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In viaggio nel mondo delle escort fra segreti e molti, troppi ricatti

Claudia de Lillo, con il consueto garbo, ridà voce a Nina Forte, un’autista privata dall’olfatto portentoso. Alle prese con una famiglia sgangherata e un affascinante private banker


20/07/2020

di MASSIMO MISTERO


Sesto appuntamento con gli scaffali per Claudia de Lillo, scrittrice, giornalista e conduttrice radiofonica nota anche con lo pseudonimo di Elasti (“Un nome rubato a un cartone animato uscito nel 2006”). Una penna brillante, portatrice di una scrittura di piacevole impatto che, dopo aver dato voce a Nonsolomamma e Nonsolodue editi dalla Tea; Dire, fare, baciare: istruzione per ragazze alla conquista del mondo, pubblicato dalla Feltrinelli; Alla pari uscito per Einaudi: Nina sente stampato dalla Mondadori, torna - sempre per i tipi della casa di Segrate - con Ricatti (pagg. 366, euro 17,00), un lavoro giocato su storie di prostituzione, frutto di incontri che le hanno spalancato un mondo. 
E appunto per questo “un grazie alle donne - tiene a precisare - che con generosità mi hanno raccontato le loro storie di escort in maniera franca, ironica, lucida. Aiutandomi a riflettere e a capire”. 
A tenere la scena in questo suo ultimo libro è la trentacinquenne Nina Forte, che avevamo imparato a conoscere nel suo precedente lavoro. Una donna dotata di un olfatto eccezionale (una specie di superpotere che si rapporta a una specie di maledizione), una dizione perfetta (per lei quasi una fissazione, peraltro abbinata a quella per gli odori) oltre che curiosamente ossessionata dal senso della giustizia. Ma anche una intrigante figura decisa a non farsi condizionare da un mondo che si propone ancora troppo maschilista. 
Nina, per lavoro, guida un’automobile, ma non è una tassista: è un’autista Ncc (Noleggio auto con conducente) che ha ereditato la licenza dal padre ora affetto da demenza senile. Una driver peraltro sui generis: colta, arrabbiata, madre di Davide, un adolescente inquieto che non le dà tregua, nonché ex compagna di un irresponsabile intrusivo. E se nel precedente romanzo l’avevamo vista alle prese con un contratto di collaborazione con una banca sulla quale stavano mettendo le mani i cinesi lanciando un’offerta competitiva, questa volta a ingaggiarla è un cliente occasionale. La qual cosa non sorprende. Tanto più che quando questi clienti salgono sulla sua auto parlano, non temono di parlare, o forse non si preoccupano che lei ci sia, al volante e con le orecchie aperte. 
Il citato cliente si chiama Tony Colombo, un uomo colto oltre che un affascinante private banker, il quale le propone di essere la sua driver a tempo pieno. Nina accetta. Viaggia in Italia e all’estero, entra in un mondo dorato e opulento, partecipa a feste e cene eleganti, e il suo sguardo si posa sgomento su uomini d’affari, imprenditori, giornalisti, donne bellissime e misteriose. Tanta prossimità con il suo datore di lavoro accenderà un gioco sottile di seduzione e scoperta in cui Nina faticherà a mettersi a fuoco. Anche perché i giri di Colombo si rivelano progressivamente sempre più torbidi e rischiano di travolgere anche lei. 
Per farla breve, Claudia de Lillo “accompagna la sua Nina negli ambienti della prostituzione, dentro una ragnatela di ricatti che le toglie lucidità e trasparenza e sembra allungare un’ombra anche nell’intimo del suo teatro familiare”. In tale contesto la sensibilità per gli odori della nostra protagonista abbraccia la scrittura dell’autrice per registrare la complessità del mondo e dei sentimenti. Accendendo, “come fosse un neon, il monito per cui si devono fare i conti con il buio, quale che sia il prezzo da pagare”. 
In buona sostanza l’autrice dà voce a una nuova commedia dalle sfumature gialle, facendo partecipe il lettore della vita travagliata della sua protagonista, alle prese con una vita privata complicata, un lavoro che la costringe a far fronte a non pochi imprevisti, una insicurezza che sembra farsi strada con il passare del tempo. Giocando fra le pieghe delle emozioni, dei sensi di colpa e delle problematiche quotidiane. Magari con il pensiero rivolto a quella madre che “le ha insegnato a sognare il pane e le rose e a crederci”. Ma anche regalando spessore ad altre figure, le cui storie si intrecciano fra loro, come quelle di Benedetta, di Ada, di Marlena, di Eva o della proprietaria del bar Evolution, Amina. 
Claudia de Lillo, si diceva. Dove quella d minuscola dal sapore nobiliare - riportiamo pari pari da una nostra precedente intervista, visto che certe cose non cambiano - si rapporta a una specie di favola. “A quanto mi aveva raccontato papà un nostro antenato, mezzadro in Puglia, si era ingraziato i proprietari dei terreni a tal punto che, in segno di riconoscenza, gli avevano fatto omaggio del cognome. Con quella particella minuscola, appunto, che ancora mi porto al seguito…”. 
Lei che è nata a Milano il 17 aprile 1970, città dove tuttora abita e dove ha frequentato il liceo classico Carducci per poi laurearsi in Economia e commercio alla Bocconi con una tesi - allacciate le cinture - sui “modelli stocastici per la previsione dei tassi di interesse”. Lei che a scuola era brava, ma non secchiona, il che non guasta per regalarle un’ulteriore sfarinata di simpatia. Lei che ama fare yoga e seguire le serie televisive. Lei che si propone lettrice onnivora, con un debole dichiarato per Natalia Ginsburg, fatto salvo un robusto interesse anche per il genere dispotico. 
Lei che da una vita tiene una rubrica su D. La Repubblica delle donne, affondando la sua penna fra le problematiche legate all’altra metà del cielo, in particolare quelle relative ai figli, alla famiglia e al lavoro; lei anima e cuore del seguitissimo blog nonsolomamma.com (dove i suoi tre figli - Luca, Andrea e Francesco - vengono chiamati gobbi; ragazzi con i quali ha un rapporto, “seppure faticoso, certamente divertente in quanto sono svegli e simpatici”); lei che beneficia di un carattere accattivante e solare (“Sono ottimista, e per questo tendo a vedere solo il lato buono delle cose. Per di più - minimizza - non essendo una leader tendo a stare bene nel mio mondo”). 
E ancora: lei che, per non farsi mancare nulla, scrive per l’agenda Smemoranda di Gino & Michele e collabora, sia pure saltuariamente, con l’Amref (la più grande organizzazione sanitaria no profit presente in Africa, dove peraltro si era recata nel 2012); lei che ha che fare con un marito part-time di nome Roberto, che da oltre vent’anni si dà da fare a Londra come economista universitario; lei che, infine, ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale al merito della Repubblica proprio per essersi inventato il personaggio di Elasti (con il quale ha posto all'attenzione dei lettori del suo blog il problema della conciliazione tra ruolo di madre e di donna lavoratrice). 
E per quanto riguarda invece il suo modo di proporsi? Le sue battute risultano impregnate di ironia, così come la capacità di intervenire al momento giusto in qualsiasi contesto. E poi, a renderla ulteriormente accattivante, a parte quel bel faccino da intrigante scugnizza che si ritrova, è la raffinata abilità - che certamente fa parte del suo Dna - nel sapersi prendere in giro, giocando fra l’altro a tutto tondo sulle sue vicissitudini di madre e moglie tuttofare. 
Altro risvolto vincente di una stessa medaglia è la sua piacevolezza narrativa, che la porta a raccontare con garbo e arguzia il nostro quotidiano. Magari attingendo dalle sue esperienze di cronista economica: “Ho infatti lavorato per vent’anni nella redazione milanese dell’agenzia Reuters, guadagnandomi i galloni di caposervizio. Sin quando, nel 2014, non riuscendo più a conciliare lavoro e famiglia, ma soprattutto stanca e devastata dal giornalismo finanziario, ho deciso di lasciare per dedicarmi a una scrittura più leggera e meno impegnativa su un blog, complice peraltro l’offerta di condurre, su Radio 2, Caterpillar Am insieme a Filippo Solibello e Marco Ardemagni. Di fatto un salto nel buio, ma credo sia stata la scelta giusta”.

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