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Il ruolo e i costi delle grandi opere mettono a dura prova un Esecutivo a due "velocità"

In primis la Tav. Mentre il vicepremier Salvini frena, il ministro Toninelli attacca: un chilometro della Torino-Lione costa 60 milioni di euro in Italia e 20 in Francia. Ma Palazzo Chigi getta acqua sul fuoco: nessuna decisione è stata presa. Intanto il crollo del viadotto a Genova ha aperto una seria riflessione sullo stato delle nostre infrastrutture pubbliche


27/08/2018

di Giambattista Pepi


Il crollo del viadotto Morandi sul torrente Polcevera dell’autostrada A 10 di Genova, avvenuto alla vigilia di Ferragosto con un bilancio pesante tra vittime, sfollati, danni e disagi, apre una serie riflessione sullo stato delle infrastrutture pubbliche in Italia e in Europa. In tale ambito il Governo, al lavoro da meno di cinque mesi con risultati ancora tutti da verificare e giudicare, avrà sicuramente il tempo per predisporre una piano nazionale delle opere pubbliche che maggiormente necessiterebbero di interventi di ristrutturazione e consolidamento. Fermo restando un accurato monitoraggio volto a garantire la sicurezza e l’incolumità dei cittadini che se ne servono. 
Anche perché la situazione è allarmante. Secondo il direttore dell’Istituto per le Tecnologie della costruzione del Cnr, Antonio Occhiuzzi, “in Italia i ponti scaduti da revisionare sono circa diecimila. Gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l’età dei manufatti. Quando quest’ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessate da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d’allarme. Purtroppo la normativa che regola le nuove costruzioni, introducendo il grado di sicurezza strutturale, è solo del 2008”. 
Purtroppo, mentre si continuano a piangere le vittime dell’ennesima tragedia di un’opera pubblica finita in fumo, sull’argomento delle opere pubbliche il Governo non sembra trovare una comunione di intenti. A cominciare dalla Tav, cioè la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Come si sa, i lavori proseguono da anni nonostante le proteste e le azioni di disturbo dei No-Tav, mentre la questione continua a proporsi come pomo della discordia all’interno del Governo dividendo e contrapponendo i due partiti di maggioranza. 
Da un lato la Lega che si è sempre detta contraria a fermare il cantiere (Dal mio punto di vista sulla Tav occorre andare avanti, non tornare indietro”, sostiene il vicepremier Matteo Salvini); dall’altro il Movimento Cinque Stelle, con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che non la vede di buon’occhio (“Nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile. Quando studio un dossier come quello della Torino-Lione non posso che provare rabbia e disgusto per come sono stati sprecati i soldi dei cittadini italiani. È stato enorme lo sperpero di danaro pubblico per favorire i soliti potentati, certe cricche politico-economiche e persino la criminalità organizzata”). 
E, proprio mentre va in scena questa polemica e si sta mettendo a punto la macchina per rimettere in moto la viabilità a Genova fortemente compromessa dal crollo del ponte Morandi, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera del Cipe che autorizza il finanziamento del Terzo Valico: una nuova linea ferroviaria ad alta velocità e capacità che si sviluppa per 53 chilometri, di cui 36 in galleria, e interessa 14 comuni delle province di Genova e di Alessandria.  Come per la Tav Torino-Lione, anche in questo caso c’è una contrapposizione tra la Lega, che parla di “vittoria”, e i deputati ed esponenti del M5s, che continuano a sostenere che “sarà giusto bloccarla se andrà a scapito della cittadinanza, dell’ambiente e della salute”. 
L’eventuale rinuncia alla Tav potrebbe essere barattata con il cosiddetto Tap (Trans-Adriatic Pipeline): un gasdotto in costruzione che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia nella provincia di Lecce trasportando circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale. I lavori sono stati avviati nel cantiere di Fanfula a Melendugno (Lecce) il 12 maggio 2016, ma sono fortemente osteggiati dal Comitato No-Tap e dalla Regione Puglia che sostengono l’inutilità dell’opera e il notevole impatto ambientale perché insiste nella località turistica di San Foca. Rinunciare a quest’opera costerebbe, secondo le stime, 40 miliardi di euro, molto più che fermare opere come la Tav o il Terzo Valico. Il M5s cede sotto un’altra pressione, la paura di perdere consenso. Perché proprio in Val di Susa e nei territori percorsi dalle infrastrutture strategiche (Terzo Valico e Tap) i Cinquestelle vantano vere e proprie roccaforti. 
Intanto Palazzo Chigi cerca di gettare acqua sul fuoco rassicurando che, al momento, nessun dossier sulla Tav è ancora giunto sul tavolo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Nessuna decisione, dunque, è stata ancora presa e, soprattutto, non ci sono state valutazioni al riguardo. Il dossier è in fase istruttoria al ministero competente, quello delle Infrastrutture, impegnato in una valutazione costi-benefici che poi sarà sottoposta, in cerca di una condivisione, a tutto il Governo. A ogni modo la soluzione sarà in linea con quella contenuta nel contratto di Governo, che prevede l’impegno a “ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”. 
A Bruxelles la Commissione europea non ha commentato i rumors sulla Tav, ma ha sottolineato che “la linea ad alta velocità è un progetto importante, non solo per la Francia e per l’Italia, ma anche per l’Europa nel suo complesso”. E lo ha fatto attraverso il portavoce della Commissione Trasporti, Enrico Brivio: “È importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completarlo in tempo”. Quanto alle conseguenze di un’eventuale decisione di ritiro del governo dall’opera, “non speculerei sugli scenari”, ha tenuto a precisare il portavoce. 
Secondo quanto evidenziato da Brivio, il costo totale dei lavori “è di 8,6 miliardi di euro, con la maggior parte degli investimenti nell’ambito del prossimo Mff (il bilancio pluriennale dell’Ue - ndr)”. Mentre i costi coperti dall’accordo in vigore “ammontano a 1,9 miliardi, con un cofinanziamento europeo di 813,8 milioni, che è il 41% del costo dei lavori correnti. Ovviamente, secondo logoca, i finanziamenti vanno a opere che verranno realizzate”. 
Oggi, hanno spiegato fonti Ue, circa quattro milioni di camion all’anno attraversano longitudinalmente la Valle Padana e non c’è una ferrovia che possa consentire di spostare una parte consistente di queste merci dal trasporto su gomma a quello su ferro. La Torino-Lione è concepita per questo, per diminuire l’inquinamento e per decongestionare il traffico. 
La Commissione Europea ha stimato che il progetto sosterrà la crescita economica a livello regionale e locale, con la creazione diretta e indiretta di circa 15mila posti di lavoro, nelle imprese e nel turismo. L’opera, che dovrebbe essere completata tra il 2027 e il 2030, fa parte del Mediterranean Core Network Corridor, uno dei pilastri della politica comunitaria Ten-T: secondo il regolamento omonimo, gli Stati membri devono adottare le misure necessarie a sviluppare la rete entro il 2030. 
Ma, a costo di irritare la Lega, il ministro Toninelli insiste e sostiene che a decidere se proseguire o meno la realizzazione dell’opera sarà prioritaria la questione dei costi. Da una prima ricognizione sembra infatti che un chilometro di Tav costerebbe 60 milioni di euro in Italia e venti in Francia. “Come mai questa differenza?” si chiede Toninelli. In ogni caso aggiunge “se i costi saranno inferiori ai benefici, la faremo, altrimenti no”, sottolineando che il M5s “20 anni fa non avrebbe approvato il progetto”. E ancora: “Queste opere le ereditiamo dalla legge Obiettivo (la 433 del 2001, approvata dal Parlamento durante il secondo Governo Berlusconi, è lo strumento legislativo che stabilisce procedure e modalità di finanziamento per la realizzazione delle grandi infrastrutture strategiche in Italia per il decennio dal 2002 al 2013 - ndr) che ha portato a mangiatoie, corruzione, connivenze, collusioni, manette e indagini, tuttora in corso”. 
Sulla questione Tav l’opposizione non è rimasta alla finestra. Per il segretario del Pd, Maurizio Martina, i costi dello stop all’alta velocità sarebbero molto alti. “Due miliardi di euro di penali, il blocco dei finanziamenti europei, 4 mila posti di lavoro a rischio. E la follia del Governo di bloccare la Torino-Lione la pagherà un Paese intero”. Dello stesso avviso Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera. “Caos totale nel governo - ha scritto su Twitter -. Giuseppe Conte dice no, Matteo Salvini dice sì. Qual è la linea dell’esecutivo gialloverde? Basta prese in giro, basta con il tergiversare di Danilo Toninelli e Luigi Di Maio. Per Forza Italia le infrastrutture sono fondamentali per il Paese”.

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