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Il viaggio di Sergio Mattarella in Francia? Purtroppo mette a disagio gli italiani

Le redini del potere si supportano soltanto se si governa a favore del popolo


18/02/2019

di Sandro Vacchi


Prendete un esponente dell'altissima borghesia finanziaria francese e, ovviamente, eurofanatico; prendete un notabile siciliano di pluridecennale militanza politica nella sinistra democristiana e in seguito nella sinistra “tout court”. Andranno d'accordo? Molto probabilmente sì. 
Ammettiamo che il primo signore sia in gravi difficoltà nel proprio Paese a causa dei populisti delle banlieues, gente che mangia camenbert, aglio e rane, non ha certo studiato all'ENA, la scuola superiore d'amministrazione, fiore all'occhiello del sistema educativo gallico, e ogni week-end mette a ferro e fuoco gli eleganti boulevard parigini. Ammettiamo ora che il secondo signore, che del primo potrebbe essere padre, detesti con tutta la sua iattanza sicula altri populisti e sovranisti i quali, invece, ogni mezz'ora mettono a ferro e fuoco i valori civili (o incivili) in cui ha sempre creduto. 
Presumiamo che i primi, cioè i francesi, siano contestatori facinorosi e tutto quello che volete del “sistema”; presumiamo che i secondi, vale a dire gli italiani, il vecchio sistema l'abbiano preso a calci nel didietro e adesso comandino a modo loro. 
Poniamo che il francese in difficoltà si chiami Emmanuel Macron e sia il presidente della Repubblica; e che l'italiano a disagio si chiami Sergio Mattarella e faccia anche lui di mestiere il presidente della Repubblica. E che il primo signore non veda l'ora di liberarsi dei rivoltosi puzzoni e proletari che mettono in forse la sua debole presidenza, così come il secondo signore non ne possa più dei buzzurri senz'arte né parte né studi ai quali è stato costretto ad affidare il potere, dopo palesi quanto vane manovre per non farlo. 
Uno psichiatra non faticherebbe a individuare come frustrati i due personaggi, desiderosi di rivalsa e di stringere saldamente nelle mani le redini del potere, quindi di liberarsi degli alieni, ricacciandoli nelle suburre. Se poi i primi, gli insubordinati con i gilet gialli, hanno ricevuto la visita di solidarietà dei secondi, i quali gli hanno così attribuito dignità politica, salvati cielo! 
Macron ha avuto un attacco di isteria e ha richiamato l'ambasciatore a Roma, mentre uno come Mitterrand o Chirac si sarebbe fatto una risata e due dita di champagne. Ha telefonato inviperito a Mattarella, forse gli ha pianto sulla spalla, visto che la mamma-moglie Brigitte era dall'estetista a farsi il tagliando. «Non fare così, ragazzo mio – lo ha rassicurato il collega anziano – verrò a trovarti a Parigi, se ti va, e parleremo un po' di questa gentaglia che non rispetta nessuno». 
Il livoroso inquilino dell'Eliseo non avrebbe mai sperato che il soporifero inquilino del Quirinale avrebbe accettato al volo il suo invito nella Ville Lumiere. Non è mai stato così debole: era convinto che i francesi lo avessero eletto per la sua bella faccia, l'acume politico, le qualità da statista indiscusso, e non per la paura dell'Hitler in Gonnella, del demonio biondo Marine Le Pen dipinta come la reincarnazione del male. Si è fregato le mani e ha cantato sotto la doccia tutto il repertorio di Gilbert Becaud: arriva Serge a rimettermi in sella, basta con gli insulti ogni volta che esco di casa, e forse alle elezioni europee non prenderò una legnata epocale. En Marche! 
Intanto in Italia continuano a prendersela con i supponenti francesi, mentre lui pretenderebbe di fare il bello e il cattivo tempo anche al di qua delle Alpi, al punto di scaricarci in Piemonte qualche clandestino, dopo essersi guardato però dall'accogliere i poveracci che bivaccavano sugli scogli di Ventimiglia. E, soprattutto, dal rimandarci coloro che il super-cattivo Matteo Salvini vorrebbe tanto ricevere, la quindicina di terroristi e assassini in vacanza pluriennale sotto l'Arco di Trionfo. A proposito, ha chiesto di incontrare presto il suo omologo francese per discutere i dettagli dell'atteso rientro in patria di questi eroi della repubblica: altre migliaia di voti in saccoccia. 
I francesi saranno anche nostri cugini, ma ci detestano di cuore. 
Adesso, poi, con tutti i nostri mugugni contro l'Unione Europea, con la fregatura che ci ha rifilato Sarkozy con la campagna di Libia, con le aziende italiane passate di mano, con l'interminabile e surreale discussione sul Tav (Treno ad alta velocità), i rapporti sono ridotti ai minimi termini. 
Sono un sacco i fronti aperti fra noi e i francesi, e una cosa andrebbe detta al monsieur Macron. Verissimo che una delegazione di grullini guidata da Gigi Di Maio è andata a incontrare i gilet gialli, e sarebbe come se il ministro del lavoro francese trattasse la questione dei pastori sardi. I Cinque Stelle, si sa, sono primatisti di gaffe, ma sono anche tutto fuorché gente di mondo esperta di diplomazia. Macron, invece? Che tratta con il nostro presidente, privo di poteri esecutivi, ignorando bellamente Giuseppe Conte? Va bene che anche in Italia non se lo fuma nessuno, o quasi, ma è bizzarro riprendere i maleducati italiani per ripagarli poi con la stessa moneta. Tiri pur fuori l'“autorità morale” di Mattarella, i saldi rapporti di vicinato e bla bla bla... Ha fatto la figura di un Di Maio qualsiasi, lui dipinto come massimo esponente dell'upper class europea. 
Col cavolo! Di Maio, ingenuo, incapace e inesperto di mondo com'è, quando si è reso conto di chi sono i gilet gialli ha preso le distanze dal loro leader Christophe Chalençon, che non si farebbe scrupolo di irrompere all'Eliseo con gli stivali sporchi di letame, un tipo che ha parlato di paramilitari pronti ad appoggiare il movimento... Oddio, non ci sarà puzza di golpe? devono essersi domandati dalle parti della Casaleggio & C. 
I grullini sono così. Chiedevano la messa in stato d'accusa di Mattarella, ricordate? Niente, era uno scherzo. Dovevano andare in Procura a denunciare la “manina” che secondo loro aveva taroccato il contratto di governo: un altro scherzo, scurdammoce 'o passato, simme e Nappule, paisà! E' gente così, inventata, miracolata non si sa se dalla Madonna di Pompei o dal masochismo di noi italiani. 
Le elezioni in Abruzzo hanno comunque certificato l'inizio della loro fine, annunciata da tutte, ma proprio tutte, le proiezioni elettorali. 
L'impressione sempre più solida è che si estingueranno così come sono apparsi sulla scena, un po' come accadde nell'immediato dopoguerra all'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. 
Tutti sono stufi di loro, ne hanno dapprima annusato e poi verificato il dilettantismo, la superficialità, la pericolosità dovuta al cocktail di ignoranza, supponenza e assenza di senso critico. Vi sembra normale che decidano via mail e social se Matto Salvini debba o no essere processato per il caso della nave “Diciotti”? A qualcuno non salta forse in mente che chi governa il Movimento Cinque Stelle è il Grande Fratello, un'azienda chiamata Casaleggio, alla quale i grullini devono rispondere per contratto? Vi risulta che i parlamentari di Forza Italia debbano render conto a Mediaset? O che quelli del PD siano tenuti a fare riferimento alle coop di consumo? 
Smaltita la sbornia, li stanno abbandonando i loro stessi aficionados. 
E Salvini gongola: se i finti alleati decideranno di mandarlo a processo perché ha fatto quello che riteneva l'interesse dello Stato, ne faranno un martire e lo riempiranno di voti; se sceglieranno invece di non processarlo, il movimento perderà la parte più dura, pura e demenziale, quella che si riconosce nel duo Fico-Di Battista, convinti di essere Lenin e Trotsky quando al massimo sono Ficarra e Picone. 
Chiaro perché Salvini attende con calma olimpica l'eventuale “rinvio a giudizio”? Avrà vinto comunque vada, e ogni giorno che passa lui si rafforza, grazie agli avversari e agli “alleati” che si ritrova, gente che cambia idea tre volte al giorno, mentre lui va avanti imperterrito, forte di un'energia che gli procurano gli altri. Per questo può permettersi di fare ciò che vuole. 
E' ministro dell'Interno, ma va in Sardegna a trattare con i pastori l'aumento del prezzo del latte: non toccherebbe al ministro del Lavoro, cioè Di Maio? O al primo ministro, vale a dire Conte? Scommettiamo che la Lega farà il pieno di voti anche sull'Isola? 
Salvini è considerato l'uomo forte, quello che dice e che mantiene, quello che aveva promesso di sgretolare la legge Fornero e che adesso può vantare cinquantamila domande presentate finora per la pensione a Quota Cento: ma anche questa non sarebbe materia del ministro del Lavoro o di quello dell'Economia? 
Semplicemente Salvini sta studiando da premier, senza fretta e senza alcuna fatica. Sa perfettamente di raccontarla grossa, quando assicura che il governo durerà cinque anni. Certo, ma non questo governo. Il reddito di cittadinanza preteso dai Cinque Stelle e l'autonomia delle Regioni del Nord contrastato sempre da loro segneranno la fine dei grullini. Il referendum proposto da Forza Italia per abolire l'elemosina di Stato segnerà l'inizio della fine del partito più comico della storia d'Italia. I forzisti sono consapevoli che l'epoca di Berlusconi è al tramonto e che il leader del centro-destra non potrà che essere Salvini. 
Lui sta già lavorando al Piano B, la rottura con Di Maio e i suoi dilettanti allo sbaraglio; ha sondato Giorgia Meloni per imbarcarla sul suo naviglio che naviga col vento in poppa. Tra i berluscones abbondano i salviniani, pronti a salire sul carro vincente, consci che il vento è girato. Due nomi per tutti: Giovanni Toti e Raffaele Fitto, ma si parla di una ventina di parlamentari. Finora. 
Il Partito del Popolo Italiano, come dovrebbe chiamarsi, potrebbe entrare in campo appena dopo le Europee del 26 maggio, quando la Lega di Quota Cento, della legittima difesa, dei respingimenti dei clandestini, delle ruspe sulle case abusive, dovrebbe incassare un terzo dei voti validi, raddoppiando in un anno quelli delle ultime Politiche e tenendosi lontanissimi Di Maio e i suoi simili. 
A quel punto sarebbe obbligatorio come minimo un rimpasto di governo, con uno spostamento dell'asse a destra e l'ingresso di Fratelli d'Italia. I grullini non ci starebbero? Allora elezioni anticipate, estinzione dei Cinque Stelle, abolizione del reddito di cittadinanza, lancio della flat tax e delle autonomie. E rafforzamento delle istanze sovraniste, della convinzione che l'Italia sappia almeno far sentire la propria vocina, dell'illusione che contiamo ancora un po'. Capito monsieur Macron? Forse le conviene farsi consolare da mamma Brigitte.

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