Share |

Investitori in stato di allerta: quanto pesa il rallentamento degli stimoli Bce sul mercato?

Parecchio. Allora è consigliabile sfruttare il rialzo dei tassi di interesse che si sta traducendo in un calo consistente dei rendimenti dei bond europei. Ad esempio puntando sugli Etf. Tuttavia per farlo è necessario conoscerne i meccanismi. Inoltre si può strizzare l’occhio, ma con la dovuta cautela, a titoli che sino a ieri scottavano, come quelli portoghesi, ciprioti e anche greci


28/07/2017

di Mauro Castelli


Insomma, comunque si muova la leva finanziaria, per i risparmiatori non c’è pace. Basta guardare a quello che sta succedendo, da alcune settimane a questa parte, ai bond europei, soggetti a un costante ribasso in vista di un possibile rialzo dei tassi di interesse. Una inversione di tendenza che, partendo dagli Stati Uniti, finirà prima o poi per coinvolgere anche l’Unione europea. Non a caso il governatore della Bce, Mario Draghi, ha già anticipato (e anche messo parzialmente in atto, sia pure attraverso una operazione all’acqua di rose, ma sempre rassicurando) la riduzione del quantitative easing. Vale a dire quella specie di creazione di moneta a debito, a interessi pari allo zero, per ridare slancio all’economia.
Una prospettiva che è già stata pagata in maniera consistente, tanto per fare un esempio, dal nostro Btp decennale, una delle tante vittime illustri. Chi l’avesse acquistato un anno fa e ora lo volesse rivendere incasserebbe una cifra limata in maniera evidente. Ovviamente, va tenuto presente che chi porta a scadenza il titolo non ci rimetterà nulla. Ma nel frattempo il rendimento, nel caso di un rialzo dei tassi, potrebbe risultare ulteriormente levigato.
Di fatto una politica monetaria espansionistica, vale la pena di ricordarlo, ha lo scopo di stimolare la crescita e l’occupazione, coinvolgendo le banche centrali nell’acquisto di titoli governativi con scadenza a breve termine, abbassando in questo modo gli interessi medi presenti sul mercato. Tuttavia, quando questi interessi a breve termine sono prossimi al valore zero, l’efficacia dell’operazione finisce per perdere smalto. In simili circostanze le autorità monetarie possono quindi continuare a ricorrere al QE per stimolare ulteriormente la crescita, portando però gli interessi di lungo termine al di fuori della curva dei rendimenti.
Insomma, da non tecnici si tratta di una spiegazione del contesto tutt’altro che semplice. Quel che risulta invece chiaro, per il risparmiatore, è la necessità di cercare di modificare il suo portafogli risparmioso (sempre che ci sia del risparmio, visti i tempi che corrono, nelle sue tasche).
Ma per farlo bisogna guardarsi intorno con attenzione, fermo restando che il calo dei titoli di Stato europei è stato sì consistente, ma non certo drammatico. E le prospettive non sono ancora del tutto negative. Inoltre, i tempi di abbandono del quantitative easing da parte della Bce non sono alle porte. In quanto Draghi, persona saggia e prudente, non ha certo intenzione di mettere alle corde, nel prossimo autunno, l’Italia, alle prese sia con una inflazione che ha invertito il passo (dopo le fiammate dei mesi di inizio anno è stata infatti depotenziata dal calo dei prezzi del petrolio e dai bassi consumi), sia con la messa a punto di una non facile Legge di stabilità, sia infine con la possibilità - se le cose si dovessero mettere male - di dover tornare anticipatamente alle urne.
In ogni caso, guardando al presente, i nostri Btp hanno percepito la sensazione del rischio, ma non in maniera drammatica. E le stesse prospettive, a detta degli analisti, non appaiono eccessivamente sfavorevoli in termini relativi, vale a dire rispetto agli altri bond sovrani europei.
E allora? Il consiglio è quello di guardarsi intorno con cautela e senza fretta. Ad esempio, stando agli esperti del Sole 24 Ore, puntare sul ribasso dei Bund e dei Btp può rappresentare una strategia interessante, ma gli strumenti sono abbastanza complessi e vanno conosciuti attentamente. Vale a dire il fai da te non fa per tutti. Come nel caso degli Etf (acronimo di Exchange-Traded Fund, un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento a gestione passiva, negoziato in Borsa come un comune titolo azionario).
Intanto i rendimenti, con relativi rischi al seguito, legati ad alcuni titoli periferici potrebbero invogliare i risparmiatori: come quelli portoghesi, i meno esposti per via di una inaspettata crescita del Paese, che sembra essersi lasciato alle spalle il lungo periodo di crisi. Lo stesso non si può invece dire per quelli greci, per via di un debito esagerato, anche se la situazione va migliorando grazie agli aiuti dell’Unione. E per quanto riguarda Cipro? La sua posizione debitoria non è gravosa come quella di Atene e, stante la situazione, potrebbe regalare sufficienti garanzie agli investitori nel medio termine. Ma, lo ripetiamo, l’importante è muoversi con particolare prudenza.

(riproduzione riservata)