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In una estate calda e afosa si intrecciano le storie e i destini di alcuni giovani amici

Un racconto di provincia che induce alla riflessione, scritto con garbo e piccante malizia dalla debuttante Alice Urciuolo. Nel quale amore e desiderio si mescolano alla sopraffazione, all’umiliazione e alla vergogna


18/01/2021

di VALENTINA ZIRPOLI


Sin dalle prime battute di questo intrigante lavoro, intitolato Adorazione (66thand2nd, pagg. 338, euro 18,00), si percepisce subito una penna che lascia il segno: quella di una giovane debuttante che non si fa scrupoli nel raccontare del pruriginoso sentire amoroso di una delle sue protagoniste nei confronti delle compagne di classe. Sentimento descritto in maniera raffinata quanto realistica, come assaggio della storia, mentre le alunne si svestono o si rivestono nella palestra della scuola.
A intrattenerci in questo contesto allargato è la sceneggiatrice Alice Urciuolo, nata in provincia di Latina nel 1994 ma di stanza a Roma, che si propone come una delle autrici della fortunata serie Skam Italia (Netflix, TIMvision e Crosso Peroduction) nonché “attualmente impegnata nella scrittura di altri progetti per piattaforme internazionali”. 
Adorazione, si diceva. Un titolo per certi versi ambiguo, in quanto da un lato può proporsi in positivo (nell’accezione migliore del termine rimanda all’amore, all’attenzione, al prendersi cura di qualcuno) e dall’altro in negativo (quel sentimento che acceca la mente e scatena gli istinti peggiori). In ogni caso un libro incentrato sull’adolescenza e sull’età adolescenziale, ovvero quel periodo della vita che tutti vorrebbero mettere all’indice anche se, allo stesso tempo, la rimpiangono. 
Un’età delle scelte, difficile e complicata, da vivere e da interpretare. Quella di una generazione, nel nostro caso, che mal si raffronta con la precedente, che a sua volta aveva faticato a legare con la propria. Dove a tenere la scena è anche la provincia (si è sempre la provincia di qualcun altro), sia pure sullo sfondo della grande città come Roma, dove si intrecciano diversi destini. Una provincia dove vale il detto non detto, dove si ammicca e si usano mezze parole, dove si allude senza prendere posizione, dove montano con studiata noncuranza giudizi e pregiudizi. 
Siamo infatti a Pontinia, piccolo centro di fondazione fascista nel mezzo della pianura pontina, dove un anno prima il giovane Enrico aveva ucciso la fidanzata Elena (che compare soltanto nei ricordi degli altri ragazzi, tutti giovanissimi). Ma chi era stato davvero il responsabile della morte di questa ragazza? Solo Enrico o in una certa misura anche l’intera comunità, ancora marcata dall’impronta fascista (sui muri della palestra le scritte Duce regna si alternano a dichiarazioni d’amore, a partire da una citazione di Catullo) e regolata nel profondo da valori patriarcali? E quanto quei valori continuano a segnare le vite dei ragazzi e delle ragazze di oggi? 
A distanza di quattro stagioni dalla morte di Elena i suoi amici sono ancora divisi fra il dolore di quel trauma e il bisogno di una vita normale. E in un piccolo centro come questo, dove tutti si conoscono, la storia rappresenta una specie di lento avvicinamento alla comprensione di cosa è successo, del perché e del percome qualcosa è andato storto. 
In scena incontriamo la sedicenne Diana, che vorrebbe diventare neurologa. Una ragazza introversa e insicura, in parte condizionata da una vistosa voglia su una coscia (che prima detesta e poi adora) che nessuna compagna ha mai visto nuda. La quale ama invece farsi rapire dai corpi delle amiche (Ma se le desiderava, perché non sognava mai di toccarle o di essere toccata da loro? E se invece non le desiderava, perché continuava a guardarle?). E poi c’è Vera, una giovane apparentemente indipendente che tuttavia ha sofferto per la mancanza del padre, e Vanessa, bellissima diciottenne amica della vittima, fidanzata con Gianmarco, un rampollo della borghesia locale. 
Inoltre l’autrice fa partecipe il lettore di una platea allargata - segnata da frustrazioni, ossessioni e giovanili devianze - facendogli conoscere anche Giorgio, l’adorato fratello di Vera, e l’indeciso Christian, condizionato dalle scelte amorose. Così come propone Stella, nonna di Vanessa, che era stata costretta a una vita segnata dalle scelte altrui. Per non parlare dei genitori di Elena, costretti a fare i conti con il loro drammatico trauma. Fermo restando che la morte di questa ragazza ha un significato diverso per ogni personaggio e va a sovrapporsi alle variegate storie personali, a fronte di un’educazione sentimentale e sessuale fatta di estremi. 
Insomma, tirate le somme, chi è davvero responsabile per la morte di Elena? Solo il fidanzato o in una certa misura pure l’intera comunità, ancora marcata dall’impronta fascista e regolata nel profondo da valori patriarcali? E quanto quei valori continuano a segnare le vite dei ragazzi e delle ragazze? 
Di certo un romanzo ben impostato, che si nutre di un intreccio semplice e complesso allo stesso tempo, che in ogni caso induce alla riflessione. Forte di una scrittura semplice, pacata, che si fa leggere che è un piacere. Che è poi quella delle nostre giovani leve…

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