, l’opera di San Francesco d’Assisi che loda il Signore per le meraviglie del creato), la seconda enciclica di Papa Francesco e Fratelli tutti nelle quali il Santo Padre tratta contestualmente la connessione esistente tra la crisi ambientale che è alla base del surriscaldamento globale e dei fenomeni meteorologici estremi, e la crisi sociale dell’umanità caratterizzata dalla povertà, dall’indigenza, dallo sfruttamento, dall’ineguaglianza, dall’ingiustizia sociale che interessa ormai centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sia nei Paesi in via di sviluppo, sia in quelli sviluppati. 
La sempre più diffusa consapevolezza che il genere umano si trovi ad un bivio, costretto ad adottare, senza indugi, né dubbi, scelte per la salvezza della Terra e per un uso più razionale, responsabile, giusto delle risorse e una ridistribuzione più equa e socialmente giusta della ricchezza generata, ci pone tutti davanti alla necessità di ispirare comportamenti e scelte (dai consumi agli investimenti) ai principi dell’etica. 
Sentiamo spesso parlare di sostenibilità. Sostenibilità economica, sociale, finanziaria. Ma cos’è? Come declinarla nell’ambito delle scelte di investimento dei propri risparmi? Cosa possiamo fare per integrare il portafoglio degli investimenti con asset sostenibili? 
Andrea Turrini Vita, Paolo Ceccherini e Alessia D’Imperio con il saggio La gestione dei portafogli finanziari, tra sostenibilità e ricerca della performance (Gli Ori, pagg. 168, euro 22,00) intendono contribuire a fornire un quadro innovativo per sostenere, agevolare e accelerare la transizione verde. L’obiettivo è costruire un ponte tra le urgenze evidenziate dalla scienza e la responsabilità delle decisioni di investimento le cui ricadute coinvolgono ambiente, società e performance dei portafogli. 
Nel libro gli autori analizzano i segnali di un processo di cambiamento che investe società ed economia verso una direzione di maggiore sostenibilità, evidenziando come l’interpretazione di questi mutamenti possa essere importante anche nelle strategie di gestione degli investimenti. 
Il testo presenta le varie tecniche di integrazione ESG nelle pratiche di investimento, nei processi di asset allocation strategica e nelle strategie di benchmarking, ovvero il processo sistematico di valutazione della validità dei prodotti, servizi e processi della propria azienda attraverso il confronto con quelli delle altre imprese e le migliori performance del settore di riferimento. 
Sono inoltre riportati i risultati dello studio empirico affrontato dagli autori con l’obiettivo di verificare in termini di rischio-rendimento un’asset allocation “tradizionale” rispetto ad asset allocation caratterizzate da un crescente grado di integrazione delle variabili sociali, ambientali e di governance (riassunti con l’acronimo Esg). 
Vengono identificati tre principali processi di rivoluzione dei sistemi economici e sociali che investono il nostro tempo e che spiegano la dirompenza di questo tema. Anzitutto, una rivoluzione delle istituzioni nella riconsiderazione della questione ambientale. E gli esempi concreti sono stati richiamati sopra: l’Accordo di Parigi e il Green Deal dell’Ue, volti a guidare le politiche comunitarie e nazionali al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Il secondo processo di rivoluzione è dato dalla rivoluzione dell’etica capace di smuovere le coscienze. In questo senso rivestono un ruolo primario le Encicliche papali sopra ricordate, come mezzi di sensibilizzazione globale sulle emergenze ambientali e sociali. 
Da ciò scaturisce un duplice effetto. Da un lato, il cambiamento nella domanda da parte degli investitori, progressivamente più spostata verso prodotti sostenibili, sia per una maggiore presa di coscienza delle problematiche del nostro tempo, sia per preparare i propri portafogli a navigare nella rivoluzione green; dall’altro il riallineamento dell’offerta da parte delle maggiori case di investimento, che nelle loro proposte di strumenti di gestione finanziaria - sia attiva che passiva - Esg. 
Terzo, ma non ultimo, una rivoluzione della conoscenza. Intesa come capacità di “misurare meglio” e individuare i “costi nascosti” dei processi produttivi. La corretta identificazione del valore generato da un’attività economica è fondamentale per supportare decisioni di investimento capaci di accertare il valore creato nel lungo periodo e non il profitto contabilizzato nel momento. Quando si fa riferimento agli investimenti sostenibili e responsabili, si è spesso portati a chiedersi se il perseguimento di uno scopo etico comporti un sacrificio in termini di performance. 
Quello che si è cercato di dimostrare nel corso del libro - tengono a sottolineare gli autori - è che non solo gli strumenti Esg nella maggior parte dei casi conducono a risultati più apprezzabili sul piano di rischio-rendimento rispetto a quelli tradizionali, ma anche e soprattutto il principio più alto che il contesto che ci circonda sta inevitabilmente cambiando e guidando a una reazione ineluttabile alle catastrofi naturali e sociali che di giorno in giorno ci colpiscono.

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