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Intorno al divertimento ruotano 65 miliardi di euro e 569mila addetti, eppure la parola discoteca è impronunciabile

A stigmatizzarlo è Maurizio Pasca, presidente Silb e vicepresidente Fipe, il quale sottolinea come la problematica sia stata bellamente ignorata. Ma “gli oneri purtroppo restano”. Da qui l’appello e una dura presa di posizione: gli imprenditori dell’intrattenimento scenderanno in piazza l’11 maggio a Roma


29/04/2020

L’intrattenimento è una voce economica enorme. Siamo abituati a leggere la parola “movida” come se fosse avulsa dal Pil solo perché danzereccia, ma intorno a divertimento e spettacolo, a locali e eventi, ruotano miliardi di euro. E migliaia di famiglie: imprenditori, titolari di locali e festival, musicisti, dj, ballerini, tecnici, barman, camerieri, addetti alla sicurezza, scenografi, catering. Una lista infinita. 
Nel complesso sono 569mila addetti, che muovono un volume di affari di 65,5 miliardi di euro con un impatto sul Pil di 36,2 miliardi (stima su dati Oxford Economics e Istituto Astra Ricerche/Adc Group). Di questo volume d’affari, solo le discoteche rappresentano tremila aziende, 50.000 addetti e un giro d’affari di 4 miliardi. 
“Aziende abbandonate a se stesse - stigmatizza Maurizio Pasca, presidente Silb (il sindacato che raggruppa gli imprenditori dell’intrattenimento) e vicepresidente Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) - in quanto non abbiamo avuto un euro dallo Stato. Ma non solo. Nessuno dei decreti emanati sino a oggi ci menziona! La parola discoteca è impronunciabile. Però il nostro gettito fiscale di 800.000 euro interessa allo Stato!”. 
Pasca sta gestendo una crisi senza precedenti, estesa a tutto il settore che vive sul contatto con il pubblico e riprende Mario Draghi quando qualche settimana fa disse al Financial Times che “uno Stato ha il dovere di aiutare i propri cittadini quando non sono responsabili dello choc economico che subiscono”. 
“Ma qui nessuno ci aiuta - riprende l’imprenditore salentino, titolare di due bellissimi locali -. Il governo si è infatti limitato a farsi garante di finanziamenti che seguono il normale iter procedurale, ovvero non vi è alcun agevolazione. Anzi, vengono chieste le firme personali anche per accedere ai famosi 25.000 euro”. 
A fronte di questo, le aziende dell’intrattenimento hanno oneri infiniti: “Dobbiamo pagare gli affitti perché lo Stato non interviene nelle trattative fra privati quindi i contratti in essere vanno onorati. Dobbiamo pagare i dipendenti. L’unica concessione che abbiamo avuto è stata la Cassa integrazione per i dipendenti a tempo indeterminato”. E gli altri? Quella pletora di lavoratori che campa con stipendi mensili? “Abbandonati a sé stessi. Avevamo i voucher per il lavoro occasionale a chiamata ma Luigi Di Maio li ha tolti”. 
Ecco perché gli imprenditori dell’intrattenimento sono sul piede di guerra. L’appuntamento è a Roma l’11 maggio per una protesta formale in piazza. “Siamo le uniche aziende in Italia a pagare il 16% di Isi, l’imposta sull’intrattenimento! Una doppia tassazione ritenuta iniqua da una direttiva europea mai recepita dall’Italia. Paghiamo il 22% di Iva contrariamente a cinema e teatri che sono al 10. Paghiamo la Siae. Fate il calcolo di quanto resta di margine a un’impresa del genere. In più abbiamo tutti gli oneri relativi alla sicurezza, al controllo dei minori, della somministrazione di bevande alcoliche. E facciamo i conti con problemi sociali come alcol e droga, scaricati sul nostro comparto che funge da capro espiatorio”. Le richieste del Silb sono tante. 
“Sospensione delle utenze, pace fiscale per i mesi di chiusura. Siamo chiusi da fine febbraio e non sappiamo quando riapriremo e come riapriremo. Chiediamo inoltre il ripristino dei voucher, l’abolizione dell’Isi, l’Iva al 10% e l’estinzione del credito d’imposta per immobili accatastati come categoria D3 e D8 non solo C1. E niente sfratti per morosità”. 
Ma come si figura Pasca la riapertura delle discoteche? “Concepire in discoteca o a un evento musicale le mascherine e il distanziamento sociale è pura follia. Pensiamo davvero che i giovani smettano di vivere? Invece delle utopie, proponiamo qualcosa di sensato, ovvero il patentino sanitario che attesti il risultato del test sierologico, il tracciamento con app, le prenotazioni online in modo da avere nomi e cognomi dei presenti in sala e la misurazione della temperatura all’ingresso. Naturalmente il personale dei locali farà i test sierologici e indosserà mascherine, con tutte le precauzioni nella somministrazione di bevande efood”. 
Le principali associazioni dell’intrattenimento, ovvero Italia Live e events&live industry chiedono inoltre l’estensione degli ammortizzatori sociali previsti per l’emergenza al 31/12/2020, l’estensione ai lavoratori stagionali e intermittenti degli ammortizzatori sulla base delle ore lavorate nel 2019, un bonus di mille euro al mese per i lavoratori autonomi, parasubordinati e occasionali in partita Iva fino al 31/12/2020, Credito d’imposta pari al 30% per i costi delle risorse umane e pari al 60% per gli affitti commerciali del periodo marzo dicembre 2020 nonché il credito d’imposta pari al 50% per i costi sostenuti a prevenzione del Covid-19 negli eventi organizzati fra ottobre-dicembre 2020 e nel 2021. 
Per quanto concerne la gestione delle aziende il settore chiede la detassazione degli utili imponibili nell’anno 2019 e la sospensione dell’acconto Ires e Irap dovuto per il 2020. E sul fronte finanziamenti l’industria degli eventi chiede accesso automatico e senza alcuna istruttoria fino a un importo di un milione di euro a tasso 0%, a 15 anni, garantiti da Sace Spa o dal fondo Centrale di garanzia Pmi con preammortamento di 4 mesi.

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