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In un solo anno di Governo giallorosso spazzati via valori, tradizioni e culture centenarie

Una tragedia, ma alla fine - volenti o nolenti - bisogna purtroppo farsene una ragione


07/09/2020

di Sandro Vacchi


Alla fine bisogna farsene una ragione, come quando se ne va un nostro caro. E' dura, è una tragedia, ma la vita è questa: è anche morte. E l'Italia è morta. 
Rendiamocene conto, non nascondiamoci dietro il dito del buonismo, non arrampichiamoci sugli specchi del Vaticano che, per il solo fatto di esserci, salverebbe tutti noi dai bombardamenti come dalle invasioni. Non occorre bombardare Roma o Piazza San Pietro per sancire che non esistiamo più. Un anno, appena un anno, di governo giallorosso e sono stati spazzati via valori, tradizioni, culture, sentimenti secolari, forse millenari. 
Scompaiono i grandi capitalisti. L'ottantaseienne Carlo De Benedetti spara ad alzo zero sull'ottantaquattrenne Silvio Berlusconi, un anziano come lui che si è beccato il Coronavirus e se ne sta in un letto di ospedale. La sua è una sporca operazione di risentimento e di ripicca che non ha nulla da invidiare alle vignette del supercomunista Vauro Senesi, un tizio che sta alla sinistra di Stalin: non difficile, visto che Baffone si era alleato con i nazisti. Ma De Benedetti ce l'ha coi figli, con le nuore, con i nipoti, con chi gli ha venduto il giocattolo “Repubblica” agli Agnelli, i nipoti di quelli che trent'anni fa lo avevano fatto fuori dopo appena cento giorni perché sospettato di volersi prendere il malloppo Mirafiori. 
Se ne è appena andato, a quasi un secolo di età, Cesare Romiti, suo avversario in quella lontanissima stagione: altro capitalismo, altra tempra di contendenti. Altra Italia. Adesso dobbiamo fare festa con tale Giuseppe Conte, sconosciuto a tutti fino a due anni fa, mai eletto da nessuno né la prima volta (con la Lega), né questa volta (con i grullini). Si definisce “avvocato del popolo”, ha un portavoce che tutto fa e tutto disfa salvo la propria improntitudine da ex concorrente del “Grande Fratello”. Come se Antonio Ghirelli avesse avuto “Lascia o raddoppia” nel curriculum per guidare l'informazione del Quirinale. 
Conte... L'avete presente? E' il gagà con la pochette e il ciuffo falsamente ribelle, diffusore di notizie false e tendenziose, come quella sul numero di morti per il virus. Alla festa del “Fatto Quotidiano”, house organ dei Pentastellati, ha ripetuto per due volte che in Italia ci sono stati 135 mila morti da virus: peccato che siano stati centomila di meno. Peccato, sì, perché la semina del terrore va finora benissimo per il governo più gaglioffo dell'Italia postunitaria. Mascherine obbligatorie “sine die”, distanziamento sociale (non sia mai che qualcuno cospiri contro i manovratori), banchi scolastici a rotelle, bonus monopattini, una pista ciclabile vagheggiata sul fantasmagorico Ponte sullo Stretto, un bancomat di mafia e 'ndrangheta... E via cantando: reddito di cittadinanza a cani e porci, preferibilmente malavitosi o almeno nullafacenti. Abolizione di fatto della lingua italiana (Giggino Di Maio e lo stesso Conte sono maestri al riguardo). Avvio al fallimento per migliaia di piccole aziende del turismo, della ristorazione, del commercio. Ma tante, tante mascherine, con scandali annessi. 
E lui, il gagà che di sé ha un'opinione più elevata di quella di Cristiano Ronaldo, il quale almeno se la merita? La più disgraziata isola del mondo, Lampedusa (disgraziata per quanto vi avviene e perché si trova in Italia), è in stato comatoso a causa di un'invasione dal Nord Africa della quale non si intravede la fine, anzi. Un quarto della popolazione, ormai, è nato dalle parti di Tunisi o di Tripoli, il sindaco piddino ha minacciato fuochi e fulmini, il presidente di centro-destra della Regione ha fatto altrettanto. Conte li ha ricevuti a Roma. “Ma che bella città! Ma come si mangia bene! Ma come sono tutti gentili”… E ha sganciato loro una proposta che non si può rifiutare: vi tenete i clandestini, noi vi rivediamo o annulliamo le tasse, ma basta romperci i cabasisi, come diceva il vostro conterraneo Andrea Camilleri. 
Ma che bello! E se i clandestini – perché tale è la definizione di chi arriva privo di documenti in uno Stato straniero, qualsiasi Stato – da Lampedusa risalgono a Napoli, a Roma, a Bologna, a Milano – come regolarmente accade – detassiamo tutta l'Italia? In nome di quale sura coranica l'Italia dovrebbe farsi carico di tutto il popolo dei barconi? La favoletta dell'Europa solidale, amica, unita, generosa, dovremo sentirla ancora a lungo o prima o poi ci stuferemo di essere fatti fessi? Perché Open Arms (Braccia Aperte, ma sono soltanto le nostre) sbarca tranquilla soltanto in Italia nordafricani a centinaia per volta? Perché il resto dell'Europa – questa sì davvero razzista e xenofoba, altroché Salvini! - non li vuole proprio: la crisi è dappertutto, il lavoro manca, le certezze sul futuro si sono polverizzate. Allora l'Italia è diventata la discarica d'Europa, e la Sicilia lo è dell'Italia, e Lampedusa della Sicilia. In premio, i buoni e generosi cugini di Bruxelles e Berlino, ci consentiranno di prendere a prestito (quindi pagando interessi) un po' di miliardi di euro che dovranno restituire i nostri figli perché i loro padri hanno fatto un investimento geniale: qualche centinaio di migliaia di nordafricani in cambio di qualche centinaio di euro a testa di tasse in meno. 
Ma non dovevano essere le risorse che ci avrebbero pagato le pensioni? Allora perché dobbiamo pagare per tenerceli a vita, dato che sopra il Brennero non se li prende nessuno? Semplice: siamo più che deboli, siamo moribondi, pressione sottozero, glicemia ai minimi, Prodotto interno lordo da camera mortuaria. 
La giostra-Italia è questa, signori. Una nazione senza scuola e coi banchi a rotelle (come le sedie a rotelle dei paralizzati), senza aiuti a chi non è nel settore pubblico (quanti soldi sono stati attribuiti a chi ha perso tutto e non lavora per lo Stato, ma nel settore privato?), mentre qualcuno ambirebbe al bonus-vacanze (E' obbligatorio andare in ferie, quando tutto va a rotoli?). Siamo alle comiche, ma anche alla fine di Pompei, e il vulcano non è il Vesuvio, ma il governo stesso, imbullonato alle poltrone. Voi, titolari di una tabaccheria o di una lavanderia, assumereste mai gente come Di Maio, la ministra De Micheli, la rossolabbrata Azzolina? Lo sanno loro per primi: se il giocattolo si rompe, per loro è finita, in quest'Italia rovinata proprio da loro. 
Intanto Conte intende farsi un proprio partito cattolico e ambientalista: se ne sentiva la mancanza, dopo i cattocomunisti, ma l'astro della stellina Greta illumina da qualche tempo i gretini. Il vispo cattedratico foggiano dal curriculum fantasioso è già teso all'elezione del presidente della Repubblica e, a parole, non vedrebbe male un Mattarella bis: una bella dichiarazione per bruciare il siciliano più silente di tutti i silenti siciliani. Mario Draghi? Gli è parso stanco, dice Conte. Toh, forse lavora, mentre lui è vispo come Ercolino Sempreinpiedi e spara cifre come i rutti di Bombolo, comico di tanti anni fa. 
Averne, adesso, di “statisti” di tal fatta! Qui, invece, i “Migliori” (nel PD sono arciconvinti di esserlo) discutono se Franceschini sarebbe più adatto di Bonaccini a sostituire Sua Nullità Zingaretti: almeno si sono resi conto che una segreteria del genere è ancor più incolore di Gentiloni a Palazzo Chigi. Sull'appassionante tema tengono fumosi dibattiti, circostanziate assemblee, pensose riunioni di cellula, sicuri che la gente penda dalle loro labbra. 
Si rendono conto, gli ebeti che si impalmano da soli, che danno del razzista a Salvini, che augurano la morte al Berlusca già morto almeno politicamente, e a Briatore perché ricco, e … S vorrebbero piste ciclabili su un ponte per fortuna inesistente nell'estremo Sud dove vigliacco! se ho mai visto una bicicletta...Si rendono conto che hanno lo stesso appeal che ho io con Melania Trump? Che contano quasi niente in Italia e meno di niente appena varcato il confine, sempre che un confine ancora esista, data la facilità con cui si entra? Si rendono conto che all'estero, dalla Germania che ci vuole tanto bene e tanto ce ne fa, sino alla Nigeria, la definizione più spesso attribuita all'Italia è “MAFIA”? 
Si rendono conto che gli italiani – sempre meno numerosi, sempre più ignoranti, sempre più drogati di coca, ma anche di televisione-melassa a senso unico – gliel'hanno già data su? Non si riconoscono in loro né in altri, vogliono solo tirare a campare e un po' di elemosine, delle urne, del “voto dovere democratico”, come dicono quelli là, non gliene frega più niente da anni, perché da anni hanno capito che vivono (si fa per dire) in un Paese morto? Un Paese colonizzato, asservito, ricattato, che non ha più ragion d'essere in un mondo che corre, si documenta di continuo, inasprisce gli esami di accesso e di uscita dalla scuola, seleziona anziché prendere il buono e gli scarti. 
Questa è la legge della globalizzazione che tanto amano e predicano i sinistri sostenitori dell'uguaglianza e nemici della libertà. Un'uguaglianza di schiavi sottopagati, di un “Lumpenproletariat” di ritorno. 
No, loro lì a credersi intelligenti e intellettuali, quando al massimo hanno letto Michela Murgia invece di Jorge Luis Borges (troppo “disimpegnato politicamente”, non sanno che Peron lo aveva messo a contare i polli), oppure Alessandro Baricco ma non – per carità! - l'impresentabile Céline. Sapete perché siamo morti? Perché ce lo meritiamo, ci siamo affidati a costoro, è colpa nostra se non li abbiamo buttati a mare. Addio, Italia!

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