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In viaggio nel Medioevo con i grandi eroi

Le vite e le gesta di santi, guerrieri, esploratori e capitani di ventura dell’affascinante e misteriosa "Era di mezzo" raccontate da Enzo Valentini


16/11/2020

di Tancredi Re


Carlo Magno, Federico II di Svevia, Gensis Khan, Gugliemo il Conquistatore, Alberico da Barbiano, Erasmo da Narni, Francesco d’Assisi, Maometto, Alexandr Nevskji, Cola di Rienzo, Cristoforo Colombo, Marco Polo, Artù, Guglielmo Tell, Orlando, Robin Hood. Cosa accomuna questi personaggi? Nulla all’apparenza, tanto nella realtà. 
A ben vedere non sono persone comuni, ma si caratterizzano per le virtù e le qualità che li pongono fuori dall’ordinario. Sono personaggi storici, quando non sconfinano nella leggenda, per dirlo con una parola: sono eroi. 
Santi, guerrieri, esploratori e capitani di ventura, che, con le loro gesta, la loro nobiltà d’animo, il loro coraggio, lo spirito di servizio, la ricerca della verità, la sete di sapere e di conoscenza, hanno contribuito a fare del Medioevo un’epoca affascinante e misteriosa. 
Chi sono dunque questi eroi, che un tempo avremmo detto, senza macchia e senza paura? Ce li racconta, inquadrandoli nell’epoca in cui vissero con dovizia di particolari storici, agiografici e aneddotici, Enzo Valentini nel libro I grandi eroi del Medioevo (Newton Compton, pagg. 468, euro 12,00). 
Nell’antichità l’eroe era colui che aveva il compito di ristabilire un equilibrio sociale spezzato da una situazione di pericolo, una guerra o un’epidemia, o anche una grave colpa degli uomini, nella cui vita si intrometteva per pacificare l’umanità: il deus ex machina delle tragedie greche. Uno di questi era Ercole, un semidio. 
In seguito nel mito e nella letteratura antica, comparve un altro eroe, sempre meno divino, sempre più umano. I suoi poteri sono rappresentati da qualità particolari che egli stesso ha sviluppato: l’arte della guerra, la prestanza fisica, l’astuzia nel combattimento. Chi ha dimenticato Achille e Ulisse, i protagonisti dei poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea? 
L’eroe della Cristianità prende il nome di “martire” e trae la sua forza dalla fede negli insegnamenti del nuovo culto, fino all’atto estremo di abbandonare la vita terrena gioiosamente pur di non rinnegare Cristo. Ma il martire non ha più ragione di esistere quando il Cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’impero romano, il quale accoglie al suo interno le popolazioni barbariche che, convertendosi, portano il loro spirito bellicoso all’interno della società romano-cristiana. 
Nel Medioevo quindi l’eroe, il campione di Cristo, non è più il martire non violento, ma il cavaliere che adopera le armi per la maggior gloria di Dio, rappresentato in questo dai santi militari: San Michele Arcangelo, San Maurizio, San Giorgio, che combatte e sconfigge il drago che rappresenta il male solo per citarne alcuni. 
La “missione per conto di Dio” del cavaliere cristiano consiste non solo nel combattere eserciti nemici, ma soprattutto nel mantenimento della pace nella societas christiana nel quotidiano, contro fuorilegge e malfattori. Un esempio è Giovanni di Borgogna. 
Con il passare dei secoli, sono molti i nomi di coloro che hanno compiuto gesta tali da meritare una fama immortale: i capitani di ventura, come Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, Francesco Sforza, Bartolomeo Colleoni. Poi i grandi viaggiatori ed esploratori: Cristoforo Colombo, Marco Polo, Enrico il Navigatore, Muhammed al-Idrisi. Infine gli eroi del mito o della leggenda: Re Artù, Guglielo Tell, Orlando e Robin Hood.

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