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Intelligenza o stupidità?

Sarà mica il caso di "cambiare mente"?


15/06/2014

di andrea di furia

Diciamocelo senza avversione: la civiltà occidentale ha fallito il suo compito evolutivo. La Politica, come dimensione sociale, non ha saputo sostituirsi alla dimensione culturale.

Non è servito tagliare la testa ai Monarchi perché al suo posto è spuntata come un fungo dopo la pioggia quella dei Segretari di Partito. Gli ultimi dei quali poi fanno dei loro supporter quello che vogliono: li mettono su e li tirano giù come fossero bambole.

E se qualcuno protesta, com'è successo nel PD dopo la defenestrazione di Mineo ad esempio, ecco che il moderno dittatore parlamentare s'inalbera e promette democratici sfracelli. Come? I miei predecessori sì e io no? Ha ragioni da vendere.

Quello che però fa riflettere è che tutto ciò non avviene per interesse degli amministrati, di tutti noi, ma si limita a quello del Partito e forse nemmeno a quello.

Ma un Partito autoreferenziale che si occupa solo indirettamente di tutelare i propri elettori diventa facile preda di chi può direttamente assicurargli una certa indipendenza da questi ultimi: diventa facile preda delle Banche.

E questo evento, ossia la dipendenza diretta dei Partiti dalle Banche, non succede oggi nel 2014 ma si è con figurato ben 33 anni fa.


Prendendo le mosse dalla vulgata evangelica potremmo dire che nel 1981 colui che teneva la cassa dell'Italia - e che neotestamentariamente potremmo definire l'Iscariota it-alieno, il Carlo Azeglio Ciampi - distacca la Banca d'Italia dal Ministero del Tesoro.

Ma il paragone finisce qui, perché invece di pentirsene e seguire l'esempio del suo biblico predecessore, un ciclo lunare dopo (18 anni) nel 1999 diventa casualmente Presidente della Repubblica.

Un caso eclatante di nomen omen, di destino scritto nel nome: anagrammando Carlo Azeglio Ciampi vien fuori "ora mi piglio la Zecca". E così fece, con le complicità giuste, nel 1981.
Fu vera gloria? Il presente così difficoltoso ci dice oggettivamente di no.

Ora non è qui il caso - come fa di norma l'analfabeta sociale di ritorno che oggi imperversa ovunque specie in TV - di "dare la colpa" delle difficoltà attuali a qualcuno, in particolare al Carlo Azeglio... che siamo certi avrà modo di giudicare la soggettività della sua colpa molto più duramente di qualsiasi altro accusatore esterno.

Qui è il caso di notare che la Politica, nei panni dell'allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta... ha perso il Tesoro. Altro nomen omen, altro predestinato ai denari, l'it-alieno Beniamino Andreatta.
Ma qui il doppio senso del suo anagramma "danari, ambiente Nato" sembra dirci che i mandanti non erano italiani, ma di un livello superiore. A cui non si può dire di no.


La sottrazione con destrezza della Banca d'Italia al Tesoro attuata dittatorialmente senza alcun preventivo passaggio parlamentare [già nel 1981 non c'era più democrazia in Italia!] è tuttavia il sintomo palese di un'emancipazione della dimensione economica dalla dimensione politica, fino a quel punto egemone e incontrastata.

Com'è stato possibile questo cambio di passo? questo passaggio (allora inosservato) di testimone? Lo è stato a causa di una serie di eventi correlati tra loro.

Ciò si rese possibile dopo la rinuncia degli Stati Uniti d'America alla parità aurea col dollaro ad inizio anni '70 del secolo scorso e il successivo shock petrolifero due anni dopo. Un triennio chiave, in verità, se pensiamo che in esso nasce anche la Commissione Trilaterale (nel 1973) che a distanza di quasi 40 anni piazza il suo Presidente europeo, il professor Mario Monti, al vertice del Governo Italiano.

Come ben spiega Luciano Gallino nel suo "Colpo di Stato di Banche e Governi" il cosiddetto Mercato "reale" era stato saturato e per sbloccare le vendite passò l'intelligente strategia della finanziarizzazione di ogni aspetto della vita umana: passò la creazione di un Mercato virtuale che oggi stupidamente vuol dire derivati tossici, paradisi fiscali, speculazione predatoria, criminalità legittimata ai fini contabili del PIL e via stonando di questo passo.

Intelligenza o stupidità? Di norma ce le rappresentiamo come polarità opposte e come una scelta obbligata: o l'una o l'altra. Come se fossero ai poli opposti di una linea orizzontale o in un rapporto esclusivo qual è quello dell'ombra con la luce.

È questa la visione anche di un certo Einstein, se facciamo riferimento ad una battuta che è piaciuta moltissimo a tanti e che fa il paio con quella alludente alla madre dei cretini sempre incinta.


Valida come battuta quella di Einstein fin tanto che resta una battuta, non tanto quale immagine della realtà: perché questa visione è fotografica e statica e non riesce a spiegare la realtà vera, che è invece dinamica.

Meglio dunque rappresentarsi queste due qualità non su di una linea orizzontale, ma diametralmente opposte e in movimento su di un cerchio: la stupidità in basso e l'intelligenza in alto. E immaginiamo adesso che la stupidità si eleva dal basso verso l'alto e si metamorfosa in Intelligenza e che dall'alto verso il basso l'intelligenza si trasforma in Stupidità.

Ossia la stupidità confina con l'intelligenza e, viceversa, l'intelligenza confina con la stupidità. Basta un niente e l'una diventa l'altra.

Adesso però, con questa visione dinamica riusciamo a spiegarci diversi fenomeni altrimenti stranissimi come ad esempio la parabola del bocconiano Mario Monti: il più osannato degli Italiani... prima di essersi messo governativamente all'opera.

Un'intelligenza vivissima, carriera folgorante, il più presenzialista it-alieno alle riunioni del gruppo Bilderberg, Presidente della gambetta europea della Commissione Trilaterale, premiato con l'Adam Smith Award, Commissario europeo capace di dare un buffetto alle multinazionali americane, Rettore della Bocconi, Senatore a vita preventivo e chissà cos'altro visto che il posto fisso gli procurava soffertissima noia.


In definitiva una vita all'insegna della più intelligente, maniacale e ossessiva ascesa al potere. Eppure, non appena esce dalle sue mansioni di PR, di fiduciario di poteri più alti, di commesso viaggiatore e rappresentante altrui... nel momento in cui deve fare qualcosa di concreto a partire da se stesso combina sorprendentemente le più grandi stupidità di questo mondo.

Toppa nella direzione del Governo, toppa nella direzione del partito che gli hanno suggerito di creare, toppa come uomo di comunicazione e così via.

Dalle stelle alle stalle, dunque. Ma al di là del professore bocconiano quale caso eclatante e didascalico, ognuno di noi conosce certo altri svariatissimi casi in cui l'Intelligentissimo arrogante fa la figura del deludente Stupidino.

Una considerazione che ci serve a chiarire i problemi sociali di quest'epoca in cui l'intelligenza individuale è massimamente presente in tutti.

Attenzione, dunque. Quanto premesso sopra ci dice che il disastro sociale attuale proviene da un eccesso di intelligenza, più che di stupidità.
Si muore come civiltà e come sistema sociale malato per un eccesso di intelligenza... che lasciata istituzionalmente, "strutturalmente" [è qui il vero nodo da sciogliere] a briglia sciolta si metamorfosa in eccesso di stupidità.

Il che sembra banale, ma ci riporta in mente la banalità del male: ossia quanto scrisse Hannah Arendt assistendo alle 120 sedute del processo contro il gerarca nazista Eichman, quale inviata speciale a Gerusalemme del New Yorker.

Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt "banale", e perciò " tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la "grandezza" dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano. 
Combinazione: pure i nostri attuali servitori sono dei piccoli grigi burocrati, sono dei tecnici... purtroppo.

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