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In Sicilia vince il ballottaggio

Alle amministrative il M5S cala mentre la Lega da sola non sfonda. E le opposizioni? Rottamate


29/04/2019

di Damiano Pignalosa


Le amministrative in Sicilia si sono scontrate contro il muro del ballottaggio nella maggioranza dei comuni dando al Paese tre aspetti da valutare: il Movimento 5 Stelle è in calo, la Lega da sola non sfonda, le opposizioni ormai sono morte.
I risultati definitivi sono rinviati tra due settimane. Fino ad ora, in Sicilia, abbiamo avuto mezzo milione di elettori chiamati alle urne, bassa l’affluenza (58, 42%), in calo in quasi tutti i centri dove si è votato con qualche eccezione come a Gela. Ballottaggi a Caltanissetta, Gela, Castelvetrano, Mazara del Vallo e Monreale. Vittoria al primo turno a Bagheria e Aci Castello, nel Catanese. Questo il quadro del voto, che ha visto la Lega crescere ma forse non come ci si aspettava; un passo indietro per il Movimento 5 stelle, che perde i sindaci a Gela e Bagheria, andando comunque al ballottaggio a Caltanissetta e Castelvetrano.
In questa tornata sono le liste civiche a fare la voce grossa, un esempio su tutti la già citata Castelvetrano, comune sciolto per mafia, dove la sfida al ballottaggio sarà tra il candidato di due liste civiche Calogero Martire, che ha ottenuto il 30,3%, ed Enzo Alfano del Movimento 5 stelle, con il 28,49%. Valori molto vicini, per cui saranno fondamentali le convergenze con altre forze politiche e in questo senso la disponibilità dei pentastellati per superare un vero e proprio 'tabù'.
Come già detto più volte, i risultati regionali avuti in questi mesi non possono essere lo specchio esatto dell’andamento dell’intero Paese, ma comunque forniscono delle indicazioni utili a comprendere le intenzioni di voto dei cittadini e l’appeal che le attuali forze di governo hanno su di essi. L’euforia del “cambiamento” pian piano sembra scemare con un governo che a distanza di un anno è riuscito a far passare soltanto emendamenti sul reddito di cittadinanza, quota cento, immigrazione e legittima difesa. Tralasciando le applicazioni concrete di queste manovre che hanno lasciato più di qualche dubbio sulla loro efficacia, il popolo italiano inizia a comprendere che per ripartire il Paese ha bisogno di ben altre soluzioni. In una nazione dall’elevata anima manifatturiera come la nostra, non ci sono ancora stati interventi che possano tendere la mano alle imprese agevolandole dalla ghigliottina fiscale per dare quella spinta alla crescita che porta in seno anche assunzioni e non licenziamenti. Lo spettro dell’aumento dell’Iva è sempre dietro l’angolo e per evitare una debacle prematura bisognerà trovare, non si sa dove, quelle coperture che possano impedire l’ennesimo colpo all’economia italiana, giocando con una coperta corta che lascia pochi margini di azione.
I consumi interni del Paese restano al palo e i nodi stanno per arrivare al pettine. I veri temi del confronto politico-economico sono alla finestra e tutti gli slogan elettorali rischiano di essere un boomerang dalla forza di una bomba atomica. Per non far implodere l’Italia intera bisogna che si attuino delle manovre correttive che incentivino la crescita quella vera in un’agenda che dovrebbe avere delle scadenze reali senza i soliti proclami effettuati sotto l’ombrello del “stiamo lavorando per il Paese”. I cittadini italiani esigono una risposta al più presto senza dover tornare per l’ennesima volta alle urne per poter gridare ad alta voce come sempre: “La colpa è dei governi precedenti non possiamo fare nulla”.

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