Share |

In viaggio per il mondo con un divulgatore scientifico d’eccezione, il britannico David Frederick Attenborough

Per i tipi della Neri Pozza arriva sugli scaffali un illuminante lavoro scritto nel 1980 (ma la freschezza narrativa resta la stessa, così come il fascino e il rispetto per la fauna selvatica), arricchito da una ricca introduzione dell’autore


02/03/2020

di Valentina Zirpoli


Chi non conosce David Frederick Attenborough, il naturalista britannico nato a Isleworth, una cittadina del Middlesex, l’8 maggio 1926? In pochi, se non pochissimi, riteniamo. In quanto strada facendo ha lasciato un’impronta indelebile nel campo della divulgazione scientifica. Peraltro guadagnandosi titolo prestigiosi, come quelli di Commendatore dell’Impero Britannico, di Sir (Knight Bachelor), di Commendatore dell’Ordine Reale Vittoriano, dell’Ordine dei Compagni d’Onore, dell’Ordine al Merito del Regno Unito, oltre a incassare vari premi televisivi per i suoi splendidi documentari. Inoltre, strada facendo, è stato nominato anche membro della Royal Society e della Società Zoologica di Londra. 
Fratello minore dell’attore e regista Richard, David era stato attratto sin da giovanissimo dalla vita sul nostro pianeta. La qual cosa lo avrebbe portato a proporsi come un pioniere del documentario naturalistico nonché uno dei massimi divulgatori a livello mondiale. Per circa 60 anni ha infatti realizzato spaccati di vita, presente e passata, trasmessi da una marea di reti televisive, oltre a scrivere e presentare con l’Unità di Storia Naturale della Bbc nove edizioni della Life series (documentari che costituiscono una delle più complete indagini sulla vita della Terra). Lui che, per non farsi mancare nulla, è stato anche direttore di Bbc Two e direttore dei programmi della Bbc negli anni Sessanta e Settanta. 
E se la sua mano era calda come documentarista, altrettanto accattivante risulta la sua scrittura. Come nel caso di un lavoro del 1980 intitolato Adventures of a Young Naturalist, proposto ora da Neri Pozza con lo stesso titolo, ovvero Avventure di un giovane naturalista (pagg. 380, euro 19,00, traduzione di Alessandro Zabini), gratificato da una introduzione scritta dallo stesso autore nel maggio 2017. 
Ma come era iniziata la carriera di questo formidabile personaggio che, dopo due anni trascorsi in servizio nella Royal Navy, nel 1950 si era sposato con Jane Elizabeth Ebsworth Oriel (morta nel 1997), dalla quale ebbe due figli, Robert e Susan? 
I primi passai risalgono al 1952 quando Attenborough si era proposto come apprendista produttore televisivo, ovviamente con poca esperienza al seguito, forte soltanto di una laurea in zoologia peraltro mai praticata. Ma la smania di realizzare un programma tutto suo sugli animali, all’insegna dell’innovazione, era tanta. 
Sino ad allora a tenere banco erano le trasmissioni presentate da George Cansdale, direttore del famoso Zoo di Londra (fondato nel 1828) che, ogni settimana, trasportava negli studi televisivi le creature più mansuete, le collocava sopra un tavolo e ne descriveva l’anatomia e le caratteristiche, con la rischiosa incognita che durante la puntata gli animali “evacuassero sui suoi pantaloni”, lo mordessero o si dessero alla fuga. 
Sta di fatto che alla fine degli anni Cinquanta, racconta l’interessato, “proposi a uno dei curatori televisivi un nuovo genere di programma, rendendomi conto che bisognava voltare pagina. In quel periodo esisteva un unico canale, prodotto dalla Bbc, che era visibile unicamente a Londra e a Birmingham. Erano trasmissioni in diretta, che subirono uno scossone quando entrarono in scena i coniugi Denis - Armand (regista ed esploratore belga) e Michaela (una bella signora inglese) - partendo da un documentario cinematografico intitolato Oltre il Sahara”. 
E con le sequenze non incluse nel documentario, questa coppia aveva montato un filmato di mezz’ora, che mostrava gli spettacolari animali delle pianure dell’Africa Orientale. Fu così che molti spettatori poterono vedere “dal vivo” la fauna nel suo ambiente. E il successo fu tale che i programmatori della Bbc chiesero altro materiale ai coniugi Denis. I quali, grazie alle tante riprese che avevano fatto, colsero al volo l’opportunità e si misero a sfornare una serie di cortometraggi di mezz’ora. 
Attenborough, in quel periodo, aveva 26 anni e due soli di esperienza (pur avendo già diretto spettacoli musicali, quiz archeologici, tribune politiche e balletti). Tuttavia, sapendo guardare lontano, si rese conto che avrebbe potuto realizzare un programma che possedesse i pregi di entrambi i format, scorporandone però i non pochi difetti. 
Fu così, grazie al finanziamento della Bbc e dello Zoo di Londra, nonché con l’aiuto di Jack Lester (curatore del rettilario), che il giovane David si imbarcò in una serie di spedizioni che prevedevano la cattura di specie rare nei più disparati luoghi del mondo: il picatarte collobianco in Sierra Leone, il formichiere gigante in Guyana, il drago di Komodo in Indonesia e gli armadilli in Paraguay. Sarebbe stato questo l’inizio di una grande avventura che lo avrebbe portato a percorrere decine di migliaia chilometri tra deserti, foreste, paludi e terreni insidiosi, per registrare l’incredibile bellezza e le biodiversità di regioni sconosciute ai più. 
Come da note editoriali, se oggi quei metodi possono essere considerati obsoleti, il fascino e il rispetto per la fauna selvatica, le persone e l’ambiente - nonché l’importanza di proteggere tanti luoghi selvaggi - non lo sono affatto, e fanno di quest’opera, per dirla alla stregua del “The New York Times”, un vero e grande libro per chiunque desideri viaggiare per conto suo come un avventuriero vecchio stile.

(riproduzione riservata)