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In Sicilia vince l'astensione

L’affluenza crolla al 46,76% e il vero vincitore è il “partito del non voto”


07/11/2017

di Damiano Pignalosa


Tutti hanno confermato che la Sicilia è stato il vero banco di prova per le prossime elezioni di marzo. Ma quello che si capisce da questa tornata elettorale è che tutti i partiti tradizionali hanno perso e anche di tanto, visto che più del 50% dei siciliani ha preferito non andare a votare, alimentando, come se ce ne fosse bisogno, il malcontento nei confronti di questa politica.
Ma passiamo ai fatti. Il partito che più degli altri ne esce con le ossa rotte è proprio quel PD che non convince più nessuno e che, almeno in Sicilia, con il suo esponente Fabrizio Micari si deve accontentare del gradino più basso del podio, facendo suonare più che mai le sirene d’allarme in vista delle politiche.
Perdono per pochi punti percentuali ma vincono come primo partito i 5 stelle, che con il loro esponente Giancarlo Cancelleri, lanciano la sfida rivolta alle altre delegazioni e si candidano a salire sul gradino più alto del podio alle prossime elezioni. C’è da dire che dopo l’esperienza incubo di Roma, per loro, forse è meglio così. Arrivare secondi gridando di aver vinto, in questo modo si continua ad insultare gli altri non dimostrando un bel niente.
Infine c’è il centrodestra unito che ha sbaragliato tutti con il suo candidato, Nello Musumeci, ma soprattutto con il ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi, che già durante lo spoglio, ha rivendicato come sua la vittoria in terra sicula.
Ma tralasciando il premio “anche se di poco, ho vinto io”, la grande verità è che in Sicilia ha vinto l’astensione. Possono continuare quanto vogliono ad insultarsi e a battibeccare come dei ragazzini all’oratorio, ma i numeri parlano chiaro: l’affluenza è ancora in lieve calo rispetto alle precedenti regionali e non riesce a raggiungere la metà del corpo elettorale. Il dato si è infatti fermato al 46,76% (2.179.474 elettori su 4.661.111), in leggero calo rispetto a cinque anni fa, quando fu del 47,41. A Messina l'affluenza più alta con il 51,69%. Poi Catania con il 51,58%, Siracusa 47,55%, Ragusa 47,48%, Palermo 46,4%, Agrigento 39,6%, Caltanissetta 39,83%. In coda Enna con il 37,68%.
Si può parlare, si può discutere, si può ipotizzare cosa sia meglio per la Sicilia. Ma in realtà, il dato che bisognerebbe analizzare davvero, è quello relativo alla piena perdita di credibilità da parte di tutta la politica. Gli italiani che vanno a votare sono sempre meno, c’è una sorta di rifiuto che diventa malessere solo nell’ascoltare sempre le solite cose che, fondamentalmente, non portano mai a nulla. Il mantra “sono tutti uguali” si è impossessato della mente dei cittadini e la buona politica non ha fatto altro che alimentare questo pensiero. Anche perché, alla fine, così va bene a tutti. Ci sono sempre meno persone da convincere o da comprare. Con una manciata di elettori ci si può sedere nelle poltrone più nobili e bivaccare per anni sulle spalle dei contribuenti. In quest’astensione ci sono tutti i problemi non solo di una regione, ma di una nazione intera. I cittadini italiani in realtà, invocano a gran voce un personaggio nuovo che possa davvero metter mano alle difficoltà del Paese tralasciando i soliti mezzucci fatti di accordi sottobanco. Non si sa più far politica e lo si capisce da tanti fattori. Uno su tutti è che invece di cercare di rubarsi voti a vicenda, dovrebbero puntare a quel 55% di persone che a votare non ci va più, stanchi dei soliti sistemi, stanchi dei soliti nullafacenti sempre pronti a far a girare quella giostra chiamata Italia che fa divertire solo loro. Così non va, questa non è democrazia, viviamo in un Paese dove sono riusciti ad abbattere quasi completamente la partecipazione popolare, e mai come in questo caso prendono forza le parole dello scrittore e critico francese Robert Sabatier: «C’è un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino, e consiste nel togliergli la voglia di votare». Speriamo che per le prossime politiche emerga un leader che faccia tesoro degli errori del passato, e che capisca che la vittoria si trova in quel 55% di cittadini che non vanno più a votare perché nauseati, pronto a risolvere i problemi che ci attanagliano da tempo senza compromessi.

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