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In politica governa chi vince le elezioni, ma il Pd continua a governare anche se non vince

Non bastasse gli italiani - ringraziamo la cultura del '68 - si trovano nei palazzi del potere parlamentari da... call center. Vedi il caso di Di Maio, Salvini, Zingaretti, Meloni e via dicendo


02/09/2019

di Sandro Vacchi


Ho un amico di eccelso livello, un neurologo che il mondo ci invidia, e non è una frase fatta. Ogni tanto ci scambiamo rapide opinioni, per me ravvivanti, per lui forse un po' troppo icastiche. Ma cosa ci posso fare se sono un romagnolo senza peli sulla lingua? Così gli ho scritto: «Visto come va il mondo, con il Pd che giurava che non si sarebbe mai messo con i grillini, se io dicessi che non vorrei mai finire a letto con Belen, poi ci finirei?». 
La risposta è stata: «Avevo un paziente con una demenza frontale che faceva le stesse battute... Magari potresti fare una risonanza e vedere se non cominci a soffrire di qualche patologia». 
Oddio, vuoi vedere che ho esagerato? Mi sono detto. Lui è una persona serissima, certa goliardia non la apprezza. Mortificato, ho accolto rinfrancato una serie di brevi curricula ricevuti poco dopo dal mio interlocutore. «Di Maio: diploma liceale, incapace di terminare gli studi universitari (prima ingegneria poi legge). Esperienze come pizzaiolo e venditore di bibite allo stadio. Matteo Salvini: diploma liceale, ha abbandonato l'università dopo aver provato prima Scienze politiche poi Storia. Ha lavorato come cameriere al Burghy. Nicola Zingaretti: diplomato alla scuola di odontotecnici (non ha nemmeno fatto il liceo). Iscritto a Lettere, è riuscito a passare solo tre esami. Non ha mai lavorato. Giorgia Meloni: diplomata al linguistico, ha lavorato come cameriera al Piper. 
In una qualsiasi azienda, gente con questi curricula potrebbe al massimo lavorare al call center (con tutto il rispetto per chi lavora ai call center), non certo definire le strategie aziendali e prendere decisioni di alta responsabilità. Invece noi a gente così affidiamo la gestione e la guida della settima potenza industriale mondiale». 
Come dargli torto? Come darlo ai fatti? Gli ho risposto: «Ringraziamo la “cultura” del '68 per il ciarpame che ha lasciato». 
Poi, però, gli ho ricordato che nemmeno Benedetto Croce era laureato. E, per andare meno indietro, non le erano Di Vittorio, Longo, Veltroni. D'Alema pur avendo frequentato la Normale di Pisa. «Le radici dell'ignoranza e della superficialità sono profonde, però se tu volessi il Governo degli ottimati dovresti fermarti a Monti, Fornero e Draghi, cioè le élite. Sarebbe “La Repubblica” di Platone, aristocratica visione dell'assolutismo». E ho sdottoreggiato. Lo ammetto, ci casco spesso, sono un po' stronzo: «Karl Popper, in “La società aperta e i suoi nemici”, la mette insieme alla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel e al “Capitale” di Marx tra i fondamenti dell'assolutismo: quello delle élite, quello dei sapienti, quello di classe. E' sempre la solita storia della governance». 
L'amico non mi ha ancora risposto, ma lo farà. E' sempre impegnato fin sopra i capelli e soprattutto non è impulsivo come me, che intanto mi rituffavo nel turbine della più pazzesca, pirotecnica e irresponsabile crisi politica della storia italiana. Una storia dove la regola numero uno è: chi vince le elezioni governa, ma il Pd deve governare anche se non vince. Infatti ha retto le sorti d'Italia per sei anni sugli ultimi dieci, mandando a Palazzo Chigi i signori Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, eletti da nessun italiano. Ci è andato infine anche Conte, guidando il famigerato governo giallo-verde, e ha confessato poche ore dopo esserne uscito di avere il cuore rosso. Infatti si prepara a guidare un dicastero giallorosso. Insomma, un simpatizzante Dem che guidava grillini e leghisti. 
Che s'ha da fa' pe campà! E non crediate che questa sia la cosa più assurda che accade in Italia. D'altronde Pietro Badoglio non era uno dei militari più organici al fascismo quando fu chiamato a prendere il posto di Mussolini? In questa faccenda tragicomica di gente che abbia incassato voti ce n'è ben poca, ma proprio poca. Ci sarebbero i grillini, ma da quando hanno fatto il colpaccio è passato un anno e mezzo e, da allora, quei voti si sono dimezzati. Non nei sondaggi, ma sul serio, nelle elezioni europee di tre mesi fa. Nel contempo i voti della Lega si sono raddoppiati fra il marzo 2018 e il maggio di quest'anno. I sondaggi, pozione magica che gli stregoni delle statistiche distillano senza sosta, hanno poi ubriacato Salvini al punto di fargli perdere la capacità di distinguere fra sogno (38 – 40 per cento dei voti possibili) e realtà (17 per cento ottenuto nel 2018 e tradotto in seggi parlamentari effettivi). 
Sulla base di questi seggi Lega e Cinque Stelle governavano e sgovernavano l'Italia, ma visto che litigavano su tutto, Salvini ha fatto saltare il banco, convinto che in questa “Repubblica democratica fondata sul lavoro” si potesse subito andare a elezioni per incassare il plebiscito degli italiani. 
E no, Matteo! I democristiani, i comunisti, i cattocomunisti, il Vaticano di Francesco, le cooperative di assistenza, l'Unione Europea, dove metti 'sta roba? Ti avevano raccontato che in Italia comanda chi ha più voti? Povero cocco! E' già tanto se non ti hanno ancora affettato, ma stanno affilando i coltelli. E chi se ne frega se gli anti Merkel hanno vinto ancora in Sassonia e in Brandeburgo. Angelona ha già telefonato al suo amico Paolo Gentiloni, un grigiocrate senza pari, detto Valium, fatto con lo stampo per i palazzi di Bruxelles. La sostanza della telefonata: “Fate subito 'sto governo e liberatevi dei populisti. Kapito?” “Jawohl, meine Frau!”.
Populisti in sé non è un'offesa, ma nel linguaggio degli eurocrati è una dichiarazione di guerra: chi osa pretendere di far decidere il popolo (popolino) bue, ignorante, zotico e antieuropeista, deve essere tenuto lontanissimo dalle stanze del potere. Altrimenti come si fa a mantenere in piedi il carrozzone di Bruxelles, l'euro, le cooperative di assistenza, la cultura buonista...? 
In cambio dell'allontanamento dei cattivi razzisti fascisti e populisti dalla stanza dei bottoni, Mamma Europa ci lascerà sforare sul debito, cioè fare le marachelle fregandocene dello spread: un'operazione totalmente vietata se al governo ci fosse Salvini, un nome a caso, eletto dagli italiani. I quali, perciò, non devono votare. 
Il nostro è un Paese di tali magliari che non riesce neppure a essere governato da chi ha già le chiavi del potere. Prendiamo Luigi Di Maio, che Salvini era dispostio addirittura a nominare primo ministro pur di recuperare la precedente situazione, forse convinto di farlo fuori alla prima curva, Lo scugnizzo dev'essersi convinto di essere uno statista e ha reclamato per sé la massima carica. Quando ha notato gli sguardi degli astanti si è reso conto che gli conveniva puntare piuttosto al titolo mondiale dei massimi. 
E' allora cominciata la lotta per i due vicepremier, dato che premier dovrebbe essere Giuseppi (come lo chiama Trump) Conte. Un rosso e un altro rosso? Macché, è saltato su Dario Franceschini, il quale per una poltrona sarebbe capace di scambiare anche un divano: facciamo nessun vice premier. Geniale! Cosa ce ne faremmo, se intanto governerebbe il duo Merkel-Macron? Anche loro, naturalmente, privi di ogni voto in Italia… 
Il più che accondiscendente presidente Sergio Mattarella, mandato al Quirinale per gli uffici di Matteo Renzi, sta cominciando davvero a rompersi le scatole. Già gli andava poco a genio avere a che fare con gente come Di Maio e soprattutto Salvini, ma adesso anche i Dem reclamano poltrone e pongono condizioni. Naturalmente senza aver vinto le elezioni, anzi avendole perse. Mattarella, invece, alle elezioni non ha mai partecipato: quale italiano ha mai messo una croce sul suo nome in una scheda? Nel nostro Paese, ricordiamolo, non esiste nomina diretta del Presidente della Repubblica. E adesso non si fida, vorrebbe un governo duraturo e fedele (a lui), almeno nei ministri più importanti: Interni, Esteri, Economia, Difesa. Insomma, l'eventuale governo giallorosso gli fa un po' schifo, così vorrebbe avere almeno qualche punto fermo. 
Un presidente che si impone? Presidenzialismo? Ma figuriamoci! Altrimenti perché il primo nome per il dopo Mattarella sarebbe quello di Romano Prodi? Sapete quanto gli italiani adorano il padre dell'euro, oltre che padre nobile dell'ignobile Unione Europea? Quanti voti gli darebbero? Tre o quattro. 
L'importante, adesso, è fare presto, correre, per mettere qualcuno di fidato a Palazzo Chigi. Svelti! Ma anche no, perché è meglio votare, il voto è sovrano, diceva Di Maio, diceva Zingaretti, sedicente segretario politico del Partito Democratico, inglorioso erede cattocomunista e cattosfasciato del Partito Comunista Italiano. Sedicente segretario, dico, in quanto le trattative con i grillini per il governo le ha fatte Matteo Renzi, uno che per una poltrona, un'apparizione, una comparsata, tratterebbe anche con Hitler e Stalin insieme, nell'ottantesimo anniversario dell'invasione della Polonia. 
Il PD, e Zingaretti in particolare, si rivela ogni volta di più il Partito Demente. Con le elezioni, che reclamava a gran voce, salvo poi inchinarsi al volere di Renzi, il segretario dall'aspetto di allegro pizzicagnolo non avrebbe dato tempo all'odiato predecessore fiorentino di costituire un suo nuovo partito e avrebbe cacciato i renziani dal Parlamento. 
I grillini sono dati in perdita e buona parte dei loro voti slitterebbero verso il PD, il partito più affine ai grillini, che potrebbe arrivare vicino al 30 per cento. 
Salvini è in calo, sul 30-31 per cento, e se si votasse subito non avrebbe tempo di risalire a quel 38 per cento che gli veniva accreditato prima della crisi. 
Di fronte alla possibilità di tornare un partito vero e di far fuori i grillini dalla politica, i sedicenti fenomeni del PD che cosa fanno? Lasciano scappare anche Carlo Calenda. Poniamo che Renzi faccia davvero il proprio partito, il PD si dimezzerebbe. Nel PD si danno vantaggi a tutti e svantaggi a sé stessi, leggano Carlo Maria Cipolla sulle leggi fondamentali della stupidità. 
Il prevedibile fallimento nel ridicolo del nuovo governo con i Cinque Stelle trascinerà anche il PD, oggi intorno al 22 per cento. Mettiamo che perda soltanto 5 punti e scenda al 17; altri 6 o 7 glieli porterebbe via Renzi, qualche altro Calenda. Risultato: un Pd dimezzato, a livelli berlusconiani. 
Nel contempo, Salvini all'opposizione sarebbe rafforzato da insuccessi, litigi e stupidaggini assortite di PD e grillini, i suoi peggiori nemici, e raggiungerebbe davvero il 40 per cento. 
Così tutto quello che i fenomeni non vogliono, che l'Europa non vuole, che le élite non vogliono, cioè Salvini al comando, si avvererebbe nel modo peggiore per loro. Non adesso, ma fra qualche tempo. Diciamo fra due anni? Il presidente della Repubblica si eleggerà nel 2022 e le nuove elezioni politiche si terranno l'anno successivo. 
Salvini, allora, farà un pieno inimmaginabile, forte dei nuovi sbarchi di massa, dei nuovi ammazzati dai rapinatori, delle grandi opere bloccate, dalle tasse aumentate. E governerà con pieni poteri un'Italia svuotata, povera e spernacchiata nel mondo. E potrà dare tutte le colpe a PD e grillini. 
A meno che non lo faccia fuori la magistratura. Una Unione Europea debordante oppure un killer.

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