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Il treno e la sua epopea dall’800 ai giorni nostri

Per J. Andersson ci racconta le grandi tappe della storia della ferrovia: dall’Orient Express all’Interrail, dalla conquista del West al futuro 


27/07/2020

di Giambattista Pepi


È opinione diffusa che i primi tentativi di applicazione della forza del vapore a dispositivi in grado di trainare veicoli e sostituire la forza dell’uomo e degli animali si ebbe nelle miniere di carbone in seguito alla rivoluzione industriale. Furono questi tentativi a segnare l’atto di nascita della locomotiva a vapore e il momento in cui la forza meccanica cominciò a sostituire quella degli animali nei lavori pesanti e a lanciare il treno facendolo diventare dalla seconda metà dell’Ottocento il mezzo di trasporto più diffuso. 
Sta di fatto che Per J. Andersson, nel libro Storia meravigliosa dei viaggi in treno (Utet, pagg. 347, euro 22,00 traduzione a cura di Valeria Gorla), racconta l’epopea del treno: la storia delle ferrovie dalle origini ai giorni nostri e l’invito alla riscoperta del viaggio in treno. 
La prima locomotiva che può definirsi moderna fu, nel 1829, la Rocket ideata da George Stephenson in collaborazione con il figlio Robert. Per la verità, Richard Trevithick, 25 anni prima, ne aveva fatto correre sui binari qualche prototipo tra cui la Coalbrookdale che non era però risultato economicamente competitivo. Quindi quella di Stephenson in realtà fu un’evoluzione della locomotiva concepita da Trevithick. 
La novità fu che per la prima volta veniva usata una caldaia a struttura multi-tubolare che aumentava fortemente la superficie di riscaldamento mantenendo una superficie di graticola abbastanza ridotta. L’invenzione di incorporare molti tubi di fiamma in una caldaia (detta proprio per questo multi-tubolare), fu brevettata da Marc Seguin, nel 1827, inventore francese che collaborava con Stephenson e fu il primo costruttore di locomotive a vapore in Francia. Inoltre per la prima volta lo scarico dei fumi veniva forzato mediante un eiettore alimentato dai vapori esausti dei cilindri che migliorava la prestazione complessiva della macchina. La locomotiva vinse i Rainhill Trials nell’ottobre del 1829, entrando poi in servizio sulla tratta Liverpool-Manchester.  
Da quel momento inizia la rivoluzione del treno: i binari si moltiplicano, le tratte crescono, i treni diventano le icone della velocità e del progresso collegando città anche molto distanti tra loro: viaggi lunghi, affascinanti, avventurosi. 
Giornalista e scrittore, co-fondatore della rivista di viaggi “Vagabond”, Andersson ci prende per mano e ci conduce alla scoperta di un mondo affascinante, avvolto nell’oblio del tempo, ma ancora in grado di suscitare nostalgia per un’epoca quasi tramontata, di risvegliare sentimenti sopiti di un modo diverso di viaggiare. 
Così, l’autore ci fa rivivere i sanguinosi delitti letterari dell’Oriente Express, rievoca la tragica fine del primo finanziatore dell’impresa ferroviaria, travolto sui binari dalla locomotiva Rocket all’arrivo inaugurale alla stazione; e ancora: le grandi rapine ai vagoni in corso nelle prateria del West più selvaggio, l’Interraill (il biglietto ferroviario, disponibile ai residenti europei, che permette viaggi illimitati su treni di seconda classe verso o all’interno dei paesi europei partecipanti per un certo periodo di tempo) fino a delineare il futuro. Proprio così, il futuro: perché il treno (e questo vale per tutti i mezzi di trasporto che si muovono su rotaie: metropolitane, tram e così via) possono diventare l’alternativa reale e praticabile al trasporto su gomma e a quello aereo, data la congestione delle nostre città e metropoli, l’elevato inquinamento dell’atmosfera, un sempre maggior numero di incidenti. 
In definitiva, un viaggio quello che ci propone di fare Andersson con la sua opera attraverso la storia e l’immaginazione, la fantasia e la realtà, il passato, il presente e perché no, l’avvenire dei treni e del trasporto ferroviario.

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