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Irvin D.Yalom: la corsa al successo di un ragazzo povero e per di più ebreo in un ghetto di neri, sino ai vertici della psichiatria e della narrativa

Raccontato alla stregua di un romanzo, il memoir di questo geniale personaggio offre spunti di riflessione. Lasciando intendere che volere è potere


27/08/2018

di Valentina Zirpoli


Capita di rado, ma capita, che uno psichiatra, magari bravissimo nell’intortare allievi e pazienti, sappia anche raccontare. In quanto fra la parola scritta e quella orale spesso c’è un abisso. Ma Irvin D. Yalom la genialità se la porta al seguito: da un lato dandosi ancora da fare privatamente nel suo studio, dopo essersi proposto docente nella prestigiosa università di Stanford - nella quale era entrato nel 1963 - ed aver raggiunto traguardi importanti nell’insegnamento della psicoterapia di gruppo e dello sviluppo del suo modello di psicoterapia esistenziale; e, dall’altro, dando voce a bestseller che hanno conquistato mezzo mondo. 
Lui che alla bella età di 87 anni (è infatti nato a Washington il 13 giugno 1931) dimostra ancora una lucidità fuori dal comune, pensando - per dirla alla Rebecca Newberger Goldstein - come un filosofo e dando voce alla parole alla stregua di un raffinato romanziere. Di fatto una storia, come racconta lui stesso in Diventare se stessi (Neri Pozza, pagg. 390, euro 18,00, traduzione di Serena Prina), che cattura, intriga e - a dispetto del titolo, onestamente poco allettante per il lettore comune, ma certamente profondo nel contesto narrato - risulta di una robusta piacevolezza. 
Lui che, per non farsi mancare nulla, ha dato voce a diversi romanzi e numerose pubblicazioni divulgative, oltre a sperimentare variegate tecniche di scrittura. Lui che aveva debuttato sugli scaffali con Everyday Gets a Little Closer, scritto a quattro mani con Ginny Elkin, con il quale aveva condiviso una serie di riflessioni viste da un doppio punto di vista: quello dello psichiatra e quello del paziente. Per la cronaca Ginny Elkin è lo pseudonimo di un giovane scrittore diagnosticato schizoide dalla psichiatria classica che, dopo diverse terapie, era entrato in trattamento privato con Yalom. E in tale libro era stata riportata la loro relazione terapeutica. 
In seguito Yalom avrebbe raggiunto l’apice del successo con lavori che hanno segnato la narrativa di settore, come La cura Schopenhauer del 2005, Le lacrime di Nietzsche del 2006, Il problema Spinoza del 2012, Il dono della terapia del 2014, Sul lettino di Freud e Creature di un giorno del 2015, Il senso della vita del 2016 e Fissando il sole del 2017, tutti lavori pubblicati in Italia da Neri Pozza. 
Che altro? Le opere di Yalom - che ha dedicato la sua intera esistenza a indagare la vita degli altri - sono state utilizzate, per la sua innovativa visione nel rapporto con il paziente, come libri di testo e di lettura collettiva per studenti di psicologia. E, naturalmente, sono state gratificate da significativi riconoscimenti. 
Ma veniamo ai contenuti di Diventare se stessi. Una specie di intimo memoriale dove, per la prima volta, il grande psicoterapeuta si mette a sedere dalla parte del paziente, rivolgendo l’attenzione verso se stesso. La sua storia - come da sinossi - inizia con un incubo, reminiscenza del passato: ha dodici anni e sta pedalando in bici davanti alla casa di una ragazza sfregiata dall’acne. Come ogni mattina, le rivolge un saluto che nelle intenzioni dovrebbe apparire scherzoso: “Ciao, morbillo!”. Sarà il padre della ragazza a far notare al giovane Irvin la sua mancanza di rispetto, il modo in cui le parole possono ferire. Per Yalom, questa sarebbe stata la nascita dell’empatia: non dimenticherà mai, infatti, questa lezione. 
Di fatto, senza interruzione, l’autore rimugina sulla rabbia che lo ha accompagnato negli anni della giovinezza, sulla sua identità ebraica, sul rapporto sempre conflittuale con la religione nonché sull’evoluzione del suo rapporto con la moglie Marilyn. E ripercorrerà il periodo trascorso nell’esercito nonché l’inizio della pratica psichiatrica. 
Nei capitoli più commoventi, Yalom racconta infine come il lavoro lo abbia cambiato. E come il rapporto quotidiano con i pazienti, con le loro problematiche, con le storie più intime, abbia modificato la sua vita. È in questo rapporto che si trova infatti la linfa profonda di questo fecondo libro di memorie: “I ricordi dei miei pazienti riportano a galla i miei - tiene a precisare -. E il mio lavoro sul loro futuro chiama e disturba il mio passato. Così mi ritrovo a riconsiderare la mia intera esistenza”. 
E, in tale ambito, eccolo ripercorrere le sofferte tappe della sua esistenza: dall’arrivo a Ellis Island dei suoi genitori, ebrei emigrati dalla Russia in America senza un soldo, senza un’istruzione, senza sapere una parola d’inglese, all’infanzia trascorsa a scansare gli ubriachi che dormivano nell’atrio di casa, tra scarafaggi e ratti; dalla prima adolescenza vissuta in solitudine, sempre fuori posto, unico bambino bianco in un quartiere abitato da neri, unico ebreo in un mondo di cristiani (Ebreuccio lo chiamava il suo barbiere dalla faccia paonazza), all’incontro a soli quindici anni con Marilyn, destinata a diventare moglie, mentore e poi inseparabile compagna di vita che troverà spassoso il suo essere esperto nella terapia di gruppo. 
E ancora: dalla memorabile conversazione avuta a vent’anni con suo padre - segnata dalla domanda: Dopo la Shoah, com’è possibile che chiunque creda in Dio? - alla decisione di diventare medico; dai giorni del college alla prima paziente psichiatrica; dalla trasferta londinese al soggiorno viennese; dal passaggio in India alla sua vita (“Da bambino ero sempre il più giovane: della classe, della squadra di baseball, della squadra di tennis, del dormitorio al campeggio) sino a diventare un “principiante dell’invecchiamento”. 
Di fatto Yalom non tralascia alcun aspetto del lungo cammino che lo ha condotto a diventare uno dei più affermati psichiatri e autori del nostro tempo, mostrando come il compito ineludibile di “diventare se stessi” sia ciò che caratterizza la nostra esistenza.

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