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In una Italia martoriata dal virus ci scopriamo un Paese più unito, capace di reagire

Intanto il Governo ha varato una manovra da 25 miliardi di euro in grado di moltiplicarne 350. Gli interventi più corposi per la sanità. Nove settimane di cassa integrazione in deroga per tutte le aziende. Mutui sospesi per 18 mesi. Contributi a fondo perduto, congedi retribuiti al 50% fino a 15 giorni o un bonus baby sitter da 600 euro. L’Alitalia sarà nazionalizzata e il referendum per il taglio dei parlamentari è stato rinviato


16/03/2020

di Tancredi Re


Il Governo ha varato il decreto legge “Cura Italia” da 25 miliardi di euro che potrà attivarne fino a 350 miliardi. Il provvedimento, firmato dal presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è intitolato “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19” ed è composto da 127 articoli. 
Tale provvedimento è suddiviso in cinque grandi capitoli: misure di potenziamento del servizio sanitario; misure a sostegno del lavoro; misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario; misure fiscali a sostegno delle famiglie e delle imprese; ulteriori disposizioni. 
In quest’ultimo “titolo”, che spazia dalla pulizia straordinaria delle scuole al potenziamento delle reti di telecomunicazioni, vi sono anche le norme per la costruzione della nuova società per salvare l’Alitalia, con un fondo da 500 milioni, che di fatto viene nazionalizzata, nonché per il rinvio del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari che si potrà indire entro duecentoquaranta giorni dall'ordinanza che lo ha ammesso e che risale a fine gennaio (ultima data utile il 22 novembre). 
Le misure per la sanità sono in cima al provvedimento normativo. Arrivano 1,15 miliardi per la sanità e 1,5 miliardi per la Protezione civile. Per la gestione dell’emergenza Covid-19 e, fino al termine dello stato di emergenza, è consentito produrre mascherine chirurgiche in deroga alle vigenti norme. 
Ci sono inoltre fondi per gli straordinari di medici e infermieri, la possibilità per i prefetti di requisire ospedali e altre strutture per le persone in quarantena, il potere per la Protezione civile e per il nuovo commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, di requisire strutture e mezzi per potenziare i reparti degli ospedali. Il commissario potrà inoltre fronteggiare la carenza di mascherine e di altri macchinari di terapia intensiva anche avviando intere nuove linee produttive. E poi ci sono i sostegni alle imprese, sia che si sono fermate, sia che continuano a lavorare. 
Ma vediamo, una per una, le misure contenute nel provvedimento dell’Esecutivo. 
Sono sospesi gli adempimenti fiscali tra l’8 marzo ed il 31 maggio 2020. I versamenti sospesi saranno saldati, senza applicazione di sanzioni e interessi, o in un’unica soluzione entro il 31 maggio, oppure mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate di pari importo a decorrere dalla fine di maggio. 
Ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020degli immobili rientrati nella categoria catastale C/1, cioè negozi e botteghe. 
Per sanificare gli ambienti di lavoro, agli esercenti attività d’impresa, di arte e ai professionisti, è riconosciuto, per il periodo d’imposta 2020, un credito d’imposta nella misura del 50 per cento fino ad un massimo di 20mila euro per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro. Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni. 
Sono sospese fino al 15 aprile i termini delle udienze civili, penali e amministrative, prorogando dunque la sospensione già stabilita in precedenza fino al 22 marzo. 
Il decreto prevede il ripristino degli istituti penitenziari danneggiati a seguito dei disordini scoppiati a causa dell’emergenza sanitaria. 
Previsto un allungamento della durata della cassa integrazione ordinaria per le aziende che hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario alla data di entrata in vigore del decreto legge del 23 febbraio 2020 n. 6 e a beneficio delle aziende che hanno in corso un assegno di solidarietà. Le Regioni, inoltre, possono autorizzare la cassa integrazione salariale in deroga per tutte quelle imprese che non rientrano nelle disposizioni normative del decreto. 
Per i liberi professionisti e i lavori autonomi, inclusi i lavoratori di turismo e spettacolo, titolari di partita Iva e Co.co.co, è prevista un’indennità una tantum di 500 euro. 
Per un periodo di 9 mesi dal provvedimento l’ammissione ai benefici del Fondo è esteso ai lavoratori autonomi ed ai liberi professionisti che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e quella del 21 febbraio un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus. 
A decorrere dal 5 marzo 2020, e per un periodo continuativo o frazionato comunque non superiore a quindici giorni, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto a fruire per i figli di età non superiore ai 12 anni, di uno specifico congedo, per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione. 
La fruizione del congedo è riconosciuta alternativamente ad entrambi i genitori, per un totale complessivo di quindici giorni. 
In alternativa è prevista la possibilità di scegliere la corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro, da utilizzare per prestazioni effettuate. 
Ai titolari di redditi di lavoro dipendente che possiedono un reddito complessivo di importo non superiore a 40mila euro spetta un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro. 
Le Pmi potranno avvalersi di misure di sostegno finanziario dello Stato, fino al 33% dei prestiti erogati per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se superiori, a quella di pubblicazione decreto. Gli importi accordati, sia per la parte utilizzata sia per quella non ancora utilizzata, non possono essere revocati in tutto o in parte fino al 30 settembre 2020; per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 settembre 2020 i contratti sono prorogati, unitamente agli elementi accessori e senza alcuna formalità fino al 30 settembre 2020 alle stesse condizioni e, infine, per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, il pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020 è sospeso sino al 30 dello stesso mese. 
È stato finanziato il Fondo di garanzia per le Pmi. Per 9 mesi dal provvedimento, lo Stato fornisce una garanzia per prestiti fino a 5 milioni di euro volta a investimenti e ristrutturazioni di situazioni debitorie, nel rispetto delle garanzie e dei limiti previsti dal provvedimento stesso. 
Il decreto istituisce in capo al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Fondo Made in Italy per potenziare la promozione ed il sostegno all’internazionalizzazione delle varie componenti del sistema Paese, tra i quali il piano straordinario di sostegno ai prodotti italiani realizzato tramite l’ICE. 
Con il provvedimento viene istituito per il 2020 un fondo denominato “Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell’Università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca” con una dotazione di 50 milioni di euro, da ripartire con decreto del MIUR. 
In deroga alle disposizioni dei regolamenti di ateneo, l’ultima sessione di laurea dell’anno accademico 2018-19 è prorogata al 15 giugno 2020. 
Nel periodo di sospensione della frequenza delle attività didattiche, delle attività formative e di servizio agli studenti, inclusi l’orientamento e il tutorato, nonché le attività di verifica dell’apprendimento svolte o erogate con modalità a distanza secondo le indicazioni delle Università di appartenenza sono computate ai fini dell’assolvimento dei compiti dell’Università e sono valutabili ai fini dell'attribuzione degli scatti triennali. 
“È una manovra economica poderosa. Non abbiamo mai pensato di combattere un’alluvione con stracci e secchi. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere famiglie, imprese e lavoratori, vogliamo che l’Europa ci segua su questa strada” ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. 
Nonostante l’emergenza continui a peggiorare con un ulteriore incremento del numero delle persone contagiate e di quelle decedute, la manovra è andata in porto tra le polemiche all’interno dell’Esecutivo e tra la maggioranza e le opposizioni. 
“Con questo decreto, forte e deciso nei numeri e nelle misure, non esauriamo il nostro compito in campo economico. Siamo consapevoli che questo decreto non basterà. Il governo oggi risponde presente e risponderà presente anche domani, dovremo ricostruire un tessuto economico intaccato con questa emergenza e lo faremo con un piano di investimenti, lo dovremo promuovere con una rapidità che il nostro Paese non ha mai conosciuto” dice ancora. “Nessuno sarà lasciato solo” assicura il ministro dell’Economia “A una crisi straordinaria, senza precedenti - ha aggiunto Conte rivolgendosi ai capi dei Governi dell’Ue -, si risponde con mezzi altrettanto straordinari, mettendo in campo qualsiasi strumento di reazione, secondo la logica “whate verit takes” (“faremo qualsiasi cosa” è la frase celebre pronunciata dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi nel 2011durante la crisi del debito sovrano in Europa per difendere l’euro” – ndr). Conte ha invitato tutti “a non illudersi che ci potrà essere un Paese membro che potrà rimanere indenne da questo tsunami economico- sociale e ha invitato a considerare che il ritardo nella risposta comune sarebbe letale e per questo irresponsabile”. 
“Dobbiamo assicurare ai nostri cittadini le cure mediche necessarie e la protezione sociale ed economica di cui hanno bisogno. Non ci sono alternative”, ha detto, indicando, tra gli strumenti possibili, i “coronavirus bond” o un fondo di garanzia europeo in modo da finanziare con urgenza tutte le iniziative dei singoli governi per proteggere le proprie economie. “Se procederemo divisi la risposta sarà inefficace e questo ci renderà deboli ed esposti alle reazioni dei mercati” ha aggiunto. 
Il vertice Ue ha appoggiato il lavoro dell’Eurogruppo e le misure socio-economiche della Commissione, ha chiesto ai ministri dell’Economia di monitorare la situazione e di adattare la risposta alla situazione in rapido cambiamento. “Faremo “Whateverittakes” per ristabilire la fiducia e sostenere la ripresa rapidamente”, ha detto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. 
I leader dei 27 hanno dato luce verde alla proposta della Commissione europea di introdurre una restrizione temporanea per tutti i viaggi non essenziali verso l’Ue, per un periodo di 30 giorni, per far fronte al coronavirus. Ogni Stato attuerà la misura, in modo coordinato, ha spiegato Michel, al termine di una videoconferenza con i capi di stato e di governo dell’Ue. 
Siamo diventati - nostro malgrado - la Cina d’Europa e, forse, del mondo: non solo perché il Paese è stato chiuso a doppia mandata con il nuovo decreto del Governo fino al 25 marzo (praticamente 60 milioni di italiani devono cercare di stare il più possibile a casa e se si spostano devono farlo solo per comprovati motivi: fare la spesa, acquistare farmaci, andare in ospedale o al lavoro con i lasciapassare, esattamente com’è avvenuto nella provincia cinese dell’Hubei fin dall’esplosione dell’epidemia) ma anche perché noi (e le nostre merci) siamo diventati gli appestati del mondo. 
Ora, la paura è un sentimento umano, la stupidità e il pregiudizio non lo sono. Se è legittimo e opportuno adottare le misure di contenimento dell’epidemia, che pur non essendo risolutive (proprio perché il mondo è sempre più globalizzato e interconnesso) risultano necessarie per rallentarne gli effetti, è semplicemente ridicolo impedire ai beni di poter passare le frontiere. 
Medici e scienziati, è noto, hanno confermato che i manufatti, compresi i prodotti agro-alimentari, grezzi o trasformati, oltreché gli animali, non trasmettono il virus. 
Ora, purtroppo, anche altri Paesi, dopo Cina, Corea del Sud, Iran e Italia, stanno sperimentando sulla loro pelle cosa significa essere temuti come gli untori durante la peste di Milano del 1630 descritta da Alessandro Manzoni nel suo capolavoro I Promessi sposi. Ma ormai sono 140 i Paesi e le regioni dove il Coronavirus si è presentato a richiedere il suo tributo di vittime e di ammalati. E bisogna correre ai ripari. E tutti stanno chiudendo le frontiere, cancellando voli, limitando il movimento delle persone. 
In una parola il modello dell’Italia sta facendo scuola in tutto il mondo al punto che l’Organizzazione mondiale della sanità ci ha lodato per il nostro comportamento. Anche se non tutti i nostri connazionali stanno seguendo scrupolosamente quanto disposto dalle norme per arginare i contagi. Prova ne sia che su 170mila controlli eseguiti dalle forze dell’ordine sono state emanate oltre 8mila sanzioni. A questi si aggiungono i 97mila esercizi commerciali controllati con 217 denunce e 22 sospensioni di licenza. E siccome si è visto in diverse località, soprattutto in Lombardia (in particolare a Milano) che troppe persone escono di casa non per comprovate necessità, il ministro dell’Interno, Lamorgese ha dato disposizioni più severe ai rappresentanti delle forze dell’ordine: chi “passeggia” e mente sull’autocertificazione rischia fino a 12 anni di carcere.
È bello, una volta tanto, sentir dire alla neo-presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula Von der Leyen, che in questo momento in Europa “siamo tutti italiani” e ancor di più sentir dire “tutto ciò che l’Italia ci chiederà glielo daremo” e che tutte le spese che saranno affrontate dal Governo saranno escluse dal calcolo del deficit. Mentre, a sua volta, il vicepresidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis (al quale ha fatto eco il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, personaggio ben diverso dal suo predecessore, l’irritante e altezzoso Pierre Moscovici) ha assicurato che potrà essere utilizzata tutta la flessibilità prevista dal Patto di stabilità e crescita per soddisfare le esigenze del nostro Paese. 
Parole, ma anche fatti. Oltre all’annuncio di avere istituito un fondo da 37 miliardi di euro destinati a iniziative di investimento, Ursula Von derLeyen ha fatto sapere che la Commissione Ue è pronta a garantire agli Stati membri, in primis il nostro, la flessibilità per quanto riguarda gli aiuti di Stato e la disciplina di bilancio. In aggiunta a questo, Bruxelles ha annunciato che garantirà 8 miliardi di prestiti a 100mila aziende per aiutarle a superare il difficile momento. 
Ecco, questa è l’Europa che ci piace e che ci piacerebbe ascoltare sempre: vicina, solidale, concreta, che bada al sodo e non ai numeri e ai decimali. Non soltanto in presenza di gravi calamità, ma ogni giorno dell’anno e in tutti i casi in cui la cooperazione, la condivisione, la solidarietà sono indispensabili per far fronte alle sfide che ci attendono al varco come europei: economiche, finanziarie, di sicurezza, o, come in questo caso, sanitarie. 
A parte queste che possono apparire delle spigolature a margine di un fenomeno che a memoria d’uomo non vedevamo da tempo, certo fa effetto vedere come il nostro Paese nel giro di tre settimane si sia andato progressivamente fermando e svuotando: città quasi fantasma; bar, ristoranti, pub, negozi chiusi; poche persone per le strade; file ordinate davanti alle farmacie, ai negozi e nei supermercati che vendono generi alimentari e presidi farmaceutici. 
Ma in tutto quello che sta avvenendo, la notizia vera, secondo noi, è un’altra. Da quando è scoppiata la crisi sanitaria da Covid-19, l’Italia sta dimostrando di essere davvero un Paese esemplare. Un Paese che, quando serve, sa unirsi e fornire una risposta di dignità e di compostezza encomiabili. Com’è avvenuto del resto in passato in occasioni di eventi eccezionali e drammatici. 
Ricordiamo qui l’alluvione di Firenze nel 1966 con l’esondazione dell’Arno che mobilitò migliaia di persone (anche stranieri) per salvare i suoi inestimabili tesori d’arte da una fine ingloriosa. Rammentiamo la risposta al terrorismo di matrice eversiva di organizzazioni dell’estrema destra e dell’estrema sinistra negli anni Settanta ed Ottanta: le marce, i cortei, la solidarietà. La rivolta contro Cosa Nostra in Sicilia e il rifiuto da parte dei commercianti che aderirono all’invito dei ragazzi di Addio Pizzo di continuare nel silenzio dell’omertà a pagare i mafiosi per svolgere la loro attività d’impresa negli anni Novanta o le lenzuola bianche stese da balconi e finestre contro i mafiosi. E potremmo continuare per un pezzo. 
Anche in questa dolorosa circostanza tutti, proprio tutti, stanno facendo la loro parte dando dimostrazione di sacrificio, abnegazione, sopportazione fuori dal comune: dal capo dello Stato, Sergio Mattarella - che ha stigmatizzato le parole infelici della presidente della Bce, Christine Lagarde, sul nostro spread, raccogliendo il plauso bipartisan -  alle umili badanti; dai fornai ai rider; dai camionisti agli operatori delle forze dell’ordine e della Protezione civile. Senza dimenticarci dei medici e degli infermieri che si stanno prodigando ai limiti della resistenza fisica e psicologica nelle aree più compromesse dall’epidemia (Lombardia anzitutto, ma anche nel Veneto e nell’Emilia Romagna), oltre che dei farmacisti. Sono, questi, tutti i nostri eroi. 
Ma ci sono anche i vip dell’informazione e dello spettacolo. I quali, essendo in grado di influenzare l’opinione pubblica, hanno invitato i nostri connazionali a rimanere a casa. Oltre a dare vita ad altre iniziative, tra cui Italia Chiamò: la maratona web in live streaming con oltre 100 artisti, conduttori di radio e tv. 
Insomma il Paese tutto è in guerra contro un nemico invisibile quanto temibile. E questa guerra il popolo italiano la sta combattendo con fermezza, disciplina, unità. 
Quanto sarebbe bello se questa immagine e questi sentimenti di condivisione, partecipazione, solidarietà - che stiamo registrando e ammirando - risultassero una specie di pane quotidiano per il nostro Paese. In effetti sarebbero ben altri e ben più elevati i traguardi che potremmo ottenere se solo fossimo più uniti e agissimo tutti insieme per il bene della comunità.

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