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In ricordo di Marco Santagata: accademico, dantista, petrarchista, critico e accattivante scrittore


09/11/2020

È mancato Marco Santagata, scrittore, critico letterario e accademico italiano. Peraltro amico di Economia Italiana.it, con la quale testata aveva un rapporto di comunanza e amicizia. Santagata che, come narratore, aveva esordito nel 1996 con il romanzo, edito da Guanda, Papà non era comunista, vincitore del premio Bellonci per l’inedito. Nel 2003 aveva poi pubblicato, sempre con Guanda, Il Maestro dei santi pallidi, vincitore quell’anno del Premio Campiello. Del 2006 invece il romanzo L’amore in sé (Premio Stresa). Del 2008 Voglio una vita come la mia, del 2015 il romanzo Come donna innamorata, finalista al Premio Strega. Sempre con la stessa editrice sono poi apparsi il noir Il movente è sconosciuto e una nuova edizione del Copista, un lungo racconto sul Petrarca degli ultimi anni di vita. 
Santagata è stato tra i massimi studiosi di Dante (cui ha dedicato anche una corposa e importante biografia), di Petrarca e anche di Boccaccio. Ha curato il commento al Canzoniere di Petrarca nei Meridiani Mondadori e l’introduzione alle opere di Dante. Nel 2017 ha pubblicato il saggio su Dante, Il poeta innamorato. Infine aveva da poco consegnato a Guanda il suo nuovo romanzo, in cui “per la seconda volta attinge alla vita di Dante, e che vedrà la luce nella prossima primavera”. 
Ma chi era Marco Santagata nel pubblico e nel privato? Una autore dotto, portatore di un grande dono: quello del saper scrivere intrigando anche la signora della porta accanto (ma non per questo risultando meno profondo ed efficace) e nonostante la zavorra della sua professione (aveva insegnato a lungo Letteratura italiana all’Università di Pisa). Lui che amava giocare con la semplicità delle parole, imbrigliando le persone con i lacci, all’apparenza distratti, della sua robusta cultura, mai peraltro sbandierata, semmai mascherata da una buona dose di ironia; lui che non mancava di proporsi malizioso compagno di bisboccia mentre ti sezionava, con finta indifferenza, dietro quei suoi occhietti birichini. 
Ricordiamo che era nato a Zocca, sull’Appennino modenese, il 28 aprile 1947, figlio di Ciro, insegnante e preside di scuola media, al quale aveva dedicato il suo primo lavoro, il citato Papà non era comunista. Lui che aveva compiuto gli studi universitari a Pisa, come allievo ordinario prima e poi come perfezionando della Scuola Normale Superiore, laureandosi nel 1970 in Letteratura italiana. Lui che aveva iniziato la carriera di docente nel 1976 proponendosi come incaricato di Filologia dantesca alla Facoltà di Lettere di Venezia; quindi dal 1977 al 1980, ancora per incarico, avrebbe insegnato Filologia umanistica alla Facoltà di Lettere di Pisa. 
Ordinario di Letteratura italiana nel 1980, dopo un triennio alla Facoltà di Magistero di Cagliari, dal 1984 si era accasato all’ateneo di Pisa dove, sino al 1988, aveva diretto l’Istituto di letteratura italiana e poi, dal 1996 al 2000, aveva ricoperto la carica di direttore del Dipartimento di Studi italianistici e quella di membro del Consiglio di presidenza del Collegio dei direttori di dipartimento.

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