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In coda al banco dei pegni, l’ultima spiaggia degli italiani in crisi

E se il bene non verrà riscattato? Sarà diviso in lotti e messo all’asta a fronte di offerte segrete


28/09/2020

Mai come in questo periodo, a fronte di un quotidiano segnato dalle difficoltà legate alla pandemia da Coronavirus, sono tornati in auge i Banchi dei pegni. In altre parole le attività che offrono prestiti assicurati ai clienti (disoccupati, cassintegrati, pensionati, ma anche artigiani, professionisti e piccoli imprenditori) in cambio di beni personali. Non a caso l’affluenza dei richiedenti in questi ultimi mesi è lievitata di quasi il trenta per cento rispetto al passato (quando erano circa trecentomila) a fronte di un prestito medio sui mille euro. 
In genere queste istituzioni accettano come garanzia gioielli, strumenti musicali, quadri, pellicce, computer, sistemi di videogiochi, monete, oro, argento, televisori, macchine fotografiche, utensili elettrici, armi da fuoco e altri oggetti relativamente preziosi. 
Va comunque ricordato che tecnicamente non si tratta di una cessione (niente a che vedere quindi con i cosiddetti negozi di “compro oro”, che non possono rilasciare polizze di pegno e conservare l’oggetto per un certo periodo, in quanto i loro affari sono finalizzati al guadagno immediato), ma di un prestito: l’interessato porta in garanzia un bene che verrà conservato per un certo periodo (da sei mesi a un anno) ottenendo una somma di denaro sulla quale graverà un interesse medio del 2 per cento. 
Come accennato il giro d’affari del settore, che lo scorso anno aveva sfiorato gli 800 milioni di euro, ha ultimamente subito una robusta accelerata proprio per via delle esigenze di tante persone che, da un giorno all’altro, si sono trovate in difficoltà per far fronte alle spese correnti. In altre parole costrette a un passo per certi versi umiliante, segnato dal bisogno e condito, ammettiamolo, di dolore e vergogna, oltre che di speranza. E se prima i banchi accettavano di tutto, oggi ad andare per la maggiore sono soprattutto oro (un metallo che peraltro ha subito una forte accelerazione in termini di quotazioni), gioielli e orologi. 
A riscattare i beni impegnati, in passato, erano il 95 per cento degli interessati, ma con i disagi generati dal Covid-19 le cose sono cambiate. Così in troppi, messi in ginocchio dalla mancanza di guadagni, non ce la fanno a rientrare in possesso delle loro cose. A quel punto gli oggetti saranno divisi in lotti e messi all’asta, peraltro catalogati sulla base del peso, delle caratteristiche e del prezzo di cauzione. 
Sarà così che un pezzo di umanità d’Italia cambierà di mano nella sala banditura, a fronte di compratori presenti e offerte segrete in busta. Seguendo, in altre parole, una procedura automatizzata e trasparente, a prova (si spera) di infiltrazioni criminali. Ferma restando la presenza di prestanomi al… lavoro per antiquari o per grossisti soprattutto del ramo metalli.

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